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Trent’anni di guerre e silenzi: al via la Congo Week 2026 per rompere il muro dell’indifferenza

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Trent'anni di guerra e silenzio: al via anche in Italia la Congo Week 2026 per rompere il muro dell’indifferenza Da Oderzo a Rovereto, dodici città italiane accendono i riflettori sul conflitto più sanguinoso dal secondo Dopoguerra, tra saccheggi di minerali strategici, oltre dieci milioni di vittime e la denuncia delle nuove manovre politiche che continuano a insanguinare il Paese Un bambino in un campo profughi alla periferia di Goma, nella provincia del Nord Kivu, in Repubblica Democratica del Congo. Credit: CHINE NOUVELLE/SIPA / AGF

Da Oderzo a Rovereto, dodici città italiane accendono i riflettori sul conflitto più sanguinoso dal secondo Dopoguerra, tra saccheggi di minerali strategici, oltre dieci milioni di vittime e la denuncia delle nuove manovre politiche che continuano a insanguinare il Paese

Il 17 ottobre ha preso il via anche in Italia la 19esima edizione della Congo Week, la settimana internazionale nata nel 2008 per volere di Friends of the Congo a Washington DC con l’obiettivo di dare voce a una terra scossa da trent’anni di conflitti. Quest’anno la mobilitazione assume un significato particolarmente solenne e drammatico, questo mese segna infatti tre decenni esatti dall’inizio della guerra economica che, dal lontano ottobre 1996, devasta la Repubblica Democratica del Congo. Un conflitto che ha provocato oltre dieci milioni di vittime nel silenzio della comunità internazionale, lasciando di fatto il Paese diviso in due.
Dietro questa tragedia si muovono grandi interessi economici legati al controllo delle risorse strategiche indispensabili per la tecnologia di ultima generazione come coltan, cobalto, oro, tungsteno, cassiterite, uranio e litio . Una ricchezza che, anziché garantire benessere alla popolazione, alimenta violenze sistematiche, uccisioni, aggressioni sessuali, reclutamento e sfruttamento di minori, sfollamenti forzati e assassini mirati, spesso con la complicità dei governanti locali.
A denunciare la situazione è la rete italiana “Insieme per la Pace in Congo” tramite il suo portavoce John Mpaliza, che punta anche il dito contro il ritorno sulla scena politica dell’ex presidente Joseph Kabila attraverso la creazione del nuovo movimento politico-militare Fronte per il Rinnovamento della Nazione (FRN). Quest’ultimo ingloba l’AFC/M23, ereditandone obiettivi, responsabilità e crimini, con il sostegno del Ruanda e il silenzio della comunità internazionale.

Il massacro da cui è cominciato tutto
«Il 6 ottobre 1996, cioè esattamente 30 anni fa, veniva commesso un efferato massacro, purtroppo ancora impunito, oggi considerato da tanti il punto di partenza della guerra economica che da oltre 30 anni continua a insanguinare la Repubblica Democratica del Congo», ricorda John Mpaliza. «Nell’ospedale di Lemera, una piccola località a circa 100 chilometri da Uvira, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, furono infatti massacrate oltre 35 persone tra personale medico e pazienti nei propri letti». «Al massacro scampò per puro caso l’allora direttore dell’ospedale, il dottor Denis Mukwege, oggi conosciuto come il medico che ripara le donne, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2018: semplicemente non era in ospedale perché era andato a fare visite a domicilio». 
A commettere questi crimini contro l’umanità furono alcuni cittadini ruandesi, membri dell’AFDL, una milizia che faceva capo all’attuale presidente del Ruanda, Paul Kagame. «Circa due settimane dopo si cominciò a parlare di un’alleanza militare tra Ruanda, Uganda e Burundi, sostenuta dagli Stati Uniti e da altre potenze del mondo, soprattutto aziende multinazionali, e da lì a poco iniziò l’aggressione, il saccheggio e la conquista dell’allora Zaire fino alla fuga del presidente Mobutu, un anno dopo», aggiunge John Mpaliza. «Questa avanzata dell’AFDL dall’est verso Kinshasa, la capitale, è conosciuta come la Prima guerra del Congo e provocò circa 2 milioni di vittime. La Seconda guerra del Congo, oggi conosciuta anche come Prima guerra mondiale africana, iniziò invece nel 1998 e si concluse nel 2003 dopo l’uccisione del presidente Laurent-Désiré Kabila nel 2001». «Le ragioni di questo conflitto», sottolinea, «le conosciamo tutti, sono sicuramente le materie prime critiche per la tecnologia di oggi e la conquista delle terre, soprattutto nell’est del Congo, da parte del Ruanda».

Un programma fitto
In Italia, le iniziative promosse da organizzazioni attive in 12 città offrono importanti occasioni di incontro, dibattito e cultura. Il programma ha preso il via sabato 17 ottobre a Oderzo, in provincia di Treviso, grazie all’APS Kantiere Misto/Kantiere per la Pace, con incontri negli istituti scolastici Scarpa e Sansovino-Obici, la proiezione del pluripremiato film “Fango e Sangue” di Jean-Gabriel Leynaud, vincitore del Premio Diritti Umani al Trento Film Festival 2026, e un’apericena solidale per il Campo Rifugiati congolesi a Busuma, seguita da un banchetto informativo in Piazza Grande. Il percorso culturale e di sensibilizzazione si concluderà, invece, sabato 24 ottobre a Rovereto, in provincia di Trento, al Teatro Rosmini, con una nuova proiezione della pellicola di Leynaud.
La rete di adesioni però è ricca e capillare. A Genova la manifestazione è sostenuta dal patrocinio del Comune e promossa da Luci sul Kivu, Caritas Genova, Young Caritas Genova, Karibuni odv, VIS ong, La Piuma odv e Percorsi di Vita odv. In Trentino l’impegno corale vede in prima linea il Comune di Rovereto, l’associazione “Il Melograno” Brentonico, il Trento Film Festival, il CAVA, il Forum trentino per la pace e i diritti umani, l’ANPI Rovereto-Vallagarina, l’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo, le Donne In Nero Rovereto e il Centro Pace, ecologia e diritti Rovereto. La Congo Week 2026 supera inoltre i confini nazionali approdando per la prima volta anche a Berlino, nel cuore della Germania, con una settimana incentrata sul tema della sovranità per celebrare la cultura e l’attivismo congolese.

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