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L’ultimo articolo di Gino Strada su La Stampa

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L’ultimo articolo di Gino Strada su La Stampa

Gino Strada è morto oggi, all’età di 73 anni, nel giorno in cui i talebani hanno annunciato la conquista dell’ennesima città chiave dell’Afghanistan in un’avanzata resa possibile dalla debolezza dell’esercito e dalla sempre più scarsa presenza delle truppe internazionali. Proprio oggi il fondatore di Emergency, che soffriva di problemi di cuore, aveva firmato un articolo pubblicato su La Stampa in cui commentava la situazione nel Paese, dove ha vissuto per 7 anni seguendo i progetti della sua Ong medico-umanitaria.

“Si parla molto di Afghanistan in questi giorni, dopo anni di coprifuoco mediatico. È difficile ignorare la notizia diffusa ieri: i talebani hanno conquistato anche Lashkar Gah. Non mi sorprende questa situazione, come non dovrebbe sorprendere nessuno che abbia una discreta conoscenza dell’Afghanistan o almeno buona memoria”, scriveva Strada.

Nell’articolo il medico chirurgo ripercorreva le tappe di una “guerra di aggressione” da sempre considerata ingiusta, e ricordava anche il coinvolgimento del nostro Paese nell’intervento militare. “Il 7 novembre 2001, il 92 per cento circa dei parlamentari italiani approvò una risoluzione a favore della guerra. Chi allora si opponeva alla partecipazione dell’Italia alla missione militare, contraria alla Costituzione oltre che a qualunque logica, veniva accusato pubblicamente di essere un traditore dell’Occidente, un amico dei terroristi, un’anima bella nel migliore dei casi”.

“L’intervento della coalizione internazionale si tradusse, nei primi tre mesi del 2001, solo a Kabul e dintorni, in un numero vittime civili superiore agli attentati di New York“, ricordava Gino Strada. “Nei mesi e negli anni successivi le informazioni sulle vittime sono diventate più incerte: secondo Costs of War della Brown University, circa 241 mila persone sono state vittime dirette della guerra e altre centinaia di migliaia sono morte a causa della fame, delle malattie e della mancanza di servizi essenziali”.

“Ho vissuto in Afghanistan complessivamente 7 anni: ho visto aumentare il numero dei feriti e la violenza, mentre il Paese veniva progressivamente divorato dall’insicurezza e dalla corruzione. Dicevamo 20 anni fa che questa guerra sarebbe stata un disastro per tutti. Oggi l’esito di quell’aggressione è sotto i nostri occhi: un fallimento da ogni punto di vista. L’Afghanistan oggi è un Paese che sta per precipitare di nuovo in una guerra civile, i talebani sono più forti di prima, le truppe internazionali sono state sconfitte”, osservava.

“Ci sono delle persone che in quel Paese distrutto cercano ancora di tutelare i diritti essenziali. Ad esempio, gli ospedali e lo staff di Emergency – pieni di feriti – continuano a lavorare in mezzo ai combattimenti, correndo anche dei rischi per la propria incolumità: non posso scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri “eroi di guerra”. Queste le parole con cui Gino Strada, poco prima di morire, ricordava le persone che in 20 anni di guerra ha visto soffrire sotto le bombe e a cui con ogni sforzo ha cercato di portare assistenza.

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