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Delitto di Garlasco, le contraddizioni di Andrea Sempio: la libreria chiusa, il ticket del parcheggio conservato per oltre un anno e la risposta “cannata”

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Cosa non torna nel racconto fornito negli anni dall'allora 19enne, oggi indagato per concorso in omicidio

In attesa dei risultati del Dna, che dovranno chiarire se il materiale biologico ritrovato tra le unghie di Chiara Poggi appartenga effettivamente ad Andrea Sempio (qui il suo profilo), gli inquirenti lavorano anche all’alibi dell’allora 19enne e al racconto che Sempio ha fatto quando è stato interrogato all’epoca dai carabinieri. Sempio, oggi indagato per concorso in omicidio con Alberto Stasi, essendo quest’ultimo l’unico condannato per il delitto, o persona rimasta ignota, ha ricostruito il “suo” 13 agosto, giorno in cui nel 2007 è stato commesso il delitto di Garlasco, affermando di aver atteso a casa con il padre, che ha confermato il racconto, il ritorno della madre per poi prendere l’auto di famiglia a recarsi in una libreria di Vigevano, trovata chiusa, intorno alle 10.

Di ritorno a Garlasco, poi, il 19enne si sarebbe fermato dalla nonna per poi tornare a casa per pranzare. “Ricordo di aver lasciato la vettura in un parcheggio a pagamento che si trova prima della piazza Ducale. Faccio presente che ho conservato lo scontrino del parcheggio che vi consegno” racconta Andrea Sempio circa un anno dopo il delitto. Lo stesso giorno viene sentito anche il padre di Sempio, che conferma la stessa versione dei fatti.

Intercettati in auto, però, Sempio afferma: “Mi han fatto alcune domande che non pensavo mi facessero. Non gli ho dato una risposta perfetta. Mi han chiesto se ero andato a Vigevano. Siccome ero andato a Vigevano a comprare il cellulare, loro hanno rilevato il mio cellulare a Vigevano. Se io ti dico: mi ricordo perfettamente che avevo il cellulare è logico che ti do una risposta. Allora ho detto che non mi ricordo”.

C’è poi la questione del ticket del parcheggio, consegnato agli inquirenti con oltre un anno di ritardo. A trovarlo fu il padre una settimana dopo l’omicidio di Chiara Poggi: “Guardi lo scontrino io l’ho trovato sulla macchina, stavo pulendo. Mia moglie mi ha detto ‘tienilo’, l’ho dato a mia moglie, l’ha messo nel cassetto, le carte le tiene tutte lei”. La donna decise di conservarlo “visto quello che era successo quel giorno e immaginando che tutti gli amici di Marco (Poggi) sarebbero stati sentiti in quanto frequentatori della casa”.

Sempio fornisce una ricostruzione simile affermando, però, che lo scontrino era stato trovato “quando io ero già stato sentito”. L’amico di Marco Poggi si accorge, però, di aver detto un’imprecisione e dice al padre: “Ne abbiamo cannata una, che io ho detto che lo scontrino era stato ritrovato dopo che ero stato sentito, tu hai detto che l’abbiamo ritrovato prima”.

Leggi anche: Dall’omicidio di Chiara Poggi alla condanna di Alberto Stasi fino alla nuova indagine: la ricostruzione del delitto di Garlasco

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