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Carabiniere ucciso a Roma, le condizioni dei due americani in carcere: “Smarriti e confusi”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 31 Lug. 2019 alle 12:03 Aggiornato il 31 Lug. 2019 alle 12:37
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Immagine di copertina

Carabiniere ucciso a Roma, le condizioni dei due americani in carcere: “Smarriti e confusi”

Da quando sono stati fermati per aver ucciso il carabiniere 35enne Mario Cerciello Rega, i due ragazzi americani di 18 e 19 anni sono trattenuti nel carcere di Regina Coeli.

Carabiniere ucciso a Roma: la ricostruzione dei fatti di quella notte, minuto per minuto

Finnegan Elder Lee, il giovane accusato di aver ucciso con undici coltellate il vicebrigadiere si dice “smarrito e confuso”, riporta La Stampa. Sua madre, raggiunta nella sua abitazione a San Francisco, si dice “distrutta e devastata”.

“Non posso parlare, è tutto così precario, stiamo aspettando le indicazioni del dipartimento di Stato, prima di partire per Roma, forse domani o mercoledì (oggi 31 luglio, ndr)”, ha continuato la donna.

La 51enne ammette anche che il figlio facesse uso di marijuana, che in California è legale, e che la usasse per alleviare i dolori alla mano sinistra, parzialmente paralizzata e senza un dito, ma di non sapere che usasse anche stupefacenti di altro tipo.

“Non mi sento… libero”, Elder appare provato, lo sguardo perso nel vuoto, probabilmente sotto l’effetto di tranquillanti.

Il Corriere della Sera, invece, parla della situazione dell’altro protagonista della vicenda: Gabriel Natale-Hjorth, detto “Gabe” e anche lui rinchiuso nel carcere romano. È uno dei due americani accusati di aver ucciso carabiniere carcere.

Ad assistere il ragazzo è Francesco Petrelli, già legale di Giovanni Scottone nel processo per l’omicidio di Marta Russo e difensore del carabiniere Francesco Tedesco, accusato di omicidio preterintenzionale per la morte di Stefano Cucchi.

L’avvocato racconta del bisogno del giovane di incontrare i genitori: “Avvocato, la prego, sono disperato, faccia venire al più presto i miei genitori a trovarmi… Faccia venire almeno i miei parenti italiani, ho bisogno di vederli, non ce la faccio più”.

A queste frasi, il 18enne avrebbe aggiunto il tentativo di discolparsi e di prendere le distanze dall’amico Finnegan Elder Lee.

“Io ero già qui quando mi ha chiamato Elder dall’America. Finnegan mi ha detto ‘vengo a trovarti, ci vediamo’, ma io non c’entro niente, mi sono trovato in mezzo a questa terribile situazione senza volerlo. Per esempio, non sapevo nemmeno che Elder avesse portato dall’America quel coltello e non stavo neppure con lui in albego, io infatti stavo con mio padre, non ci avevo mai dormito con Elder prima di quella notte…”.

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