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Home » Cronaca

Si smarrisce a 3 anni, 30 anni dopo ritrova la famiglia: la commozione di un’intera comunità

Immagine di copertina
Cheng Xueping mentre abbraccia i suoi genitori

L'uomo, allora bambino, si era perso mentre giocava vicino a un cantiere

È una storia a lieto fine quella del 33enne Cheng Xueping. L’uomo, dopo ben tre decenni, è riuscito a unirsi nuovamente alla sua famiglia a seguito del suo smarrimento da piccolo. Decisivo per il ricongiungimento è stato il test del Dna.

La storia, che arriva dalla Cina, ha commosso tutti dopo la sua diffusione sui principali media internazionali.

La vicenda

Cheng è nato nella contea di Nanbu, nella provincia di Sichuan, nel 1985. Fin da piccolo aveva vissuto per la maggior parte del tempo con la nonna: i genitori lavoravano entrambi a Guizhou per permettergli una vita dignitosa.

Un giorno, però, decisero di portare il loro bambino nella città in questione per stargli più vicino. Ma nel 1988 Cheng, all’età di tre anni, mentre giocava nelle vicinanze di un cantiere dove lavorava il padre, si perse. Nessuno dei familiari fu in grado di ritrovarlo. Per 30 anni le ricerche non si sono mai fermate e Cheng Jiguang e Gao Zhenling, padre e madre del bambino, hanno vissuto con un costante senso di colpa.

Che fine aveva fatto Cheng? Il piccolo, accolto da una famiglia affidataria, è stato a lungo nella contea di Jize, nella provincia di Hebei. Ma il suo “secondo” papà, un uomo single, lo ha poi abbandonato per rifarsi una famiglia. Il ragazzino, dunque, è stato affidato allo “zio”.

Qualche anno dopo, senza mai mettere da parte il desiderio di incontrare di nuovo la sua famiglia biologica, il giovane ha chiesto aiuto a un’organizzazione no-profit, Baby Back Home, consegnandole alcuni campioni del suo Dna.

Anche i genitori naturali avevano compiuto lo stesso gesto. E così nell’agosto 2018 Cheng è stato informato del fatto e ha potuto riabbracciare la famiglia. Un episodio che è stato molto seguito e ha emozionato la città di Ginzhou.

LEGGI ANCHE: La scomparsa di Stephanie Mailer: la recensione di TPI
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