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Omicidio Sharon Verzeni, il compagno interrogato per 5 ore: “Ho ripetuto quello che avevo già detto”

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Foto tratta dal profilo Facebook di Sergio Ruocco

È ancora un rebus l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne morta accoltellata per strada a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, nella notte tra il 29 e il 30 luglio.

Nel pomeriggio di ieri, martedì 13 agosto, il compagno della vittima, Sergio Ruocco, 37 anni, idraulico, è stato interrogato per oltre cinque ore nel Comando provinciale dei Carabinieri come persona informata dei fatti.

L’uomo si è presentato in caserma senza avvocato (non c’è ancora nessun iscritto sul registro degli indagati). Ad accompagnarlo era solo il padre Mario. All’incontro con i militari dell’Arma non era presente nemmeno il sostituto procuratore Emanuele Marchisio, che coordina le indagini.

“Purtroppo non credo di essere stato di grande aiuto”, ha detto Ruocco ai giornalisti uscendo dall’edificio. “Mi hanno chiesto le solite cose, come andava tra noi, come era la vita di Sharon, anche dei suoi rapporti al lavoro. Non ho potuto fare altro che ripetere quello che avevo già detto”. Amicizie? “Non ne avevamo molte”.

Il 37enne era già stato sentito dagli inquirenti nelle ore immediatamente successive all’omicidio. Inizialmente i sospetti si erano concentrati proprio su di lui – com’è normale in casi del genere – ma il suo alibi è risultato solido.

Il compagno della vittima aveva detto di essere rimasto a casa quella sera e, in effetti, nei filmati girati da due telecamere di videosorveglianza dei vicini di casa della coppia si vede solo Verzeni uscire dall’abitazione verso mezzanotte e poi nessun altro.

Su consiglio della dietologa, la donna da qualche tempo aveva l’abitudine di fare camminate notturne. Capitava che Ruocco la accompagnasse, ma quella sera – come era già capitato altre volte – l’uomo aveva preferito rimanere a casa perché stanco e perché faceva molto caldo.

L’autopsia ha fatto emergere che la 33enne è stata uccisa con tre coltellate alla schiena, che le hanno perforato i polmoni. Un’altra, più superficiale, le è stata inferta al petto.

Gli investigatori stanno sentendo tutti i residenti della zona di via Castegnate – dove Verzeni è stata accoltellata a morte  – alla ricerca di elementi utili a un’indagine che finora sembra non aver trovato una pista precisa da seguire.

I Carabinieri stanno analizzando oltre cento ore di filmati girati dalle telecamere di Terno d’Isola e dei paesi circostanti, ma per il momento non sarebbe emerso nulla di significativo.

I colleghi del Ris di Parma stanno invece portando avanti gli accertamenti scientifici sugli abiti della vittima, oltreché su campioni prelevati durante l’autopsia e su alcuni coltelli trovati nella zona nei giorni successivi al delitto, in cerca del Dna dell’assassino.

A quindici giorni dall’omicidio, non è ancora stato sciolto nemmeno il nodo del movente. Resta da capire se Verzeni – che lavorava come barista in una pasticceria nel vicino paese di Brembate – sia stata uccisa da qualcuno che conosceva o da un malintenzionato che ha aggredito semplicemente una donna sola che passava di lì in quel momento.

Nessuna pista è esclusa, anche se l’ipotesi della rapina finita male sembra improbabile, dal momento che la 33enne era uscita senza portafogli e che non le è stato rubato nemmeno lo smartphone (con il quale, fra l’altro, lei stessa, ancora in vita, ha allertato i soccorsi).

La casa dove la donna viveva con il compagno è stata posta sotto sequestro e Ruocco si è temporaneamente trasferito nell’abitazione dei suoceri (il padre di Verzeni lo ha definito “un ragazzo splendido”). Anche i cellulari della coppia sono stati sequestrati. Gli inquirenti continuano a lavorare per risolvere un caso che sembra sempre più avvolto dal mistero.

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