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Foggia, ancora aggressioni contro i braccianti migranti: “Colpiti a sassate mentre vanno al lavoro in bicicletta”

TPI ha ottenuto in anteprima le foto di uno dei ragazzi feriti, ora ricoverato in ospedale

Di Marta Facchini
Pubblicato il 24 Lug. 2019 alle 14:04 Aggiornato il 6 Set. 2019 alle 21:51
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Immagine di copertina

Foggia, migranti aggrediti mentre vanno al lavoro: il secondo caso in due settimane

Hanno lanciato pietre da un’auto in corsa contro tre giovani migranti che stavano andando al lavoro nei campi di Foggia. L’aggressione si è consumata all’alba di martedì 23 luglio e non è isolata. La dinamica è simile a quella dell’episodio avvenuto lo scorso 15 luglio, quanto altri due braccianti migranti sono stati colpiti e feriti alla testa mentre andavano a lavorare nelle campagne della Capitanata. Sempre la mattina presto, sempre mentre erano in bicicletta.

Il primo dei tre ragazzi feriti ieri, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, è un ragazzo gambiano di 22 anni ed è stato trovato dalla polizia con un taglio alla testa e, dopo il pronto soccorso, è stato portato in ospedale, dove è tuttora ricoverato.

Asgi si sta occupando della sua copertura legale ed è assistito dai medici di Intersos. Il referto medico (come mostra anche la foto successiva ottenuta da TPI) parla di “una frattura scomposta orbitozigomatico destro con evidente lesione cutanea ed edema palpebrale”. Il ragazzo dovrà essere operato e dovrà essere eseguita la valutazione oculistica.

Il lavoratore, bracciante 22enne del Gambia, è stato aggredito mentre andava al lavoro.

Gli altri due, braccianti migranti di 23 e 30 anni, hanno riportato ferite alla testa. Le tre vittime vivono in via Manfredonia in una ex fabbrica abbandonata, dove abitano anche le persone aggredite il 15 luglio.

migranti aggrediti foggia
Uno dei migranti aggrediti nei campi della capitanata, in provincia di Foggia

Un’altra aggressione si è verificata il 17 luglio, sempre all’alba e nella stessa zona alla periferia di Foggia: un lavoratore è stato speronato da un’auto mentre andava al lavoro in motorino. Nell’impatto ha perso un dente e si è procurato una ferita al labbro inferiore. Ha raccontato di avere sentito, mentre era riverso a terra, una persona scendere dall’auto e colpire con forza il motorino. Un’aggressione si è verificata anche il 13 luglio con la stessa procedura: due persone sono state colpite in testa dal lancio di pietre.

“Da mesi i lavoratori, in massima parte migranti dell’africa sub-sahariana, che assistiamo con il nostro progetto sanitario mobile nei ghetti della provincia di Foggia, ci riferiscono crescenti intimidazioni da parte di italiani”, ha detto a TPI Alessandro Verona, referente medico dell’unità migrazioni di Intersos che ha assisto i lavoratori, mentre la CGIL si è occupata di seguire l’aspetto legale. Intersos lavora in Capitanata dall’estate 2018 e, in più di dodici mesi di presenza sul territorio, ha fornito un sistema di assistenza socio-sanitaria attraverso interventi medici diretti con due unità mobili che lavorano in sette insediamenti. Insieme ai due medici, anche due mediatori culturali.

“Riferiscono minacce verbali di violenza e anche di morte, subite spesso quando transitano a Foggia da e per il lavoro, a piedi o in bicicletta. ‘L’aria è cambiata, vi ammazzaremo tutti’, ci hanno raccontato di aver sentito in questi mesi”, prosegue Verona.

“Sono fortemente scossi, e così come il resto della comunità dei lavoratori vivono nella preoccupazione di questo clima persecutorio, che si aggiunge alla precarietà dello sfruttamento lavorativo e delle difficili condizioni abitative, senza valide alternative date dalle istituzioni”, aggiunge Verona.

Una situazione non nuova dal momento che, prosegue Verona, intimidazioni si sono verificate anche la passata estate. “Già lo scorso anno si sono verificate aggressioni simili, con lancio di bottiglie d’acqua, tirate da un’auto in corsa, sistematicamente denunciate delle vittime. Violenze inflitte sempre al sorgere del sole, sempre e soltanto a spese di lavoratori africani”, conclude Verona.

Il 28 marzo Daniel Nyarko, cittadino ghanese di 51 anni, è stato ucciso con due colpi di arma da fuoco sparati da ignoti pochi chilometri ad est di Borgo Mezzanone, mentre tornava a casa in bicicletta dopo aver fatto la spesa. Era custode di una masseria, la comunità ghanese ci ha riferito che in passato l’aveva difesa da tentativi di furto, facendo arrestare i ladri.

Foggia, migranti aggrediti: le indagini

Una delle piste investigative sulle due sassaiole, seguita da Polizia e Carabinieri, riguarda la possibile presenza di un gruppo di caporali che starebbe impaurendo i bracciati che non si rivolgono a loro per cercare lavoro nei campi. Infatti, i due lavoratori aggrediti lo scorso 15 luglio sono parte di una piccola comunità che lavora per scelta senza caporali, contattando direttamente i datori di lavoro. Hanno un regolare contratto e sono seguiti regolarmente dalla Cgil.

Gli investigatori ipotizzano che, dietro il gesto della sassaiola, ci siano motivazioni razziste.

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