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I genitori di Giulio Regeni: “Un fallimento l’incontro tra pm italiani ed egiziani”

Rogatoria italiana ancora sotto l'esame delle toghe egiziane. Per la famiglia Regeni richiamare l’ambasciatore dall'Egitto è "l’unica strada percorribile"

Di Anna Ditta
Pubblicato il 1 Lug. 2020 alle 19:06
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Immagine di copertina
Giulio Regeni

È durato circa un’ora l’incontro in videoconferenza tra i pm italiani e quelli egiziani che indagano sulla vicenda della morte Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016. I genitori di Giulio hanno definito l’incontro “fallimentare” dopo aver letto la nota con cui la procura di Roma ha fatto sapere che la rogatoria internazionale dopo 14 mesi è ancora allo studio delle toghe egiziane. “Richiamare l’ambasciatore oggi è l’unica strada percorribile“, sostiene la famiglia.

“A leggere il comunicato della procura di Roma è evidente che l’incontro virtuale di oggi con la procura egiziana è stato fallimentare”, scrivono Paola e Claudio Regeni. “Gli egiziani non hanno fornito una sola risposta alla rogatoria italiana sebbene siano passati ormai 14 mesi dalle richieste dei nostri magistrati”, spiegano i genitori di Giulio, assistiti dal legale Alessandra Ballerini, “e addirittura si sono permessi di formulare istanze investigative sull’attività di Giulio in Egitto. Istanze che oggi, dopo quattro anni e mezzo dalla sua uccisione, senza che nessuna indagine sugli assassini e sui loro mandanti sia stata seriamente svolta al Cairo, suona offensiva e provocatoria”.

“Nonostante le continue promesse non c’è stata da parte egiziana nessuna reale collaborazione. Solo depistaggi, silenzi, bugie ed estenuanti rinvii. Il tempo della pazienza e della fiducia è ormai scaduto. Chi sosteneva che la migliore strategia nei confronti degli egiziani per ottenere verità fosse quella della condiscendenza, chi pensava che fare affari, vendere armi e navi di guerra, stringere mani e guardare negli occhi gli interlocutori egiziani fosse funzionale ad ottenere collaborazione giudiziaria, oggi sa di aver fallito”, sottolineano i Regeni. “Richiamare l’ambasciatore oggi è l’unica strada percorribile. Non solo per ottenere giustizia per Giulio e tutti gli altri Giuli, ma per salvare la dignità del nostro paese e di chi lo governa”.

La nota della Procura di Roma

La procura di Roma al termine dell’incontro con i magistrati egiziani ha fatto sapere che la rogatoria internazionale sul caso è ancora allo studio delle toghe in Egitto. “Il procuratore generale egiziano ha assicurato che, sulla base del principio di reciprocità, le richieste avanzate dalla procura di Roma sono allo studio per la formulazione delle relative risposte alla luce della legislazione egiziana vigente”, si legge nella nota dei pm. La procura Capitolina ha “insistito sulla necessità di avere riscontro concreto, in tempi brevi, alla rogatoria avanzata nell’aprile del 2019 ed in particolare in ordine all’elezione di domicilio da parte degli indagati, alla presenza e alle dichiarazioni rese da uno degli indagati in Kenya nell’agosto del 2017”.

Il procuratore egiziano Hamada Elsawy “ha formulato alcune richieste investigative finalizzate a meglio delineare l’attività di Giulio Regeni in Egitto”, prosegue la nota. “Nel corso del suo intervento il procuratore generale egiziano ha ribadito la ferma volontà del suo Paese e del suo ufficio di arrivare a individuare i responsabili dei fatti e per questo ha affermato che l’incontro ha costituito un passo decisivo nello sviluppo dei rapporti di collaborazione, con l’auspicio di raccoglierne esiti fruttuosi”.

La novità contenuta nella nota dei pm è che nella rogatoria inviata mesi fa dai pm di Roma alle autorità egiziane si chiedeva di “mettere a fuoco il ruolo di altri soggetti della National Security che risultano in stretti rapporti con gli attuali cinque indagati”.

Palazzotto (Leu): “Non siamo fiduciosi”

“Non abbiamo motivo di essere fiduciosi perché fino ad ora da parte egiziana sono arrivati soltanto tentativi di depistaggio e di coprire la verità”, ha dichiarato Erasmo Palazzotto, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni su Rai Radio1. “Inoltre, le ultime notizie, della consegna degli oggetti che appartenevano a Giulio Regeni, che poi in realtà erano oggetti di uno dei tentativi di depistaggio, ci dice che da parte egiziana non arrivano segnali positivi”. Il deputato di Leu ha aggiunto: “Non c’è solo il diritto, da parte della famiglia Regeni ad ottenere giustizia. Ci sono anche la dignità e la credibilità internazionale del nostro Paese che sono in gioco. L’Italia non può essere un paese che non protegge la vita dei propri cittadini e soprattutto non ottiene giustizia quando uno dei propri cittadini viene ucciso barbaramente dagli apparati di un altro Stato”.

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