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Marmolada, Toni Valeruz: “Tragedia evitabile. La montagna è irriconoscibile rispetto a venti anni fa”

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Per l’alpinista Toni Valeruz la tragedia della Marmolada “poteva essere evitata con un’azione di monitoraggio serio”. Lo ha detto in un’intervista con l’Agi aggiungendo che “l’esperto deve giudicare da dentro la montagna e non da fuori. Persone competenti in loco avrebbero captato che quella fenditura piena d’acqua si spostava giorno dopo giorno”. Secondo Valeruz: “bastava sedersi accanto alla fenditura”, così non si sarebbe rischiato nulla.

Oggi “l’uomo della Marmolada” ha 71 anni. Conta oltre cento prime discese dalle vette delle Alpi e delle Ande. Nella sua carriera da scialpinista non ha mai dubitato di quello che stava facendo: “Se decidevo di intraprendere un’escursione la concludevo”. Valeruz ha raccontato all’Agi di aver scalato la Marmolada ben 900 volte “con tutte le condizioni e in tutte le stagioni”. La prima volta aveva sette anni. Quella montagna lo ha fatto crescere, l’ha forgiato. E proprio sulla “Regina delle Dolomiti”, lo slittamento di una porzione del ghiacciaio ha provocato una strage di escursionisti con un bilancio che conta sette vittime accertate, otto feriti e cinque dispersi. Si continua a cercare e a recuperare quello che si può.

“È falso parlare di crollo, quello che è accaduto è stato uno slittamento di una porzione di ghiaccio. Quella fenditura era gonfia d’acqua anche perché lo zero termico a mezzanotte da giorni era oltre i 4000 metri e l’acqua continuava a scorrere”, ha spiegato l’alpinista all’Agi. Per Valeruz la Marmolada non è pericolosa: “L’alpinista sa che corre dei rischi, sa che è responsabile delle proprie azioni e che potrebbe anche morire”. Ma è anche vero che oggi quella stessa montagna “è irriconoscibile rispetto a venti anni fa. Ci sono i notevoli cambiamenti climatici, questo è il gioco geologico della terra ed è inutile ad andare a cercare responsabilità anche perché il ragionamento geologico è diverso da quello umano”, ha spiegato lo scialpinista.

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