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    ESCLUSIVO TPI: “Al Cardarelli di Napoli più del 30% del personale sanitario contagiato da Coronavirus”. Audio shock di un’infermiera

    "Il contagio a Napoli sta per esplodere e non si tratta di giorni, ma di ore": la denuncia di un'infermiera a TPI

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 27 Mar. 2020 alle 11:57 Aggiornato il 27 Mar. 2020 alle 11:59

     

    Coronavirus Napoli, audio esclusivo: “Al Cardarelli 30% medici contagiati”

    “Siamo diventati carne da macello. È uno schifo quello che sta accadendo. La gestione del Cardarelli è fallimentare. Così come inizialmente è stata la Lombardia, accadrà lo stesso per la Campania: faremo gli stessi morti e pure di più della Lombardia! E ci contageremo tutti, come birilli“. La voce, indignata e allo stesso tempo impaurita, è di un’infermiera dell’ospedale Cardarelli di Napoli, che preferisce restare anonima e denuncia a TPI che “sta per scoppiare una bomba-contagio da Coronavirus”, proprio lì, nel più importante polo sanitario del Mezzogiorno.

    Qual è la situazione in Campania

    In Campania i casi sono saliti sopra i 1.400: lo ha comunicato nell’ultimo bollettino l’Unità di Crisi della Protezione Civile regionale. 145 positivi in un solo giorno, record di aumento dei contagi da quando l’epidemia è partita anche qui, su 1.061 tamponi analizzati. Per quanto riguarda i decessi, invece, il numero è salito a 84, mentre le persone guarite sono 58.

    Rischi altissimi

    L’emergenza Coronavirus è piombata su una sanità campana già al collasso, dove la carenza di medici è strutturale. Il Covid-19 è una tragedia che si abbatte su ospedali dove il personale sanitario non è sufficiente per curare i malati. “Il 30 per cento dei medici sono contagiati glielo dico io – spiega l’infermiera nell’audio shock che TPI ha potuto ascoltare – Per esempio c’è un medico che da 8 giorni sta a casa, con la febbre alta e una bambina di 20 mesi. E non gli vanno a fare il tampone. Siamo al paradossale! Un altro OSS ha la moglie che lavora in tribunale e è risultata positiva ma lui ha continuato per giorni ancora a venire a lavorare e ha disseminato magari il virus. Due infermieri, entrambi con la febbre forte a casa per quattro giorni. A una di loro hanno fatto il tampone solo quando l’hanno dovuta portare in terapia intensiva… Vi rendete conto?!”.

    L’unica misura che è stata presa finora, confermano a TPI dalla direzione sanitaria del Cardarelli,  è il blocco in entrata e uscita della Medicina d’urgenza (per cautela, dopo la positività del primario) e la chiusura per la mattinata del pronto soccorso per interventi di sanificazione. Il problema è l’isolamento dei contagi che non avviene: “Abbiamo fatto una rivolta per far fare i tamponi ai medici con sintomi sospetti, ma niente. Li negano ripetutamente. Noi abbiamo questi potenziali focolai nella convivenza con pazienti a rischio, in più! I reparti stanno per scoppiare da quanto sono pieni”, sottolinea l’infermiera.

    “Noi sanitari non ce la facciamo più – denuncia la nostra fonte – veniamo al Cardarelli con l’angoscia e la paura addosso. Fare il tampone significa capire e isolare i casi, invece qui non ci vogliono far capire e sapere niente. Siamo carne da macello, questo siamo”.

    Da medici a pazienti: il contagio a catena che sta avvenendo a Napoli

    Questa mattina, venerdì 27 marzo, uno dei medici napoletani contagiati è morto per Coronavirus: è la 18esima vittima positiva al Covid-19 nella città Napoli. L’uomo di 65 anni era docente di Medicina interna all’università Federico II e responsabile del programma infradipartimentale di Emergenze cardiovascolari e complicanze onco-ematologiche dell’azienda ospedaliera universitaria.

    Ma i medici contagiati sono oltre venti in tutto. E non solo al Cardarelli. Avevano fino all’altro ieri ruoli guida tra Monaldi, Pascale, Nuovo Policlinico (della Federico II) e Vecchio (Ateneo Vanvitelli): e oggi sono o ricoverati in reparto, o costretti a casa da sintomi tenuti sotto controllo.

    Tutto in dieci giorni, tutto a partire dalla paziente “1”, in camice bianco, del Cardarelli. È la dirigente contro la quale sono state lanciate nelle ultime ore pesanti accuse via social: “rea” di rientrare da un presunto viaggio a Milano presso una delle sue figlie, senza senza mettersi in quarantena. “Tutto falso” , spiega invece la famiglia.

    È cominciato tutto il 6 marzo scorso, infatti, quando la dirigente, primario della Obi (Osservazione breve intensiva) del più grande ospedale del sud, ha preferito rimanere a casa in preda ad un malessere che accusava da giorni; ma che, come sempre, non le aveva impedito di prestare il suo coordinamento in una divisione tanto impegnativa.

    Poco dopo, la tosse, la febbre alta, poi la polmonite. Sua figlia M., avvocato, ora racconta in uno sfogo su Facebook: “Ho letto cose bruttissime sul web. Sì lo so, ho capito che dopo mia madre si sono ammalati tanti altri primari, sono stati contagiati uno dietro l’altro. Ma vogliamo dare la colpa a un primario che è in prima linea?”.

    Dal 6 marzo, cominciano a “cadere” – chi con sintomi più gravi, chi con lieve febbre – gli altri medici. E alla responsabile della Obi, si aggiungono tra i positivi: il primario del Trauma center e il suo aiuto, il responsabile della Terza Medicina e quello dell’Urgenza, il primario della Endocrinologia e il dirigente “aiuto” dell’Ortopedia. Decapitati anche la Neurochirurgia e la Cardiologia riabilitativa, oltre a un infermiere.

    Un bilancio già duro, che diventa allarmante se al numero dei camici bianchi contagiati – e ammalati – si aggiunge quello di operatori sanitari che hanno chiesto il congedo per malattia. Un numero impressionante. “Ben 249” , ha scritto nero su bianco, non senza provocare polemiche, il primario del Dipartimento delle Emergenze, il dottor Ciro Mauro.

    L’appello del Governatore De Luca

    Intanto, il presidente della Regione CampaniaVincenzo De Luca, ha scritto una lettera al premier Giuseppe Conte per chiedere l’azione immediata del governo contro la diffusione del Coronavirus nel Sud Italia, dove la situazione è “a un passo dalla tragedia”. De Luca chiede all’esecutivo di agire subito e parla di attrezzature chieste ma mai consegnate e di dispositivi di protezione necessari e inviati in misura insufficiente.

    “La comunicazione di questi ultimi giorni relativa alla epidemia è gravemente fuorviante”, scrive il governatore campano, “il richiamo a numeri più contenuti di contagio al Nord, rischia di cancellare del tutto il fatto che non solo la crisi non è in via di soluzione, ma che al Sud sta per esplodere in maniera drammatica”.

    “I prossimi dieci giorni saranno da noi un inferno”, prosegue De Luca, “siamo alla vigilia di una espansione gravissima del contagio, al limite della sostenibilità. La prospettiva, ormai reale, è quella di aggiungere alla tragedia della Lombardia quella del Sud. Per noi è questione di ore, non di giorni”.

    Ma i 300 medici della task force, reclutati attraverso la call del ministero della Salute, andranno al momento solo al nord. Precisamente nelle tre province più colpite dalla pandemia di Bergamo, Brescia e Piacenza. L’infermiera ricorda un’inquietante verità: “Ci possono anche inviare mascherine e guanti, ma cosa ci facciamo se non ci sono medici?! Trascurare la Campania significa trascurare deliberatamente un pericolosissimo nuovo focolaio“.

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