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Migranti, l’ong non si accordò con gli scafisti: chiesta l’archiviazione per il caso Iuventa

Immagine di copertina
Credit: AGF

Il più importante procedimento penale in corso in Italia contro le ong che operano salvataggi in mare di migranti rischia di concludersi con un proscioglimento per tutti gli indagati. La Procura di Trapani ha infatti chiesto l’archiviazione per i quattro membri dell’equipaggio della nave Iuventa accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: secondo i pm – che hanno chiesto anche il dissequestro dell’imbarcazione (ormai distrutta) – “il fatto non costituisce reato”. Il giudice per le indagini preliminari deciderà nei prossimi giorni.

La nave Iuventa fa capo all’ong tedesca Jugend Rettet. I membri dell’equipaggio sono accusati di essersi accordati con i trafficanti per il trasbordo di alcuni migrati irregolari partiti dalla Libia e di aver consentito agli stessi trafficanti il recupero delle proprie imbarcazioni utilizzate per partire dalle coste libiche.

I fatti contestati si riferiscono a tre diverse operazioni in mare avvenute tra il 2016 e il 2017. Nell’ambito del procedimento penale erano stati intercettati anche alcuni giornalisti non indagati, tra cui Nancy Porsia e Nello Scavo.

L’accusa, spiegano i legali della difesa, ha “ammesso la mancanza di credibilità dei principali testimoni e l’assenza di prove che dimostrino l’esistenza di un illecito da parte degli imputati”.

“Siamo soddisfatti – ha detto l’avvocata Francesca Cancellaro – ma i nostri argomenti non sono sovrapponibili a quelli della Procura e li esporremo”.

“Prove cruciali, come i dubbi sulla credibilità dei testimoni dell’accusa – spiega il team di legali – avrebbero dovuto essere affrontate durante la fase investigativa”. “Non è così – ha aggiunto Cancellaro in una nota – che funziona uno Stato di diritto. Le accuse dovrebbero essere formulate solo dopo un’indagine approfondita e la raccolta di tutte le prove disponibili”.

In un comunicato l’equipaggio della nave Iuventa commenta: “Che in otto anni siano stati spesi 3 milioni di euro di denaro pubblico per perseguire persone che salvavano vite umane è ancora una vergogna. La richiesta non è vincolante per il giudice, ma è un passo nella giusta direzione”.

LEGGI ANCHE: Come è nata (e a chi conviene) la guerra alle Ong

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