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Pamela Mastropietro storia | La morte della 18enne romana | Ricostruzione

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 29 Mag. 2019 alle 08:37 Aggiornato il 29 Mag. 2019 alle 20:11
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Immagine di copertina

Pamela Mastropietro storia | La morte della 18enne romana | Ricostruzione

Pamela Mastropietro storia – Questa è la storia della morte della 18enne romana Pamela Mastropietro e del processo che ne è scaturito. Pamela Mastropietro è morta, forse uccisa, il 30 gennaio 2018 a Macerata. Il giorno prima la ragazza era scappata dalla comunità di recupero per tossicodipendenti di cui era ospite da circa tre mesi. Per l’omicidio della giovane è stato arrestato il nigeriano Innocent Oseghale, che però si professa non colpevole.

Pamela Mastropietro | Chi era

Pamela Mastropietro era nata e cresciuta a Roma, nel quartiere San Giovanni. Studiava per diventare estetista.

Secondo quanto da lei stessa raccontato agli psicologi della comunità, aveva avuto i primi contatti con la droga all’età di 14 anni e poco dopo era entrata nel tunnel della tossicodipendenza.

Il 17 ottobre 2017 la ragazza arrivò come paziente nella comunità di recupero Pars, a Corridonia, in provincia di Macerata. Il periodo trascorso nel centro di recupero fu travagliato. Il 29 gennaio Pamela scappò senza cellulare e documenti.

Pamela Mastropietro storia | La morte

Pamela Mastropietro storia – Stando alle successive ricostruzioni, dopo la fuga dalla comunità, un uomo la accompagnò in auto, in cambio di un rapporto sessuale, alla stazione di Piediripa, in provincia di Macerata. Lì la ragazza avrebbe voluto prendere un treno per tornare a Roma, ma era troppo tardi e il treno era già partito.

Pamela accettò così l’offerta di un tassista che si trovava lì e che le propose di ospitarla a casa sua. La 18enne passò la notte a casa dell’uomo, con cui avrebbe avuto un rapporto sessuale.

Il giorno successivo Pamela tornò alla stazione, ma anche questa volta perse il treno. Così andò ai giardini Diaz di Macerata, nota piazza di spaccio della città marchigiana, dove incontrò lo spacciatore Innocent Oseghale, il quale la convinse a seguirlo a casa sua.

Nella notte tra il 30 e il 31 gennaio in due trolley abbandonati in un fossato a Pollenza, in provincia di Macerata, viene ritrovato il corpo di Pamela fatto a pezzi.  L’autopsia svolta successivamente sul cadavere stabilì che il corpo era stato lavato con la varechina, per cancellare ogni traccia.

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Pamela Mastropietro morte | L’arresto di Oseghale

Pamela Mastropietro storia – Il primo febbraio i carabinieri arrestarono Oseghale con l’accusa di omicidio di Pamela Mastropietro.

Le forze dell’ordine erano risalite a lui riconoscendolo dalle telecamere di videosorveglianza di una farmacia a Macerata che lo inquadravano mentre seguiva la ragazza. A casa dell’uomo, 29enne nigeriano, furono trovati i vestiti di Pamela con tracce di sangue.

Gli inquirenti ritengono che l’uomo abusò sessualmente della ragazza mentre lei era stordita dall’effetto della droga, prima di ucciderla con due colpi di arma da punta e da taglio e poi farla a pezzi.

Dopo l’arresto, Oseghale fornì molte versioni diverse agli inquirenti. Nei mesi successivi confessò di aver tagliato a pezzi il corpo della ragazza, ma negò di averla violentata e uccisa. Lo spacciatore sostiene che la morte di Pamela Mastropietro sia stata causata, invece, da una overdose di eroina.

Nella vicenda sono state coinvolte anche altre due persone, due pusher amici di Oseghale: Desmond Lucky e Lucky Awelima. I due sono stati accusati di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere, ma le accuse nei loro confronti sono successivamente cadute.

In seguito all’arresto di Oseghale, il 3 febbraio 2019 a Macerata un italiano di 29 anni, Luca Traini, sparò contro sei persone nere, ferendole, dicendo di voler vendicare la morte di Pamela Mastropietro.

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Pamela Mastropietro storia | Il processo

Pamela Mastropietro storia – Le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro si sono concluse nel giugno 2018. Per Oseghale è stato chiesto il rinvio a giudizio per i reati di omicidio volontario, violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere.

Il giudice per l’udienza preliminare di Macerata ha respinto la richiesta di rito abbreviato presentata dagli avvocati dell’uomo. Il processo davanti alla Corte d’Assise nei confronti di Oseghale è iniziato il 13 febbraio 2019.

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Nei mesi precedenti l’uomo ha scritto una lettera di scuse ai genitori di Pamela in cui tuttavia ribadisce la sua versione dei fatti, e cioè che la ragazza era già morta per overdose quando lui ha fatto a pezzi il cadavere. La lettera è stata giudicata “una presa in giro” dai genitori della vittima.

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L’8 maggio 2019 la Procura di Macerata ha chiesto l’ergastolo per Oseghale per omicidio volontario, violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere. Gli avvocati dell’imputato invocano invece l’assoluzione per i reati di omicidio e violenza sessuale e il minimo della pena per il reato ammesso, cioè quello di vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.

La sentenza della Corte d’Assise è arrivata mercoledì 29 maggio: Oseghale è stato condannato al massimo della pena, l’ergastolo.

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