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“40 in meno”, i commenti spietati al bombardamento che ha ucciso i migranti del centro di detenzione in Libia

Immagine di copertina
Credit: Mahmud TURKIA / AFP

Circa 40 persone sono morte e 80 rimaste ferite in un bombardamento aereo che ha colpito un centro di detenzione per migranti, a Tajoura, in Libia, nella notte tra martedì 2 e mercoledì 3 luglio 2019.

Ne hanno dato notizia fonti di soccorso libiche subito dopo l’attacco, avvenuto nell’area di Tripoli. Secondo il portavoce del servizio medico di emergenza pubblica, il bilancio dei morti potrebbe aggravarsi durante la giornata.

Per il Governo di accordo nazionale guidato da Fayez al Serraj sarebbe stato l’esercito nazionale libico del comandante Khalifa Haftar ad aver compiuto il raid nell’area di Tripoli.

La strage di migranti in Libia: raid aereo contro un centro di detenzione, circa 40 morti

La strage nel centro, per l’ennesima volta e con la forza delle immagini, mostra la realtà di un paese profondamente martoriato dalla guerra, in cui i centri di detenzione, controllati di fatto da centinaia di milizie, sono spesso bersaglio di scontri.

Appena diffusa la notizia sui social, gli utenti hanno iniziato a commentare le pagine Facebook di siti e quotidiani.

In tanti erano dispiaciuti, e nemmeno troppo sorpresi: da esattamente tre mesi la Libia è attraversata dal conflitto tra le forze di Haftar e di al Serraj. E anche prima che questo esplodesse, il 4 aprile scorso, il Paese era in balia di centinaia di gruppi armati che usano la violenza per accaparrarsi il controllo delle risorse e del territorio.

Ora più che mai la Libia non è un porto sicuro: i centri per migranti di Tripoli sono un inferno

Ma in tanti hanno esultato per la morte dei 40 migranti nel centro di Tajoura. E riempiono i social di commenti spietati, indecenti e inaccettabili.

Qualche utente si limita a chiedere “Ma la Libia non era un porto sicuro?“. Altri invece esprimono addirittura sollievo perché con il bombardamento aereo ora ci sarebbero meno candidati a “invadere le nostre coste”.

“Evvai”, commenta un utente con un meme. E ancora “Mi state dicendo che ne sbarcheranno 40 in meno a Lampedusa?”.

Bene, così ne partono meno“, aggiunge un altro. Oppure “I problemi si risolvono alla radice!”.

I vari commenti sono inaccettabili. Non è possibile che tante persone riescano a esprimere, a cuor leggero, simili opinioni. Come se fosse normale reagire così alla morte di qualcuno, come se i morti non appartenessero alla nostra specie umana.

Come se quei 40 migranti o tutti gli altri che soffrono nelle carceri libiche, persone sconosciute, senza volto né nome, fossero a prescindere dei soggetti sbagliati.

Per cui il loro eventuale arrivo in Europa sarebbe davvero una catastrofe inaccettabile, che è bene evitare a ogni costo.

Meglio che scompaiano, così non vengono qui a invadere i nostri porti. E se quei 40 fossero il nostro vicino, un nostro amico, un nostro parente, o anche un semplice conoscente, gli spietati commentatori di Facebook userebbero le stesse parole?

Il raid in Libia che uccide 40 migranti | I commenti sui social

Lo screen shot di un thread a commento della notizia su Facebook

Strage Libia in centro migranti, Carlotta Sami (Unhcr) a TPI: “Evacuazione immediata, questione di vita o di morte”

Chi controlla davvero i centri di detenzione in Libia, dove i migranti vengono torturati e stuprati

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