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“Faceva caldo e il ghiaccio era marcio, ma nessuno si aspettava un crollo simile. È stata una tragedia”

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“Non si pensava a una cosa del genere, l’acqua che correva, il caldo, sentivo le guide che parlavano e che dicevano che giorni prima la situazione non era messa così male, non era così allarmante”. A parlare a TPI è Roberto, trevigiano e appassionato di montagna, che il giorno prima della tragedia della Marmolada era con la moglie esattamente negli stessi luoghi che sono stati poi travolti dalla valanga di ghiaccio, rocce e neve per una ferrata con le guide.

Sono proseguite per tutta la notte le ricerche dei possibili dispersi nel crollo del ghiacciaio sommitale di Punta Rocca, in cima alla Marmolada: oltre ai 6 morti, ci sono da conteggiare i feriti e i 19 che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati “reclamati” dalle famiglie.

“L’apertura dei crepacci c’è sempre d’estate, diciamo che ce lo si aspetta. Ma non una cosa così. In cima c’erano 10 gradi, c’erano alcune nuvole e non ci si rendeva conto nemmeno della temperatura reale. Sicuramente faceva caldo, ma nessuno poteva prevedere una cosa del genere. In montagna”, prosegue Roberto, “si corrono dei pericoli, fa parte della natura e infatti andare senza preparazione è da incoscienti. Ma lì c’erano tutte persone preparate e con guide. La frana non è venuta già da dove si saliva o si scendeva, ma da un altro versante. L’unica cosa era di stare attenti ai crepacci ma in cordata sei in sicurezza, se succede ti salvano. Il ghiacciaio non è mai stato stabile”.

Gli esperti ipotizzano che il cedimento del seracco possa essere avvenuto a causa delle alte temperature da record di questo periodo, che sono solamente la punta dell’iceberg di quel grosso problema che è il riscaldamento globale. La causa della tragedia avvenuta sulla Marmolada domenica 3 luglio è stata identificata come il distacco di un seracco (cioè un grosso blocco di ghiaccio che si forma in prossimità di un crepaccio) sulla calotta sommitale del ghiacciaio, sotto Punta Rocca. Si stima che l’ondata di ghiaccio e neve abbia raggiunto i 300 chilometri orari travolgendo alpinisti ed escursionisti che si trovavano a valle del distacco. I motivi del cedimento sarebbero da attribuire a diverse cause sia sul breve e sul lungo periodo e legate al riscaldamento globale.

“È una tragedia”, dice Roberto, “ma il pezzo per andare su era abbastanza sicuro, bisogna tenere in considerazione che si è sempre in montagna su un ghiacciaio. E’ vero, quando siamo venuti giù al pomeriggio il ghiaccio in alcuni punti era marcio, ma se si va su la mattina il ghiaccio è più stabile. Non si pensava a un crollo così. Sono anni che il riscaldamento globale sta sciogliendo tutto, ero andato su in Marmolada anni fa ed è diventato evidente il ritiro dei ghiacciai, non è solo una cosa di adesso. Sono anni che sono cambiate le temperature. Basta pensare agli inverni, una volta la neve la faceva anche in pianura, adesso si è no solo in montagna. C’erano 28 gradi l’altro ieri pomeriggio lì. Il problema è il cambiamento climatico per mano dell’uomo. Ognuno sceglie la sua passione in fondo il suo destino”.

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