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Cannabis e Giustizia: gli altri 7 referendum in attesa del giudizio della Corte Costituzionale

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Escluso il referendum sull’Eutanasia Legale – di cui si è già appresa l’inammissibilità da parte delle Corte Costituzionale – sono sette in totale i quesiti referendari su cui deve arrivare il verdetto della Consulta: sei legati alla giustizia, uno alla depenalizzazione della coltivazione della cannabis. Se arriverà il via libera potranno essere fissate le date per i referendum, che dovranno essere in una finestra temporale tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Per quanto riguarda la cannabis si andrebbe a intervenire sul Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. Si chiede di cancellare le pene per chi coltiva cannabis (carcere da 2 a 6 anni e multa da 26mila a 260mila euro) e la sanzione amministrativa della sospensione della patente.

Per la Giustizia, i sei quesiti presentati da Lega e Radicali riguardano diversi temi, tra cui appunto quelli toccati dall’ultima riforma su cui ha lavorato il governo. Si va dalla riforma del Csm alla responsabilità diretta e alle valutazioni sulla professionalità dei magistrati, dalla separazione delle carriere alla carcerazione cautelare e all’abolizione della legge Severino.

Legge Severino: abolire l’intero Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità, uno dei decreti attuativi della legge, è la richiesta di Lega e Radicali. Il che significa eliminare le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali per il Parlamento europeo e italiano e alle elezioni regionali, provinciali e comunali di chi sia stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati. E soprattutto l’articolo 11, che prevede per gli amministratori locali la sospensione, dopo la condanna di primo grado per alcuni reati.

Custodia cautelare: cancellando una parte dell’articolo 274 del codice penale, si vuole ridurre l’ambito dei reati per i quali è consentita l’applicazione delle misure cautelari e in particolare della carcerazione preventiva: via il finanziamento illecito ai partiti e via i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove.

Separazione delle carriere tra giudice e pm: secondo l’ordinamento italiano, pm e giudici condividono la stessa carriera e si distinguono solo per funzioni. La terza richiesta di referendum punta a rendere definitiva la scelta, all’inizio della carriera, di una o dell’altra funzione. Nel 2000 la Corte corresse il titolo del referendum: da “separazione della carriere” a “separazione delle funzioni”. Ma il referendum fallì lo stesso perché non fu raggiunto il quorum minimo di partecipazione.

Csm: l’ultimo quesito riguarda le norme che regolano l’elezione della componente togata nel Consiglio superiore della magistratura. Si chiede la cancellazione dell’obbligo di 25 firme di magistrati per proporre una candidatura. Per questa via i promotori hanno immaginato di limitare il peso delle correnti all’interno del Csm. Questo quesito va a toccare una materia che è adesso compresa negli emendamenti della ministra Cartabia arrivati alla Camera dei deputati: la nuova proposta di riforma prevede le candidature individuali, senza necessità di alcuna firma, e cambia la legge elettorale per il Csm.

Responsabilità civile diretta: il quesito intende introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati. Questione lungamente dibattuta, se ammessa, richiederebbe un successivo intervento legislativo: il referendum infatti abrogherebbe la responsabilità sostitutiva dello Stato in alcuni casi, ma non in tutti.

Magistrati: cancellando parte delle norme attuali si vuole introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati per gli errori giudiziari. Oggi è lo Stato che si risarcisce i cittadino che abbia subito un ingiusto danno e poi si rivale sul magistrato.

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