Salvini fammi capire: a un ladro si può sparare sempre, ma se CasaPound minaccia di stupro i rom la polizia non interviene?

Di Luca Telese
Pubblicato il 9 Mag. 2019 alle 11:59 Aggiornato il 9 Mag. 2019 alle 12:32
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Immagine di copertina

Casal Bruciato rom Salvini – Domanda. Ma la famiglia Omerovic a Casal Bruciato, può e ha diritto a sparare per difendersi dagli aggressori? Voglio fare questa domanda al ministro dell’interno Matteo Salvini, quello che telefona ai cittadini che mirano con la pistola contro coloro che si introducono nelle loro proprietà.

Voglio fargli questa domanda, non partendo dal punto di vista sicuramente legittimo dei democratici progressisti, di cui in questo momento poco ci interessa, ma con quello dei Salviniani più ortodossi.

E quindi la domanda è: se è vero che secondo uno dei più noti slogan del “Capitano” della Lega “la difesa è sempre legittima”, non sarà a maggior ragione legittima, a Casal Bruciato, la difesa della famiglia Omerovic?

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Deve essere considerata legittima, perché la minaccia è terribile, perché i bambini erano così spaventati che hanno avuto attacchi di panico, perché qualcuno ha gridato alla madre di quei bambini “Ti stupro!”.

E non era una illazione dei giornalisti perché abbiamo pubblicato il video, e perché il simpatico difensore delle donne in salsa tartarugata è stato identificato.

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Se è giusto – secondo l’etica salvinana – che io possa sparare con la pistola ad un malintenzionato che si introduce in casa mia violando la legge, a maggior ragione deve essere giusto che io possa sparare a ottanta teppisti che si introducono in casa mia, violando la legge.

Se come dice “il Capitano” non si discute nemmeno il diritto di chi è dentro la sua proprietà a difendere i propri figli anche con una arma da fuoco, dovrebbe essere considerato pacifico il diritto di papà Omerovic a difendere i propri dodici figli anche con un’arma da fuoco.

E l’unica domanda che mi ha stupito ieri, guardando lo spettacolare duello dialettico e giornalistico tra Matteo Salvini e Lilli Gruber a Otto e mezzo, era che Lilli, chiedesse a Salvini “quando” sarebbe andato a Casal Bruciato, dando per scontato che sarebbe andato a difendere il punto di vista di coloro che contestavano la famiglia Omerovic.

Anche Salvini rispondeva dando per scontato che il suo dovere fosse manifestare insieme ai ribelli. Ma siccome gli aggressori solo quelli che stanno fuori, come può un ministro che è tenuto a far rispettare la legge solidarizzare con loro?

E siccome la parola d’ordine di Salvini è “Prima gli italiani” (e di certo qualcuno dovrà suggerire al ministro il fatto che due dei figli legittimamente assegnatari dell’appartamento sono a tutti gli effetti italiani, perché hanno una cittadinanza italiana), la domanda da fare a Salvini in quel caso era: da ministro dell’Interno, come può non andare a Casal Bruciato a difendere il diritto dei cittadini italiani legittimamente assegnatari alla loro casa?

E siccome la parola d’ordine di Salvini è “Prima le famiglie”, come può il ministro essere contro una famiglia di dodici persone? E siccome Salvini, quando si trovava in imbarazzo per la vittoria degli italiani di nuova generazione con la maglia azzurra, ha anche aggiunto “che chi lavora e chi rispetta le regole, anche se è straniero, per me deve essere protetto e deve avere gli stessi diritti degli italiani”, è evidente che nessuno può immaginare un Salvini che trascura la difesa della piccola Violetta Omerovic.

E siccome Violetta ha tre anni, ed è (oltre che una legittima assegnataria), assolutamente incolpevole della gazzarra che è stata messa su per negarne il suo diritto ad una casa, deve essere sicuramente difesa dal ministro.

Quello stesso ministro dell’Interno che dice “chi tocca i bambini trova Salvini davanti alla sua strada”. L’unica possibilità che potrebbe fare eccezione, dunque, è che Salvini non voglia teorizzare una sorta di asimmetria nel suo diritto di difesa.

E cioè dire che tutti hanno diritto a sparare per difendere la proprietà tranne quelli che sono Rom. Il che davvero ci porterebbe in uno strano paradosso, quello di un ministro della Repubblica che per la prima volta nella storia del mondo occidentale teorizzasse una diversità razziale, superando anche gli standard del Mississippi degli anni Cinquanta.

Come tutti sapranno, soprattutto quelli che hanno visto il bellissimo “Green book”, in quegli Stati, nel pieno della segregazione razziale, un nero non aveva diritto difendersi, un nero doveva cedere il posto, un nero aveva l’obbligo rispettare il coprifuoco e non poteva uscire e circolare liberamente dopo il tramonto.

Quindi, a meno che Salvini non voglia dire che gli Omerovic sono razzialmente diversi dal capitano, dal leader della Lega e dal ministro, la domanda da fargli è esattamente questa: gli Omerovic hanno diritto a sparare a chi attenta alla loro proprietà? Sì. Salvini deve andare a Casal bruciato? Sì.

Ma se ci va, deve andare a portare la loro solidarietà alla famiglia, come leader della Lega per quello che ha detto in questi anni, e deve andare a difendere quella famiglia come ministro dell’Interno, per i suoi obblighi costituzionali.

Deve andare a solidarizzare con loro, soprattutto se per caso papà Omerovic, convinto dai discorsi di Salvini, decidesse di tirare fuori la pistola e sparare un colpo a chi vuole attentare nella sua proprietà alla sicurezza della sua famiglia.

Anche e soprattutto se si trattasse di un militante leghista che è andato lì a dire: “Vattene, puttana!”, come tutti gli altri che lo hanno cullato fatto in queste ore, dense di rabbia, dramma e vergogna.

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