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Alberto Genovese condannato a 8 anni e 4 mesi per due stupri: pena più alta della richiesta della procura

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Alberto Genovese condannato a 8 anni e 4 mesi per due stupri: pena più alta della richiesta della procura

È stato condannato a 8 anni e 4 mesi di reclusione Alberto Genovese, nel processo abbreviato per due casi di stupro tra Ibiza e Milano, risalenti al 2020. Una pena superiore a quella di 8 anni chiesta dalla procura, che nella requisitoria aveva fatto riferimento a un “quadro di devastazione e degrado umano”. Secondo l’accusa, entrambe le vittime erano state stordite dall’imprenditore del web con un mix di cocaina e ketamina.

Assieme a Genovese è stata condannata a 2 anni e 8 mesi anche l’ex fidanzata Sarah Borruso, ma solo per il caso di Ibiza, risalente a luglio 2020. La donna avrebbe preso parte alla violenza contro una modella di 23 anni, accertata secondo l’accusa dalla denuncia della giovane e da testimonianze di altri ospiti di Villa Lolita.

Tre mesi dopo i fatti di Ibiza, Genovese ha violentato un’altra ragazza di 18 anni nel suo attico di Milano. La violenza è stata ripresa dalle telecamere della stanza di Genovese: la ragazza, stordita dall’assunzione di diverse sostanze stupefacenti, ha subito sevizie per ore, prima di riuscire a fuggire seminuda dalla “Terrazza sentimento”. Dopo i fatti la ragazza è risultata invalida permanente al 40 percento e secondo i suoi legali non può più svolgere il lavoro di modella che faceva prima.

Il giudice per l’udienza preliminare (gup), ha stabilito a favore della giovane una provvisionale di risarcimento da 50mila euro, la cui entità integrale andrà stabilita in sede civile. Meno rispetto alle aspettative della difesa, che durante il processo aveva chiesto una somma pari a 1,5 milioni di euro.

La difesa di Genovese, che ha scelto di ricorrere al rito abbreviato, aveva chiesto di riconoscere nel caso di Milano la semi infermità mentale e, di conseguenza, una condanna al minimo della pena, e l’assoluzione per quello di Ibizia. Durante il processo, i suoi legali hanno sostenuto che la capacità di intendere e di volere dell’imprenditore fosse “quantomeno grandemente scemata” al momento dei fatti, a causa di un’intossicazione cronica da stupefacenti e uno stato mentale definito patologico da una relazione tecnica realizzata dai consulenti.

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