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‘Ndrangheta, il boss stragista Graviano: “Incontrai Berlusconi almeno tre volte per fare affari”

La deposizione del boss nel processo "Ndrangheta stragista" è piena di rivelazioni. Graviano ha raccontato di aver incontrato personalmente l'ex premier, che avrebbe annunciato a suo cugino già nel 1992 l'intenzione di scendere in politica

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 7 Feb. 2020 alle 17:05 Aggiornato il 8 Feb. 2020 alle 15:04
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Immagine di copertina
Graviano (a sinistra) e SIlvio Berlusconi

Mafia, il boss Graviano incontrava Berlusconi: “Visto almeno 3 volte”

Il boss mafioso Giuseppe Graviano sostiene di aver incontrato e aver fatto affari con Silvio Berlusconi. “Da latitante l’ho incontrato almeno per tre volte“. L’ultima volta risale al dicembre del 1993, poche settimane prima dell’arresto del boss di Cosa nostra e della discesa in campo del futuro presidente del Consiglio. In quell’occasione, dice sempre il padrino, “con Berlusconi abbiamo cenato insieme. È accaduto a Milano 3 in un appartamento”.

La deposizione del capomafia di Brancaccio, l’uomo che custodisce i segreti degli anni delle stragi, rischia di provocare un vero e proprio terremoto.

Graviano e Berlusconi si incontravano a Milano

All’imprenditore di Arcore, sostiene sempre il boss stragista di Brancaccio, erano finiti i soldi di suo nonno e di altri palermitani che negli anni ’70 avevano investito nell’edilizia in Nord Italia. Anzi: a sentire Graviano, Berlusconi aveva anche rapporti economici con Totuccio Contorno, uno dei primi pentiti di Cosa nostra.

Dopo il prologo di due settimane fa, Graviano ha continuato la sua deposizione durante il processo “Ndrangheta stragista”, in corso davanti alla corte d’Assise di Reggio Calabria, dove è accusato dell’omicidio di due carabinieri.

Non è un pentito, ma un mafioso condannato al 41 bis da molteplici ergastoli. Non è un collaboratore e nega praticamente ogni accusa. Sostiene che “sono state fatte leggi incostituzionali, perché la corte costituzionale li sta dichiarando incostituzionale”.

Graviano non solo ha più volte incontrato Silvio Berlusconi, “ma la mia famiglia con lui era in società”.  “Mio nonno materno, Quartanaro Filippo – racconta Graviano – era una persona abbastanza ricca. Era un grande commerciante di ortofrutta. Venne invitato a investire soldi al nord, perché era in contatto con Silvio Berlusconi”. Una valanga di miliardi da investire nell’immobiliare, con quota di partenza di 20 miliardi raccolta fra diverse famiglie.

Berlusconi e le riforme del Codice penale

E stando a quanto racconta il boss, è stato proprio durante uno di questi incontri che il fondatore di Forza Italia avrebbe annunciato ai Graviano la propria intenzione di lanciarsi in politica. “Io sono a Omegna, lui lo dice a mio cugino Salvo, a cui chiede una mano in Sicilia”. Il boss non lo dice, ma Graviano lo fa capire che quell’aiuto c’è stato. Ma non riesce a non perdere la calma quando parla del “tradimento” di Berlusconi. “Berlusconi fu un traditore, perché quando si parlò della riforma del Codice penale e si parlava di abolizione dell’ergastolo mi hanno detto che lui chiese di non inserire gli imputati coinvolti nelle stragi mafiose”.

Quasi le stesse parole che Graviano si era fatto scappare in carcere, parlando con Adinolfi. “Berlusconi prese le distanze e fece il traditore” aveva detto all’epoca.

Ma nel processo odierno va oltre: “Un avvocato di Forza Italia mi disse che stavano cambiando il Codice penale che doveva darmi brutte notizie. Perché in Parlamento avevano avuto indicazioni da Berlusconi di non inserire quelli coinvolti nelle stragi. Lì ho avuto la conferma che era finito tutto. Nella riforma del Codice penale non saremmo stati inseriti tra i destinatari dell’abolizione dell’ergastolo. Ecco perché questo mi portò a dire che Berlusconi era un traditore”.

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