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Poste Italiane, a Sesto Fiorentino lavoratore muore per Covid: TPI aveva denunciato l’assenza di controlli

Di Giuliana Sias
Pubblicato il 1 Dic. 2020 alle 13:32
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A fine ottobre TPI aveva lanciato un allarme sul centro di Smistamento di Poste Italiane a Sesto Fiorentino, raccogliendo le testimonianze dei lavoratori che lamentavano una gestione poco attenta dell’emergenza Coronavirus con capisquadra costretti a recarsi sul posto di lavoro anche con la febbre, scarsi protocolli di igienizzazione, nessun sistema interno di screening dei contagi e nessun tampone predisposto dall’azienda, nonostante fossero già 9 i dipendenti positivi.

Ebbene, a distanza di un mese il bilancio è ancora più drammatico: i positivi al Covid-19 sono diventati 26, più che raddoppiati, e ieri uno degli operai del centro di meccanizzazione più grande della Toscana, colpito dal virus purtroppo è morto. La Slc Cgil parla di “boom di casi nel mese di ottobre (13 in una sola settimana)” e ribadisce ancora una volta che le misure anti Covid attualmente in campo “sono insufficienti”. Il sindacato chiede a Poste che vengano rispettate in maniera stringente “le disposizioni anti Covid dei Dpcm, oltre ad adeguarsi alle raccomandazioni dell’Asl seguite a un sopralluogo avvenuto qualche settimana fa”.

“I lavoratori sono preoccupati – si legge nella nota – non si sentono al sicuro, temono di contrarre il virus e di portarlo nelle proprie famiglie, ad anziani e bambini. Poste deve alzare la guardia”. Come già riportato poche settimane fa da TPI, il focolaio è scoppiato, in particolare, all’interno dell’area nella quale si lavora alla suddivisione dei pacchi Amazon, “per la quale – denunciano i sindacati – serve molto lavoro manuale: viste le carenze di personale, vengono fatti arrivare anche lavoratori di altri reparti, e si creano assembramenti e promiscuità”.

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Ma gli assembramenti sono anche figli del recente accorpamento tra reparti diversi per le cosiddette lavorazioni manuali voluminose. Infine il nuovo spazio per la rilevazione delle entrate e delle uscite dal posto di lavoro, “è angusto e si accalcano giocoforza anche 50 lavoratori alla volta”. Nonostante l’azienda, contattata a fine ottobre, avesse assicurato al nostro giornale che la situazione fosse costantemente monitorata e assolutamente sotto controllo (“i casi accertati presso il CS di Firenze rientrano nella media nazionale e a seguito delle comunicazione di positività, come previsto dal protocollo, è stata garantita la massima collaborazione agli organi di vigilanza per la ricostruzione dei contatti), con tutta evidenza il focolaio di Sesto Fiorentino non solo non è stato domato ma le condizioni di lavoro dei dipendenti sono molto peggiorate.

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La misurazione della febbre continua a non essere obbligatoria ma viene effettuata su base volontaria, le mascherine a disposizione non sono Fpp2 ma chirurgiche, le sanificazioni sono parziali, spesso avvengono in presenza dei lavoratori, e comunque vengono effettuate sempre ex post quando, ovvero, denuncia la Cigl “solo quando spunta un caso di positività”. “Non si deve fare movimentazione di lavoratori nel bel mezzo di una pandemia – conclude la nota della sigla sindacale – servono piuttosto screening periodici tra i dipendenti. Senza risposte da Poste, sarà mobilitazione: useremo ogni strada per tutelare la salute dei lavoratori, fino alle diffide legali”. Per il momento intanto, è stato chiesto un incontro urgente al prefetto.

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