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Massa, indagati i due titolari del camping. Il papà delle sorelline: “Malak morta tra le mie braccia dicendomi: devo lasciarti”

Di Antonio Scali
Pubblicato il 1 Set. 2020 alle 22:19 Aggiornato il 1 Set. 2020 alle 22:21
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Immagine di copertina

Massa, indagati i due titolari del camping

Da questa sera, martedì 1 settembre 2020, ci sono due avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Malak e Janna Lassiri, le due sorelline di 14 e 3 anni, uccise domenica scorsa da un pioppo caduto sulla tenda dove stavano dormendo con i loro familiari nel campeggio Verde mare di Marina di Massa. Ad essere iscritti nel registro degli indagati sarebbero i due soci dello stesso camping. Maggiori dettagli sull’accaduto arriverà con l’esito dell’autopsia.

Intanto oggi c’è stato un primo sopralluogo dell’agronomo incaricato dalla procura di verificare le cause del cedimento della pianta. Gli inquirenti vogliono verificare se il crollo sia stato provocato dal forte vento che ha interessato la zona o se l’albero fosse già malato. Hicham Lassiri,il padre delle due bambine, ha raccontato la sua versione dei fatti dalle colonne de Il Tirreno. “Ho visto le mie due figlie sdraiate sul lettino dell’obitorio una accanto all’altra: sembravano due angeli addormentati. Io lo so, andranno sicuramente in paradiso. Ma intanto spero che qui sulla terra sia fatta giustizia, perché quell’albero non doveva cadere addosso a loro. Era tutto marcio e doveva essere tagliato prima. Io non voglio accusare nessuno, ci sono le indagini per questo. Chiedo solo giustizia e verità”.

“Ci ha svegliato il rumore del vento. Un boato. Dopo pochi secondi è caduto l’albero. Jannat, la piccolina, non la vedevo. Mi sono avvicinato a Malak che aveva un taglio sulla fronte e mi diceva: “Papà non riesco a respirare, non ce la faccio”. Io le ho risposto: “Non mi lasciare, ti prego non mi lasciare” ma lei mi ha guardato e ha detto “Non posso. Vi voglio bene”. Queste sono state le sue ultime parole. Poi è svenuta e non si è più svegliata”.

Per ora l’uomo spiega di non sentirsela di “tornare al campeggio e vedere i giochi e i vestiti sparpagliati delle mie bambine. Ci sono tornato domenica pomeriggio per riprendere mio figlio che avevamo lasciato lì in compagnia mentre io e mia moglie eravamo all’ospedale. Siamo arrivati alle 4 e ho visto che stavano tagliando alcuni alberi. Allora mi chiedo: forse quegli alberi andavano tagliati prima? Forse anche l’albero che è caduto addosso alle mie figlie andava tagliato prima? Non c’è stata una tromba d’aria, solo un vento forte. Spero che si scopra la verità”. “Ora io mi domando: si può morire per un albero?”.

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