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    Pfizer in soccorso dell’Europa, sui vaccini l’Ue segue l’America e cede su AstraZeneca e J&J

    L'Unione europea non ha annullato gli ordini di decine di milioni di dosi di vaccini prodotti da AstraZeneca e Johnson & Johnson, né l’Ema ha cambiato idea sull'efficacia di questi sieri. Eppure ultimamente la Commissione annuncia nuovi accordi solo con aziende che producono vaccini anti-Covid basati su mRNA, come Pfizer e Moderna

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 15 Apr. 2021 alle 09:28

    L’Europa prende esempio dall’America e punta sempre di più sui vaccini a Rna messaggero (mRNA) contro la Covid-19, in particolare su Pfizer-BioNTech. Dopo una prima scommessa e mesi di confusione su AstraZeneca e nuovi dubbi su Johnson & Johnson, l’Unione europea ha infatti raggiunto un accordo per accelerare le consegne del siero sviluppato dalla casa farmaceutica statunitense e dall’azienda biotecnologica tedesca.

    “È importante agire rapidamente”, ha spiegato ieri la presidente della Commissione europeaUrsula von der Leyen, annunciando un “accordo con BioNTech–Pfizer per accelerare ancora una volta la consegna dei vaccini”. “Come possiamo vedere con l’annuncio di Johnson & Johnson, sono ancora molti i fattori che possono interrompere il programma di consegna dei vaccini”, ha rimarcato l’ex ministra tedesca della Difesa. “A partire da aprile, altre 50 milioni di dosi di vaccini BioNTech-Pfizer verranno consegnate nel secondo trimestre di quest’anno”.

    Questi vaccini dovevano essere consegnati in Europa “nel quarto trimestre del 2021 ma ora saranno disponibili nel secondo trimestre”. Questo porterà a 250 milioni le dosi totali consegnate da Pfizer all’Ue tra aprile e giugno. Secondo Von der Leyen, l’anticipo delle consegne dovrebbe probabilmente consentire all’Unione di raggiungere l’obiettivo di vaccinare il 70 per cento degli adulti residenti nella comunità europea entro la fine dell’estate.

    Oltre 100 milioni di persone in tutta l’Ue hanno ricevuto almeno una dose di vaccino contro la Covid-19 e circa 27 milioni sono già completamente vaccinate. L’arrivo delle nuove dosi di Pfizer, insieme alle 35 milioni di Moderna attese nei prossimi tre mesi dovrebbero essere sufficienti per raggiungere l’ambito traguardo di vaccinare 255 milioni di europei entro il mese di settembre.

    Questo obiettivo era stato messo in dubbio nelle scorse settimane a causa dei ritardi subiti nella consegna dei vaccini da parte della casa farmaceutica anglo-svedese AstraZeneca, che non ha rispettato l’obiettivo fissato per il primo trimestre, e per le battute d’arresto dovute alla sospensione delle somministrazioni in relazione ai potenziali effetti collaterali legati a una serie di casi di trombosi.

    Inoltre, la campagna vaccinale comunitaria ha ricevuto un ulteriore stop nel corso della settimana, quando Johnson & Johnson ha annunciato la provvisoria sospensione delle spedizioni delle dosi destinate all’Europa a seguito dell’interruzione in via precauzionale delle somministrazioni negli Stati Uniti. Battute d’arresto a cui si è aggiunta la decisione di un importante Paese membro come la Danimarca che ha scelto di interrompere definitivamente le somministrazioni del vaccino di AstraZeneca, a causa del rischio di trombosi, e di sospendere l’uso del siero di Johnson & Johnson.

    Attualmente, il vaccino della casa farmaceutica anglo-svedese, l’unico dei quattro autorizzati dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) a esser prodotto prevalentemente in Europa, resta al centro della Strategia sui vaccini dell’Unione, che ne ha ordinato fino a 400 milioni di dosi, a fronte delle 380 milioni già acquistate da Moderna, delle 304 milioni (con la possibilità di acquisirne altre 300 milioni) da BioNTech-Pfizer e delle 200 milioni (con opzione per altrettante) da Johnson & Johnson.

    Finora, l’Ue non ha annullato gli ordini di decine di milioni di dosi di vaccini prodotti da AstraZeneca e Johnson & Johnson, né l’Ema ha cambiato idea sull’efficacia del vaccino Janssen né del siero sviluppato dalla casa farmaceutica anglo-svedese e dall’Università di Oxford, limitandosi solo a rivedere le raccomandazioni. Eppure, ultimamente la Commissione annuncia nuovi accordi solo con aziende che producono vaccini anti-Covid basati su mRNA, come Pfizer e Moderna.

    Se i vaccini di Johnson & Johnson e AstraZeneca sono basati su un vettore virale inattivato che stimola la risposta del sistema immunitario, i sieri a mRNA usano invece un metodo innovativo che sfrutta molecole di Rna messaggero fornendo direttamente alle cellule le istruzioni necessarie per la sintesi degli anticorpi.

    “Ora dobbiamo concentrarci sulle tecnologie che hanno dimostrato il proprio valore: i vaccini a mRNA ne rappresentano un esempio chiaro e calzante”, ha sottolineato la presidente Von der Leyen annunciando nuovi negoziati con Pfizer per 1,8 miliardi di dosi attese tra il 2022 e il 2023, pur a costo di pagarle più che in passato.

    Il cambio di passo europeo intende così arginare le critiche mosse negli scorsi mesi nei confronti della Commissione, fondate in particolare sui ritardi nell’approvvigionamento delle dosi e sull’incapacità di produrre vaccini all’interno dell’Unione. 

    In netto contrasto con le critiche ricevute in merito alla negoziazione dei contratti, Von der Leyen ha voluto ringraziare la casa farmaceutica statunitense, definendola “un partner affidabile”. “Ha mantenuto i suoi impegni ed è sensibile alle nostre esigenze”, ha detto l’ex ministra tedesca. Inoltre, la presidente della Commissione ha annunciato che le nuove dosi di Pfizer saranno prodotte all’interno dell’Unione europea, nel tentativo di mettere fine alle polemiche sulla dipendenza del continente dalle importazioni dall’America.

    Tutto questo non sembra ancora sufficiente a placare le polemiche su un piano vaccinale comunitario che resta in ritardo rispetto a quello statunitense e britannico. Ad oggi, gli Stati Uniti hanno somministrato quasi 58 dosi ogni 100 persone, più di qualsiasi Stato membro dell’Unione europea. Meglio di Washington in Europa ha fatto solo il Regno Unito, con 60 somministrazioni ogni 100 residenti, che a dicembre fu il primo Paese occidentale ad autorizzare la somministrazione di emergenza di un vaccino contro il Coronavirus, proprio quello prodotto da Pfizer/BioNTech.

    Leggi anche: Vaccini: ora Pfizer alza da 12 a 19,5 euro il costo per ogni dose / Johnson & Johnson, lo stop può essere pesante per l’Italia: il rischio è la carenza di dosi / Vaccini: l’Europa disarmata deve contare sullo zio d’America, come dopo il 1945

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