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Caso Regeni, i segreti della professoressa di Cambridge: “L’ho mandato a morire”

La Procura di Roma rileva "l'assenza di volontà di contribuire alle indagini relative al sequestro, la tortura e l'omicidio" del dottorando italiano

Di Donato De Sena
Pubblicato il 12 Dic. 2020 alle 12:48
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Regeni, segreti della professoressa di Cambridge

Ombre sui comportamenti e le ricostruzioni della professoressa di Giulio Regeni, Maha Mahfouz Abdelrahman, docente all’università di Cambridge che seguiva il lavoro del dottorando italiano in Egitto. Come riportano oggi il Corriere della Sera e Repubblica, i magistrati della Procura di Roma che hanno indagato sulla fine del 28enne originario di Fiumicello hanno rilevato – così ha scritto il pm Sergio Colaiocco nell’atto finale dell’inchiesta – “l’assenza di volontà di contribuire alle indagini relative al sequestro, la tortura e l’omicidio di un suo studente; quali siano le ragioni di siffatta anomala condotta non è stato possibile, sino ad oggi, accertare”.

In particolare dal pc della docente, acquisito attraverso l’autorità giudiziaria del Regno Unito, è spuntata una mail inviata a una collega canadese quattro giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Giulio, il 7 febbraio 2016, in cui la professoressa scriveva: “Ho mandato un giovane ricercatore verso la sua morte… Indicare alle persone come fare ricerca è qualcosa che, penso, sento di non dover più fare”.

Secondo la Procura quel messaggio di posta elettronica rivela sia il “rimorso della docente per la sorte toccata al suo ricercatore”  ma anche la “leggerezza che aveva caratterizzato la sua gestione del dottorando Regeni, soprattutto nella fase di invio sul campo”.

Era stata proprio Maha Mahfouz Abdelrahman a suggerire a Giulio Regeni di concentrare i suoi studi e le ricerche in Egitto sul “ruolo dei lavoratori nella rivoluzione nell’era post-Mubarak” e in particolare sul ruolo dei sindacati autonomi, mentre lei ha affermato che fu un’iniziativa di Regeni.

Altre “contraddizioni” riguardano la scelta della tutor al Cairo, sulla quale Giulio nutriva perplessità, e soprattutto l’idea di chiedere un finanziamento alla ricerca di 10.000 sterline alla Fondazione inglese Antipode. Seguendo la ricostruzione dei pm, il finanziamento è un punto di svolta nel destino del dottorando. L’attenzione delle forze di sicurezza egiziane sarebbe aumentata dopo la scoperta che dietro i contatti di Regeni con gli ambulanti del Cairo poteva esserci Antipode.

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