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Caso Suarez: nelle intercettazioni spunta il nome di Paratici, dirigente della Juventus

Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 24 Set. 2020 alle 11:25 Aggiornato il 24 Set. 2020 alle 11:25
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Immagine di copertina

La richiesta di risolvere il problema dell’esame di italiano dell’attaccante del Barcellona Luis Suarez sarebbe arrivata dal direttore sportivo della Juventus Fabio Paratici. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, questo emergerebbe dalle telefonate intercettate dalla procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone. La Guardia di Finanza, impegnata nell’inchiesta, da giorni sta passando al vaglio il materiale sequestrato nelle perquisizioni alla ricerca di nuovi elementi sulla vicenda della cittadinanza italiana ottenuta da Luis Suarez. Al momento il giocatore, i membri del suo staff e i dirigenti dalla Juventus (che era interessata alla cittadinanza del centravanti in ottica calciomercato) non risultato indagati.

Nelle intercettazioni, però, secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, è “apparso” il nome dello Chief football officer della Juventus, Fabio Paratici, che avrebbe chiesto di velocizzare la questione. “Ci stanno chiedendo di fare in fretta”, si raccontavano gli intercettati, riferendosi all’interessamento della società. Ma un conto è chiedere di accelerare i tempi, o anche invitare a farlo, per firmare un contratto prima della chiusura del mercato; un altro è istigare a truccare l’esame. Dalle intercettazioni sono emerse poi le parole del rettore dell’università statale Maurizio Oliviero (non indagato) che in una telefonata con il Direttore generale di quella per gli stranieri Simone Olivieri, inquisito per corruzione, falso e violazione di segreto, esclama: “Tu sai che io ho buoni rapporti con la dirigenza della Juventus”. E aggiunge: “Dobbiamo aiutare il nostro centravanti”. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’accusa riterrebbe questo il contatto che avrebbe messo in moto la macchina che avrebbe portato lo stesso Olivieri e la rettrice Giuliana Greco Bolli a “fornire le necessarie direttive” per attestare che il calciatore uruguaiano parlasse bene l’italiano, nonostante la professoressa che gli ha fatto un corso accelerato abbia ammesso: “Non spiccica ’na parola”.

Il rettore della Statale nei prossimi giorni sarà ascoltato come testimone. Intanto ha accettato di raccontare la propria versione al Corriere della Sera: “Mi chiamò una persona che fa parte dello staff della Juventus per sapere se nel mio ateneo si poteva sostenere il test B1, io risposi che avrei interessato i colleghi dell’università per gli stranieri. Chiamai la collega Giuliana Grego Bolli e parlai pure con Simone Olivieri. Ad entrambi spiegai quali erano le richieste e girai i contatti. Poi non ho saputo più nulla. Qualche giorno dopo l’esame sostenuto da Suarez sono stato contatto da Paratici che voleva dirmi che l’entourage del giocatore era rimasto molto soddisfatto dell’accoglienza ricevuta e voleva ringraziarmi. Una telefonata di cortesia”.

Leggi anche: 1. Suarez, cittadinanza italiana ottenuta con truffa: il punteggio attribuito prima della prova / 2. “Non sa una parola ma deve passare”: così si pilotava l’esame di italiano di Suarez. L’intercettazione / 3. Il caso Suarez ci dice che in Italia gli immigrati ricchi si accolgono e quelli poveri si odiano

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