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Gli ex lavoratori della fabbrica di penicillina scrivono al IV Municipio di Roma: “Serve un progetto per preservare la memoria”

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TPI riceve e pubblica la lettera firmata da 64 ex lavoratori della Leo, lo stabilimento abbandonato da anni che si trova in via Tiburtina, vicino alla borgata di San Basilio. Occupata negli ultimi decenni da persone senza fissa dimora, la fabbrica è stata oggetto di un massiccio sgombero a dicembre 2018 ed è stata poi rioccupata. A settembre 2021 è scoppiato al suo interno un incendio, un episodio che preoccupa vista anche la presenza di amianto e sostanze tossiche nel rudere

Alla cortese attenzione del Presidente del IV Municipio Massimiliano Umberti, siamo un gruppo di ex-lavoratori della fabbrica di penicillina di Via Tiburtina, di fronte alla borgata di San Basilio, un tempo grande industria di antibiotici, in particolare di penicillina, e ora da anni ridotta a un rudere fatiscente e pericoloso. Malgrado gli anni trascorsi, noi ex-lavoratori abbiamo conservato un forte senso di comune appartenenza per il nostro lavoro: la fabbrica è stata, nel bene e nel male, il centro della vita per molti di noi. Lì abbiamo impiegato le nostre capacità e il nostro ingegno, lì sono nate relazioni personali e le amicizie che ancora ci tengono uniti. Gli anni in fabbrica non sono stati semplici: il lavoro era gravoso e pericoloso  nei decenni passati c’era scarsa attenzione alla sicurezza sul lavoro e in generale all’ambiente). Ciononostante abbiamo conservato per quell’importante periodo della nostra vita una memoria forte e indelebile che ci ha portato a costituire un gruppo molto attivo e unito (Quelli della Leo, dal primo nome della fabbrica) nel quale sono presenti tante persone con esperienze molto diverse ma unite nella comune memoria.

Per questo siamo addolorati e arrabbiati ne vedere l’attuale stato della fabbrica, indegno per la nostra storia e indegno per la stessa città di Roma. Il fatto che la fabbrica sia ancora di proprietà privata non giustifica il disinteresse dell’Amministrazione, perché la fabbrica è parte integrante della zona Est di Roma e i pericoli che essa presenta e che noi ben possiamo ricordare (amianto, scorie chimiche) coinvolgono direttamente la popolazione della zona[1]. Quindi chiediamo che ci sia un progetto e un intervento ungente per risolvere un problema ormai più che decennale e le chiediamo un incontro a breve per esporre le nostre ragioni e le nostre proposte su quello che consideriamo in tutto e per tutto un bene pubblico. In particolare chiediamo a gran forza che nel progetto di recupero del rudere (o anche in anticipo, se possibile) si pensi a istituire un luogo nel quale riversare testimonianze, memorie, manufatti reperibili della nostra vecchia fabbrica. Infatti pensiamo che la conservazione della memoria di un luogo (e una memoria così storicamente rilevante) sia fondamentale per la storia civile della nostra città e dei nostri quartieri.

Roma, 14 dicembre 2021

Gli ex lavoratori Leo: Albertini Mario, Amantini Antonio, Andreoni Francesca, Baccani Ugo, Bernabei Fabio, Biello Daria, Cambiè Leonardo, Capri Franco, Cedrini Franco, Censi Romolo, Ceraolo Carmela, Cerroni Gloria, Cervetti Franco, Ciacciarelli Agostino, Collina Enzo, De Angelis Angelo, Di Croce Pietro, Di Paolo Claudio, Diotallevi Bruno, Diotallevi Tiziana, Ferrari Carlo, Firli Attilio, Gargano Vittore, Gasparri Claudio, Gasperetti Bruno, Giammaria Tonino, Giunti Fabio, Giunti Paola, Giunti Viviana, Golia Carmelo, Lepantini Remo, Lucca Vincenzo, Mammola Carlo, Mancini Gino, Meani Fausto, Merli Nella, Mezzopra Antonio, Montorselli Renata, Morgante Roberto, Nozza Canio, Palluzzi Luciano, Palmisani Lorenzo, Pazzi Andrea, Pazzi Francesca, Pazzi Giorgio, Peris Patrizia, Perugini Massimo, Petrangeli Carmen, Petruccioli Rosa, Picardi Franco, Piscitelli Rita, Proietti Gabriele, Prosperi Ivano, Puri Gabriella, Rizzo Mario, Romanelli Giovanna, Ronchini Anna, Rossini Fernando, Ruggiu Rino, Sanna Lucia, Santilli Giulio, Santilli Vittorio, Sauli Mari, Sciamanno Mauro, Scolamacchia Pino, Senesi Franco, Valeri Maurizio, Vona Maurizio.

[1] Le vicende della fabbrica sono state raccontate nel libro Hotel penicillina che si è avvalso di molte testimonianze di noi lavoratori

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