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Omicidio Sacchi, Munoz ha trattenuto Luca fuori dal pub? Scatta l’ipotesi del favoreggiamento

La versione dell'amico di origini cilene di Luca Sacchi, Domenico Munoz, non combacia con quella dell'intermediario di Valerio Del Grosso

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 6 Dic. 2019 alle 10:35 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:19
Immagine di copertina

Omicidio Sacchi, Munoz ha trattenuto Luca fuori dal pub? Scatta l’ipotesi favoreggiamento

Potrebbe essere indagato per favoreggiamento per quanto riguarda l’omicidio di Luca Sacchi Domenico Costanzo Munoz, l’amico del personal trainer ucciso il 23 ottobre a Roma di fronte al pub John Cabot del quartiere Appio Latino.

Il giovane 26enn di origini cilene, ascoltato dagli inquirenti, solo qualche giorno fa aveva fatto mettere a verbale che la vittima – esattamente come la sua fidanzata Anastasiya Kylemnykutilizzava l’app per inviare messaggi criptati, Signal, ma non ha riferito nulla sulla trattativa per quanto riguardava la droga alla quale ha però assistito. A quanto afferma infatti Simone Piromalli, uno degli intermediari di Valerio Del Grosso ritenuti tra i più credibili, quella sera interessati all’acquisto dei 15 kg di droga erano “tre ragazzi e una ragazza”; tra questi anche Munoz, che però non ha raccontato nulla su quell’incontro ai carabinieri.

Data la discordanza tra la testimonianza di Piromalli e quella dell’amico cileno di Luca gli inquirenti starebbero dunque valutando l’ipotesi di indagare quest’ultimo per favoreggiamento. Munoz, per altro, risulterebbe anche essere amico di Giovanni Princi: lo scorso ottobre, quando l’amico di liceo di Luca veniva fermato per un controllo dai carabinieri e trovato in possesso di qualche grammo di marijuana, Domenico si trovava in macchina con lui.

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Munoz ha inoltre raccontato agli inquirenti che la tragica sera del 23 ottobre Luca Sacchi gli aveva inviato un messaggio su Signal intorno alle 22.20 chiedendogli di raggiungerlo al pub John Cabot e che, solo dieci minuti più tardi, si era incontrato con Luca e la fidanzata Anastasiya di fronte alla scuola elementare “Mommsen”. Dopo aver fatto qualche passo a piedi i tre si sarebbero poi seduti su di una panchina e lì sarebbero rimasti fino a prima delle 23. Nel frattempo, proprio intorno a quell’ora, avrebbe fatto un primo passaggio la Smart con dentro De Grosso e Pirino.

“Non abbiamo incontrato nessuno sul marciapiedi né qualcuno ci ha salutati da un veicolo in transito”, ha riferito il 26enne. I tre, con Munoz che aveva fame e con Luca che gli aveva detto di andare a mangiare qualcosa al John Cabot, si sono poi avviati verso il locale ma si sono fermati all’incrocio tra via Mommsen e via Bartoloni perché Munoz stava “finendo di fumare una sigaretta”, come da lui stesso messo a verbale. Ormai erano passate le 23.

“Quasi contestualmente sopraggiungeva un’autovettura – ha poi proseguito a spiegare Munoz – che si fermava in via Mommsen in doppia fila, qualche secondo dopo ho sentito alla mie spalle una voce che urlava dacce la borsa”. A seguire il colpo di pistola e la tragedia che ha portato il 24enne Sacchi a perdere la vita.

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