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Le “ruspe democratiche” di Salvini falliscono. Il Comune di Bologna troverà una soluzione per il centro sociale Xm24

L'assessore alla Cultura Matteo Lepore si è impegnato a trovare una sede al centro sociale entro il 15 novembre

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 6 Ago. 2019 alle 19:52 Aggiornato il 6 Ago. 2019 alle 21:10
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Bologna, il Comune si impegna a una soluzione per il centro sociale Xm24: gli attivisti scendono dal tetto

L’assessore alla Cultura di Bologna, Matteo Lepore, al termine dell’incontro del 6 agosto in questura ha dichiarato che il Comune troverà una soluzione per il centro sociale Xm24, sotto sgombero da questa mattina.

I militanti di Xm24 hanno avuto un colloquio con le istituzioni, iniziato intorno alle 17, e hanno ottenuto la promessa di un accordo “entro e non oltre il 15 novembre”.

“L’assessore in rappresentanza del Comune riconosce l’importanza della progettualità politico sociale e culturale dello spazio pubblico Xm24 e si impegna a trovare sin da ora una sede adeguata per far ripartire le attività dello spazio”, scrive il politico in una nota consegnata agli attivisti.

L’eventuale nuova sede sarà decisa a partire dalle proposte che il centro sociale aveva già presentato al Comune il 1 di agosto, offrendo una rosa di quattro edifici pubblici in cui trasferirsi.

Fin quando non sarà trovato un accordo, Comune e centro sociale continueranno a incontrarsi ogni quindici giorni ad un tavolo di trattativa.

Le dichiarazioni a TPI di uno degli attivisti del centro sociale Xm24

Uno degli Andrea del centro sociale (così si fanno chiamare i ragazzi dello spazio autogestito) esprime la sua soddisfazione a TPI: “I ragazzi che erano sul tetto stanno scendendo, si sentono i petardi, è il segnale. Il presidio è ancora numeroso nonostante il caldo. Il Partito Democratico della giunta del sindaco Merola si è accorto che la forza di Xm24 non è millantata ma è reale e viva all’interno della città. La nostra azione ha fatto invertire la rotta della politica”.

Qui tutti gli aggiornamenti dal canale del centro sociale Xm24

La storia del centro sociale Xm24 di Bologna

Storicamente lo spazio di Xm24 non è un luogo occupato. Prima del 2002 l’edificio di proprietà del demanio era in stato di abbandono. “Ci depositavano dentro macchinari vecchi, auto sfasciate e ogni tipo di rifiuto, era un posto che al quartiere non piaceva affatto”, riferisce ancora Andrea.

Nel 2002 era arrivato l’accordo con l’allora sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca che aveva proposto il trasferimento di un gruppo di collettivi nell’edificio di via Fioravanti.

Con la nuova giunta Merola in quota Pd, la formula di concessione degli spazi ai centri sociali era possibile attraverso una convenzione stipulata con il “Comitato per le esperienze sociali autogestite”, partecipato da diversi centri sociali a cui gli stabili pubblici venivano dati in gestione. Per Xm24 la convenzione scadeva nel 2016 e il termine ultimo per liberare gli spazi era il 25 luglio scorso.

Le attività del centro sociale

Nel frattempo gli attivisti avevano creato un luogo aperto alla cittadinanza in cui si svolgevano diverse attività. C’era una palestra popolare, un corso di italiano per i migranti, laboratori d’informatica, arte e scrittura e persino una radio.

Tra le altre iniziative anche un mercato ortofrutticolo dislocato in 6 zone della città a cui partecipavano molti contadini delle vallate bolognesi.

Il quartiere in cui è situato Xm24 si trova a pochi passi dalla nuova sede del Comune di Bologna, nel rione Bolognina, dove inizia la prima periferia. Il 29 giugno in migliaia hanno manifestato a Bologna per impedire lo sgombero dello spazio. Il Comune ha infatti in progetto di realizzare nello stabile 10 appartamenti di co-housing.

Per gli attivisti del centro sociale era importante non essere spostati lontano dai quartieri popolari. “È qui che svolgiamo le nostre attività, essere trasferiti in una zona industriale lontano dalle persone renderebbe meno efficace il nostro lavoro”, spiega Andrea. La zona del rione Bolognina è infatti una delle aree con la maggior densità di migranti e gli attivisti non volevano rinunciare a un progetto di integrazione sul territorio.

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