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Cloud nazionale, il Governo ha scelto il vincitore annunciato Tim-CdP. Tutte le ombre sulla gara

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Il ministro per la Trasformazione digitale Vittorio Colao. Credit: Ansa

La gara per il cloud di Stato ha un pre-vincitore. E, a ben vedere, era quello che tutti si aspettavano. Per la realizzazione del Polo Strategico Nazionale (Psn), il maxi-piano da 2 miliardi di euro per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, il ministero per la Transizione digitale ha indicato quello che, allo stato attuale, considera il progetto migliore. E come era nelle attese, la patente di favorita se l’è guadagnata la cordata formata da Tim, Cassa Depositi e Prestiti, Leonardo e Sogei, la cui offerta è stata giudicata migliore rispetto a quelle di Aruba-Almaviva e Fastweb-Engineering.

La decisione del ministero guidato da Vittorio Colao non è definitiva: si tratta infatti di un’indicazione che precede il bando di gara (previsto per le prossime settimane) e ne traccia in qualche modo i confini. Le cordate che vorranno competere, a questo punto, dovranno dimostrare di presentare condizioni più vantaggiose rispetto a quelle messe in campo da Tim e soci. I quali, però, avranno sempre la facoltà di pareggiare le offerte e aggiudicarsi il progetto.

A questo punto, quindi, è difficile aspettarsi sorprese: la designazione del “pre-vincitore” sembra un’indicazione chiarissima di come terminerà la gara una volta che verrà pubblicato il bando e verranno formalizzate le offerte.

Il Polo Strategico Nazionale è un progetto che prevede la migrazione al cloud della Pubblica Amministrazione, e costituisce uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In sostanza, i dati della PA che attualmente sono gestiti da server poco sicuri e banche dati che non comunicano tra loro, verranno trasferiti in questa nuova grande infrastruttura.

Come vi abbiamo raccontato sulle pagine del settimanale The Post Internazionale – TPI, però, molte nubi si sono addensate su questa gara per il cloud di Stato. Nubi che riguardano sia la regolarità della competizione, sia la procedura di assegnazione scelta.

Il ritiro di Poligrafico e quella telefonata dal Mef

Tim, Cassa Depositi e Prestiti, Leonardo e Sogei hanno presentato, dunque, l’offerta considerata migliore dal ministero per la Transizione digitale. Ciò è avvenuto, però, dopo che lo scorso settembre si è “sfaldata” un’altra cordata sulla carta molto competitiva, quella composta da Poligrafico e Fastweb. Quest’ultima ha poi deciso di rientrare nella partita, formando una partnership con Engineering. Ma sul ritiro di Poligrafico dello Stato ci sono diverse ombre. Come raccontato su TPI da Alberto Nerazzini, infatti, alla base del ritiro ci sarebbe stata una telefonata partita dal Gabinetto del ministero dell’Economia (azionista di controllo di Poligrafico), che avrebbe chiesto esplicitamente all’AD di Poligrafico e Zecca dello Stato Paolo Aielli di sfilarsi dalla gara, come poi avvenuto. Poligrafico al momento nega che vi siano state pressioni, ma la tesi non ha convinto, tra gli altri, il deputato del gruppo Misto (ed ex Movimento Cinque Stelle) Raphael Raduzzi, che ha presentato un esposto alla Procura di Roma.

Ma non è tutto. TPI è infatti entrata in possesso di un documento riservato. Come ha spiegato sul nostro settimanale Alberto Nerazzini si trattava della  “bozza della concessione «per l’affidamento dei servizi infrastrutturali e applicativi in cloud per la gestione di dati sensibili ‘Polo Strategico Nazionale’» tra il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale e le società CDP Equity Spa, Tim Spa, Sogei Spa e Leonardo Spa. Proprio così: lo schema di convenzione è già pronto, da una parte il Ministero di Colao, dall’altra la solita cordata, quella che da sempre è la «grande favorita», quando in realtà siamo ancora nella fase delle manifestazioni di interesse e il bando è ancora lontano”.

Le proteste del Consorzio Italia Cloud

A tutto questo si aggiungono le proteste di quella che, nelle intenzioni, sarebbe stata la quarta cordata in campo per il Polo Strategico Nazionale, ovvero il Consorzio Italia Cloud, associazione che aggrega una serie di aziende italiane operanti nel cloud computing (Seeweb, Sourcesense, Infordata, BabylonCloud, ConsorzioEht e Netalia). Dopo un’iniziale manifestazione di interesse, il Consorzio ha rinunciato alla gara poiché contrario alla procedura di assegnazione prevista dal Governo, ovvero il partenariato pubblico-privato.

Antonio Baldassarra, amministratore delegato di Seeweb, ha spiegato al nostro giornale che tale procedura potrebbe essere stata decisa in seguito a interlocuzioni preliminari tra i grandi player attualmente in campo e il ministero dell’Innovazione digitale, senza un reale coinvolgimento delle realtà medio-piccole.

“Siamo entrati in questa partita lo scorso giugno – ha detto Baldassarra a TPI – non appena è stato reso noto che esisteva la possibilità di presentare delle manifestazioni di interesse, ma abbiamo avuto la sensazione che ci fossero altri player che nella stessa partita erano già entrati un anno prima. Questa sensazione è poi diventata una certezza: ho anch’io la mia intelligence, e so che a settembre del 2020 sono state fatte delle riunioni con una serie di soggetti in cui si è parlato del Psn e del partenariato pubblico-privato come modalità per realizzarlo. Se si fa una call pubblica a giugno 2021, ma ne era stata fatta una l’anno precedente a un ristretto numero di aziende, è chiaro che non tutti vengono messi nelle stesse condizioni di partenza”.

E secondo l’AD di Seeweb, proprio le interlocuzioni preliminari con i grandi player potrebbero aver contribuito a delineare la strada del partenariato pubblico-privato, molto diversa rispetto a quella immaginata dal Consorzio Italia Cloud. “Siamo arrivati in un momento in cui il progetto aveva già preso una direzione che a noi non piace. Se fossimo stati avvisati e coinvolti prima, avremmo forse potuto influire maggiormente su alcune scelte. Noi riteniamo infatti che un progetto come il Psn debba essere federato, racchiudendo il meglio nell’ambito pubblico, semi-pubblico regionale e privato nazionale. La strada che invece si è scelta è quella del ‘chi vince prende tutto’, come nella famosa canzone degli Abba, nonostante alcuni player che si sono candidati abbiano una proprietà non del tutto chiara e abbiano dietro di loro alcune delle Big Tech”.

La versione del ministero

Le parole di Baldassarra hanno chiamato in causa non solo la gestione del PSN da parte dell’attuale ministro Colao, ma anche quella di Paola Pisano, che all’epoca dei fatti richiamati dall’AD di Seeweb era a capo del ministero dell’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Sentita da TPI per una replica, Pisano ha dichiarato che gli incontri di cui si fa menzione erano normali interlocuzioni con i principali stakeholder interessati a un progetto cui era già stata data evidenza pubblica: “Nella Strategia 2025 che presentai a dicembre 2019 – ha detto l’ex ministra a TPI – posi l’accento sulla necessità di ‘realizzare data center sicuri e affidabili sul territorio nazionale in cui consolidare le infrastrutture digitali’. Al fine di dare attuazione al progetto Psn, promossi a giugno del 2020 la modifica dell’articolo 33-septies che, approvata dal Parlamento, prevedeva la Presidenza del Consiglio dei ministri come ente promotore della realizzazione di ‘un’infrastruttura ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale per la razionalizzazione e il consolidamento dei Centri per l’elaborazione delle informazioni (Ced)’. La norma introdotta, di dominio pubblico, attirò l’attenzione dei principali stakeholder del settore, pubblici e privati, con i quali, sia io sia i tecnici ed esperti del dipartimento, avemmo incontri, come del resto è avvenuto su tutti i temi della trasformazione digitale seguiti durante il mio incarico. Credo che ascoltare i principali operatori rientri tra i doveri di un ministro e delle sue strutture”.

“Massima trasparenza di quello che si stava facendo emerge non solo da una mia intervista rilasciata a settembre 2020 al Sole 24 Ore, dove feci cenno alle intenzioni del Governo di realizzare il Psn anche mediante partenariato pubblico-privato, così di fatto sollecitando il mercato, ma anche dalla relazione al Senato, presentata i primi giorni del mese di novembre, nella quale indicai le diverse attività che il dipartimento stava portando avanti sul tema del Psn”, ha aggiunto l’ex ministra.

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