Giovanni Brusca resta in carcere: no della Cassazione ai domiciliari

Il boss resta a Rebibbia

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 7 Ott. 2019 alle 23:16
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Giovanni Brusca

Giovanni Brusca resta in carcere: la Cassazione dice no ai domiciliari

Rimane in carcere Giovanni Brusca: la Cassazione ha infatti respinto la richiesta dei suoi legali di ottenere la detenzione domiciliare. Brusca continua dunque a scontare la sua pena nel carcere di Rebibbia.

Il verdetto era atteso per l’8 ottobre, ma è stato pronunciato nella tarda serata del 7. I giudici della Corte di Cassazione hanno così respinto la richiesta dei legali dell’ex mafioso, che spingevano per tramutare la condanna del loro assistito (che dovrebbe rimanere in carcere fino al 2022) in arresti domiciliari. Nel pomeriggio, si era pronunciata sul tema anche la Procura generale della Cassazione, che nel suo parere si era opposta alla richiesta di domiciliari per Brusca.

La Procura generale, condividendo le motivazioni del Tribunale di Sorveglianza, ha considerato infatti “non ancora acquisita la prova certa e definitiva del suo ravvedimento”. Chi invece aveva aperto alla possibilità di domiciliari, parlando per primo di un ravvedimento da parte dell’ex boss mafioso, è il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che insieme alla direzione del carcere di Rebibbia e alle autorità di pubblica sicurezza di Palermo aveva sottolineato come Brusca, dopo 23 anni di carcere a Rebibbia, si fosse ravveduto. Ma la prima sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa. Brusca rimarrà quindi in carcere.

Giovanni Brusca, oggi 62enne, è stato arrestato nel 1996. È stato un membro di rilievo di Cosa nostra, poi divenuto collaboratore di giustizia. Brusca è stato condannato per oltre un centinaio di omicidi. A Giovanni Brusca sono imputati anche gli omicidi del piccolo Giuseppe Di Matteo e l’omicidio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti di scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Fu Brusca, infatti, a premere il tasto del radiocomando a distanza che fece esplodere il tritolo nella strage di Capaci.

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