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Migranti, 31enne del Gambia, schizofrenico, ottiene la protezione internazionale: quando i diritti battono la propaganda

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Migranti, 31enne del Gambia, schizofrenico, ottiene l’asilo: i diritti battono la propaganda

È l’uomo perfetto per la retorica leghista: ha 31 anni, è nero, viene dal Gambia e si lascia andare ad atteggiamenti confusionali al bordo dei binari. La Prefettura di Milano e il Ministero dell’Interno (quando era guidato da Matteo Salvini e seguendo le linee di indirizzo dell’ex ministro) gli avevano negato l’asilo. Eppure tutto quel chiasso è una malattia con un nome e cognome, schizofrenia, che proprio nel suo Paese di origine avrebbe potuto essere la causa della sua morte in Gambia, dove le malattie mentali sono trattate come forme di stregoneria, esponendolo a un rischio che un Paese civile occidentale non dovrebbe mai permettersi di correre.

Per questo il Tribunale di Milano (nella Sezione specializzata in materia di immigrazione) ha riconosciuto al 31 proveniente dal Gambia la “più ampia protezione internazionale” proprio per il rischio di essere perseguitato in patria. Il Servizio ambulatorio di Etnopsichiatria dell’ospedale Niguarda ha svolto un lavoro prezioso nel diagnosticare il disturbo e nello stabilizzare le sue condizioni. Il resto l’hanno fatto i tre giudici che hanno evidenziato il rischio in caso di rimpatrio perché il Gambia “nonostante gli inviti ricevuti dall’Organizzazione mondiale della Sanità non ha ancora provveduto a modificare il ‘Suspect Lunatic Act’, una legge sulla salute mentale risalente al 1917 e dai contenuti fortemente discriminatori nei confronti dei malati mentali”.

> Alan Kurdi, 5 migranti evacuati: 4 sono minori. Uno di loro ha tentato il suicidio

Inoltre dice la sentenza che “le ricerche svolte dal giudice relatore hanno consentito di rilevare che frequentemente le persone con malattie mentali subiscono gravi violazioni dei diritti umani: possono essere incatenate, lapidate, picchiate e incarcerate senza motivo, subire abusi fisici e sessuali e essere privati di diritti civili e politici”·

È una storia minore che però racconta quanto possa essere letale la politica quando molto superficialmente decide di affrontare la questione dei diritti per inseguire la propaganda: ci sono, dietro ogni persona, fragilità e debolezze che hanno cicatrici molto più profonde di quelle che semplicemente vediamo in superficie. La valutazione degli atteggiamenti è qualcosa che richiederebbe, soprattutto alla politica, la consapevolezza della complessità.

Anche per questo il Decreto Sicurezza bis (e tutta la bile che ci cola intorno) andrebbe cancellato: l’immigrazione ha bisogno di meno proclami e di più responsabilità, da qualsiasi parte politica. Perché poi qui ci si lamenta per qualche offesa ricevuta sui social, per dire.

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