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Foto ragazzo bendato, spunta un’ipotesi inquietante: “È una vendetta per il caso Cucchi?”

Immagine di copertina

Foto del ragazzo bendato, spunta una singolare ipotesi sulla difusione

La foto shock del ragazzo americano ammanettato e bendato in caserma potrebbe essere stata diffusa anche per danneggiare il comandante del Reparto dei carabinieri, il colonnello Lorenzo D’Aloia. È un’ipotesi suggerita oggi dal quotidiano Repubblica in un articolo a firma di Carlo Bonini che analizza il caso dell’immagine scattata e fatta circolare da un militare dell’Arma.

D’Aloia è un ufficiale rigoroso, che si è guadagnato la stima della Procura di Roma ma anche molti nemici proprio nel Corpo dei Carabinieri dopo aver fatto “girare” l’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi che tanto imbarazzo ha creato all’Arma. Il colonnello, spiega Repubblica, è colui che si è defilato rispetto all’omertà di Corpo decidendo di favorire a individuare chi aveva depistato le indagini sulle responsabilità per il pestaggio subito dal geometra romano in stato di detenzione.

Dunque, la circolazione della foto che immortala Christian Gabriel Natale Hjort (fermato il 26 luglio perché sospettato dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega avvenuto a Roma la notte precedente) potrebbe essere stata favorita anche da qualche inimicizia nei confronti del superiore in grado.

Conte: “Bendare un indagato è reato”

Sul caso della foto è intervenuto in queste ore anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Non c’è nessun dubbio che la vittima di questa tragedia sia il nostro Mario. Invito tutti a considerare, tuttavia, che bene ha fatto l’Arma a individuare il responsabile di questo improprio trattamento e a disporre il suo immediato trasferimento”.

“Riservare quel trattamento a una persona privata della libertà non risponde ai nostri principi e valori giuridici, anzi configura gli estremi di un reato o, forse, di due reati”, ha sottolineato Conte aggiungendo che è “censurabile” la diffusione della foto sui social.

L’indignazione è arrivata da più fronti. Non dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. “A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo – ha detto il leader della Lega – che l’unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando”.

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