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Omicidio Alika, un testimone: “Impossibile dividerli, ho chiamato la polizia”. Un’altra: “Quel video per mia mamma”

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“Smettetela di dire che nessuno è intervenuto per salvare Alika, smettetela di accusarci di indifferenza, io c’ero mentre quell’energumeno uccideva Alika, ho provato a fermarlo, non ci sono riuscito, però ho chiamato la polizia e l’ho fatto arrestare”. Lo dice a Repubblica uno dei testimoni dell’omicidio di Alika, l’ambulante violentemente percosso e infine ucciso a mani nude a Civitanova Marche da Filippo Claudio Giuseppe Ferlazzo.

“Ero alla fermata dell’autobus, con le spalle al corso, non mi ero accorto di nulla, finché non ho sentito le urla disumane di Alika. Mi sono girato e ho visto Ferlazzo che lo massacrava a colpi di stampella”. “Era impossibile dividerli – prosegue – quel tipo era feroce. Gli gridavo: basta, lo ammazzi, mi sono avvicinato e con un calcio ho allontanato la stampella con cui stava colpendo Alika. Inutile, perché Ferlazzo lo stava finendo a mani nude. Per poi alzarsi e andare via”. “Subito dopo aver allontanato con un calcio la stampella. Quando ho visto Ferlazzo andare via, dopo aver ucciso il povero ambulante, ho chiamato la polizia e, temendo che non sarebbero arrivati in tempo per arrestarlo, appena ho visto avvicinarsi la macchina, mi sono buttato in mezzo alla strada per fermarli”.

“Ho indicato l’assassino agli agenti e l’hanno arrestato. Bravissimi. Sapete quanto è durato questo incubo? Diciassette minuti”, conclude. “Eravamo in quattro, così ho ricostruito anche dal video: una signora anziana, una ragazza, un uomo anch’egli d’età con il cane e io. Come avremmo potuto fermare quell’uomo? Per questo rifiuto le accuse di razzismo e di indifferenza”.

A fare invece è stata una ragazza moldava di 28 anni ripresa dalle telecamere di sicurezza con il telefono in mano, ascoltata dagli agenti della squadra mobile come persona informata sui fatti. “Volevo far vedere a mia mamma l’orrore che stava avvenendo davanti ai miei occhi. Ma non sono intervenuta, ho avuto paura”, ha raccontato. Prima però ha inviato le immagini a un’amica italiana e quel filmato è diventato virale, sollevando la rabbia di una comunità.

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