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Malika e il mistero delle due raccolte fondi: “La Mercedes? Sì, ho mentito, volevo togliermi uno sfizio”

Immagine di copertina

Premessa: la storia di Malika e della sua raccolta fondi è intricata. Partiamo dalle ultime vicende. C’è una foto che la sorella di Tommaso Zorzi, Gaia, ha pubblicato qualche giorno fa nelle sue storie e che ha generato più di una perplessità: si vede Malika, l’ormai nota ragazza ventiduenne cacciata dai genitori perché lesbica, alla guida di una Mercedes. Su quella che sembra una classe A nuova di zecca, per la precisione.

Nulla di strano, se non fosse che per Malika sono state aperte ben due raccolte fondi su Gofundme “per aiutarla a ricostruirsi una vita”: una, aperta dalla cugina Yasmine Atil, che ha raccolto 140mila euro, con decine di migliaia di donatori. L’altra, parallela, aperta da Carlo Tumino, che sul blog “Papà per scelta” racconta col compagno la sua esperienza di genitore. Questa seconda raccolta fondi ha ottenuto ad oggi 11.500 euro e la destinataria è sempre la cugina di Malika. Ci sono poi altre donazioni da parte di associazioni confluite in parte su Gofundme.

Insomma, in molti si sono chiesti se queste donazioni siano destinate ad aiutare Malika a risolvere impellenti problemi finanziari (“dovrà pagare avvocato e supporto psicologico”, erano le premesse) o se vengano utilizzate diversamente, tanto più che è rimasta in sospeso una questione: della parte che aveva promesso in varie interviste di devolvere in beneficenza ad associazioni che combattono discriminazioni o ad ospedali pediatrici non si è saputo più nulla.

La contatto, mi lascia un numero di cellulare, la chiamo e mi risponde Roberta, una sua agente/portavoce. Che mi spiega: “Io mi prendo cura di lei, poi ha una persona di un’agenzia, quella di Giuseppe Carriere, che la aiuta perché girava per le tv con una valigia, senza avere praticamente nulla. Le ho dato anche dei vestiti tramite delle aziende, ma la proteggo perché la sua vicenda non sconfini nel gossip, per intenderci non la mando dalla D’Urso”.

Parliamo delle raccolte fondi. Perché ce ne sono due?
Ce ne era una sola, poi un ragazzo ne ha fatta un’altra di cui Malika non sapeva.
A dire il vero il destinatario della raccolta “Un futuro per Malika” organizzata da Carlo Tumino è sempre Yasmine, la cugina di Malika destinataria anche della prima raccolta, quindi lei non poteva non sapere.
Sì, in effetti quello che è stato raccolto in questa seconda donazione è stato erogato a Malika, ma lei devolverà la cifra in beneficenza.
Ok, ma perché due raccolte per la stessa causa?
Non lo so.
Non è un po’ strano?
Sì, anzi ne abbiamo fermata una terza, lì la beneficiaria non era Malika.

Questa però non è stata bloccata…
Facciamo una cosa, ne parli direttamente con Malika.
(Malika si unisce alla telefonata).
Malika: Carlo ha contattato mia cugina Yasmine dicendole che voleva aprire un’altra raccolta fondi per me. Mia cugina gli risponde che ce ne era già una, lui replica che con altre persone note voleva aprire una SUA raccolta fondi. Allora io intervengo ringraziando ma dicendo che la raccolta fondi c’è già.
Poi?
Poi una mattina mentre andavo a Napoli spunta questa seconda raccolta fondi, ma io non l’ho mai condivisa.
Però scusa, la destinataria è sempre tua cugina, non può non aver dato il suo assenso. Era d’accordo.
Assolutamente.

E i soldi alla fine li hai presi tu.
Sì, ma io lo avevo detto di bloccarlo. Comunque visto che la seconda raccolta è andata bene (11.500 euro) ho deciso che questi soldi li donerò in beneficenza non so ancora a chi, forse a un reparto di oncologia pediatrica.
Perché non hai ancora deciso dopo mesi?
L’agente Roberta: Serve tempo…non sono stati erogati subito tra l’altro.
Però i destinatari delle raccolte uno dovrebbe deciderli prima.
Roberta: Li abbiamo sempre detti prima. E poi abbiamo già fatto alcuni bonifici anche se la beneficenza non si dovrebbe dire.
Beh se fai una raccolta fondi e mentre è ancora in corso dici che una parte della cifra la devolverai in beneficenza, sì, poi si deve informare chi ha donato.
Roberta: Questa forse è una pecca ma la ragione è che insieme alla Boldrini avevamo deciso di fondare un’associazione per le vittime di discriminazioni. Abbiamo cercato di coinvolgerla ma lei non sta bene e la cosa si è allungata un po’. Siamo in una fase in cui non sappiamo ancora bene, mettiamo dei paletti. Malika però non sta bruciando i soldi, il bene deve procurare bene, quei soldi sono lì.

Ok, almeno quanti soldi dei 140mila vuole investire in beneficenza si può sapere?
Malika: Visto che si parla della mia vita, spiego io. Io prima dell’accaduto prendevo 700 euro per il mio lavoro in fabbrica, ero in cassa integrazione da gennaio e aiutavo miei con un finanziamento. Prima ne prendevo di più, ma pochi. Adesso ho avuto delle spese per la macchina, per il dentista… del resto non è che ho i genitori pronti alle spalle.
Spese per la macchina? Cioè?
La revisione, il tagliando…
Quindi hai una macchina di proprietà.
Certo.
Interviene Roberta: Comunque non ha mica obbligato nessuno a donare e siamo d’accordo sul fatto che ha bisogno di ricostruirsi una vita..no?
Certo. Però il concetto del “ricostruirsi una vita” non passa necessariamente attraverso 140mila euro, se non c’è una reale necessità. Io comunque a 22 anni ero fuori casa da 4. Se hai un lavoro, una macchina, una fidanzata più che benestante come mi risulta sia la fidanzata di Malika, forse i soldi non erano la priorità.
Malika: E se domani finisce la storia con Camilla mi mantiene la prossima fidanzata?.
No, infatti dovresti mantenerti tu. Né Camilla, né una raccolta fondi. Detto ciò, se in un momento di bisogno si può contare su una fidanzata o un compagno, mi pare giusto farlo.
Malika: Ma io sono andata a puntare la pistola alla testa a qualcuno?
No, però hai chiesto soldi ed erano “per spese legali e psicologo”, da premessa. Capisci che qualcosa non va.
Perché?
Perché se fai una foto su una Mercedes nuova di zecca le persone si fanno due domande.

Roberta: Malika ha venduto la sua macchina vecchia, è andata in una concessionaria, le serviva una macchina per essere una persona libera e si è comprata una macchina nuova.
Ok, andava bene anche un’utilitaria, no?
A 22 anni le piacciono i motori ha trovato una macchina in offerta…
Quanto ha speso?
17mila euro.
Quindi una macchina nuova.
Sì, è intestata a lei però anche Camilla le ha dato una mano a comprarla.
Quindi capisci la perplessità, no?
Certo. È stata cazziata anche da me, la sua fidanzata conosceva il concessionario, forse ha fatto un po’ di casino.
Interviene Malika: Ho preso la casa in affitto a Milano, abbiamo dato un anno di affitto più duemila euro di caparra. Poi ho pagato dentista, avvocato, ho comprato dei vestiti. Non avevo niente, era rimasto tutto a casa dei miei.
La tua fidanzata è figlia di medici, sta bene, contribuisce alle spese di casa, no?
Lei studia, non parla più con i suoi da poco, quindi ha zero sul suo conto.
Quindi dovrà lavorare anche lei.
Ha trovato uno stage da due settimane, prende 600 euro.

Perché hai un agente?
Roberta: Ho chiesto io a Giuseppe Carriere (un agente, ndr) di darmi una mano, ma non prendiamo nulla da lei.
Ok, però trattate per lei i cachet.
No, nessun cachet, abbiamo trattato per dire “questa si muove da casa, non ha niente, datele qualcosa”.
Quindi trattate dei cachet, appunto.
Vabbè ma dalla Berlinguer ha preso 300 euro eh.
Da Costanzo qualcosa di più, no?
Malika: Io non ho ancora visto nulla, comunque.
Le ospitate sono pagate bene, suppongo.
Roberta: No, ti faccio vedere la fattura! Costanzo le ha dato un qualcosa in più di soldi per una puntata perché le voleva fare un regalo. Maurizio ha fatto un’opera di bene, anziché sul gofundme li ha dati a lei. Era un regalo.
I regali non si fatturano.
Se paga la Fascino sì.
La fascino è una società, non un singolo che fa un regalo. Comunque non importa, importa che alla fine di questi 140mila euro quanto Malika darà in beneficenza non lo dite.
È da quantificare, sono progetti che vanno costruiti.

Quindi non ci saranno donazioni a enti diversi, ma tutto andrà per la costruzione della fondazione con la Boldrini?
Roberta: Esatto. Però Malika deve capire quanti soldi le serviranno per vivere, di quella cifra.
Beh, farà anche affidamento su un lavoro come tutti, spero.
Malika: Io in questi mesi ho pensato a cercare lavoro, al trasloco, all’avvocato, alla tv, mi devo calmare un attimo. Ho passato due settimane a fare avanti e indietro tra Milano e il mio comune.
Sì però tempo per andare a compare una macchina lo hai avuto, quello per sederti e rispondere sulla beneficenza potevi trovarlo.
Sì ma io mi sono tolta due persone di torno che facevano pressioni sulla mia vita, ora non voglio trovarmene altre che mi pressino su cosa voglia fare del mio futuro.
Altre chi?
In generale.
Sono donatori che chiedono semplicemente che fine fanno i loro soldi.
Roberta: Non andrà alle Maldive, state tranquilli.
Per me ci può anche andare alle Maldive, forse però basterebbe dirlo. Posso chiederti perché quando giorni fa ti è stato chiesto privatamente da altre persone di chi fosse la Mercedes che guidavi, hai detto che era dei genitori della tua fidanzata?
Malika: Sì ho detto una bugia. Mi scuso. Mi è stato chiesto che ero sotto pressione. Io ho vissuto di tutto in questi mesi, sono stata buttata fuori di casa, ho i beni sequestrati, hai idea? Per me è un modo sbagliato di fare giornalismo questo.
Faccio delle domande, che c’è di sbagliato?
Ok. Forse a certe cose dovevo rispondere prima, mi dispiace.
Posso dirti una cosa? Anche se usi i soldi per vivere con leggerezza la vita di una 22enne va bene, l’unico consiglio che posso darti è quello di non prendere in giro la gente.

Ci salutiamo cordialmente. Dopo un paio di ore la sua agente mi scrive: “Dona alla fondazione Nadia Toffa. Associazione antiviolenza sulle donne. Rifugge Lgbt per Arcigay”. Quindi una nuova versione. Ora le donazioni ad enti sono previste. Dopo 30 minuti mi chiama Malika: “Senti io ho 22 anni e volevo togliermi uno sfizio, mi sono comprata una bella macchina, potevo comprarmi un’utilitaria e non l’ho fatto. Se ho mentito sulla macchina è perché mi hanno chiusa, messo in uno sgabuzzino… Se prima al telefono non ti ho detto i nomi degli enti a cui volevo donare è perché quando me lo hai chiesto sono andata in confusione,  delle persone volevano costringermi a donare al gruppo San Donato e io non ero d’accordo…”.

Chiedo a Malika chi volesse costringerla, cos’è la storia dello sgabuzzino. “No, meglio che non te lo dica. Lasciamo stare. Io sono già in contatto con le fondazioni che ti ho citato da mesi, aspettavo di sistemarmi. Comunque io ho la verità in tasca e non ho paura di niente, forse non conosco bene la merda di questo mondo, questo è il problema”. Che grandissima confusione. Il mio augurio per Malika è che la sua vita riparta davvero, ma attraverso un percorso di serenità e di trasparenza, perché al momento mi sembra che manchino entrambe.

La precisazione dell’on. Laura Boldrini

“Rispetto a quanto dichiarato nell’intervista da Roberta e Malika tengo a precisare che mai è stata discussa con me o con alcun collaboratore o alcuna collaboratrice del mio staff l’ipotesi di costituire una associazione per le vittime di discriminazione tanto meno di una raccolta fondi. Si tratta perciò di una vera e propria fake news. Il mio nome quindi viene tirato in ballo in maniera totalmente impropria in questa intervista. Per altro non ho contatti né conosco la persona indicata come Roberta nella intervista. Ho contattato Malika, come ho dato pubblica notizia, perché colpita dalla sua storia e per esprimerle la mia vicinanza”. Lo ha precisato a TPI l’on. Laura Boldrini.

Leggi anche: Non esistono genitori infallibili, esistono solo genitori fortunati (di Selvaggia Lucarelli)

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