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I super-etero (SS): la nuova “identità sessuale” che alimenta la transfobia e strizza l’occhio ai neonazi

Di Anna Carluccio
Pubblicato il 15 Mar. 2021 alle 12:06 Aggiornato il 15 Mar. 2021 alle 13:08
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Immagine di copertina
Credits: Twitter e Ansa

I super-etero (Super straight)

Anche in Italia gli “SS” sono sbarcati sui social. No, non si tratta delle “Squadre di salvaguardia” naziste (anche se i punti di contatto in realtà non mancano) ma dei “Super-straight“, tradotto in italiano i “Super-etero“. E attenzione, contrariamente a quanto si può pensare, non ci troviamo di fronte a un discutibile gioco di parole. Dietro c’è qualcosa di più. Si tratta di eterosessuali che provano attrazione solamente per chi si riconosce nel proprio sesso di nascita. Al bando quindi i transessuali.

L’hashtag #Superstraight pare essere stato lanciato su TikTok lo scorso febbraio da un adolescente che risponde all’username “kyleroyce“. In un video il ragazzo spiegava di essere un eterosessuale che esce solo con donne biologiche escludendo le “donne trans”. “Quindi ora sono super-etero”, ha annunciato. “Esco solo con donne che nascono donne. Non potete dire che sono transfobico adesso, perché è solo la mia sessualità“.

Una presa di posizione che ha suscitato come prevedibile un’ondata di rabbia e indignazione, nel mondo transgender e non solo. Il ragazzo ha poi raccontato di aver dovuto rimuovere il video per via delle numerose minacce, anche di morte, indirizzate a lui e ai suoi familiari.

Ma la tendenza “SS” potrebbe essere nata ancora prima dell’eroico manifesto del nostro Kyle. Come riporta la definizione di “super-straight” da poco inserita nella LGBTA Wiki, il termine potrebbe infatti essere stato creato su “4chan“, forum di discussione basato su immagini, una piattaforma dai contenuti spesso discutibili in cui sono garantiti anonimato e cancellazioni dei contenuti dopo un lasso di tempo, in pieno stile “dark web”. Un posticino di quelli rassicuranti, insomma, culla di un nuovo umanesimo e di correnti di pensiero d’avanguardia. E se anche il termine non fosse nato da lì, riporta sempre la LGBTA Wiki, “è stato molto velocemente adottato da 4chan per tentare deliberatamente di diffondere l’immaginario nazista (SS), come una forma di reclutamento dell’estrema destra e per creare una spaccatura tra le persone trans e il resto della comunità. Il termine è stato rapidamente adottato dai TERF (Trans-exclusionary radical feminism, sottogruppo del femminismo radicale caratterizzato soprattutto transmisoginia, ndr) e da altri transfobici per diffondere affermazioni disumanizzanti e ideologie esclusiviste/transfobiche”.

Sì, perché i paladini di questa nuova corrente non si limitano a esprimere una legittima preferenza, ma pretendono di elevarla a “identità sessuale“, tanto da asserire di far parte a pieno diritto del mondo LGBT+, mondo che naturalmente avverte questa come una minaccia. Che qualcuno un giorno si svegli e dia un nome a una nuova identità sessuale rivendicando per essa lo status di “minoranza” da tutelare suona a dir poco sinistro.

Ma sì, sarà stata una inutile boutade da lì a poco risucchiata in un buco nero del web, direte voi. E invece no. Perché l’hashtag #superstraight è rapidamente diventato virale radunando più persone sotto la stessa bandiera nero-arancione (che per una curiosa coincidenza sono gli stessi colori non solo di PornHub ma anche di Grindr, nota app per incontri e chat gay).

E il “popolo italico” poteva farsi scappare questa occasione? Ma certo che no. I super-etero nostrani hanno risposto “presente” all’adunata. Basta scorrere le centinaia di contenuti pubblicati sui social negli ultimi giorni per rendersene conto. Qualche esempio? Su Twitter “Mister Totalitarismo” ci spiega che è giusto creare la categoria superetero “per chiarire immediatamente che non si vuole uscire con nessun transessuale e dunque evitare di cadere nel reato di transfobia”; qualcun altro chiede candidamente cosa ci sia di sbagliato a dichiararsi “super-etero”. “Siamo liberi – si legge in un altro tweet – di accettare in modo romantico e sessuale solo persone del sesso opposto che si identificano con il genere assegnato alla nascita. E ciò non significa essere transfobici, noi rispettiamo tutti”. “Ci piace solo il sesso opposto cisgender – si legge in un video TiktTok – i trans li consideriamo del sesso di nascita, chiamarci transfobici è come chiamare un gay eterofobo perché non gli piacciono le ragazze”.

La comunità LGBT+, in particolare quella trans, si è da subito schierata contro questo nuovo sedicente “orientamento sessuale”, dando vita a un acceso dibattito tra i due gruppi. “Super-straight è un nuovo modo per dire di essere transfobici”; “Quando gli etero si annoiano e hanno voglia di provare l’ebbrezza di far parte di una minoranza oppressa diventano super-straight. Ma la differenza tra sesso e genere (e sessualità) chi gliela spiega?”; “Ma la gente che su Tiktok si definisce super-straight per giustificare la loro omolesbotransfobia esattamente che problemi ha? Spacciando per giunta “Super-etero” come un orientamento sessuale. Vergogna”; “Il concetto dei super-etero è talmente retrogrado. Se siete transfobici fate prima a dirlo”. Sono solo alcuni dei tweet di chi ha voluto stigmatizzare il nuovo trend. E anche su TikTok i video di denuncia si moltiplicano.

E il punto in effetti sta tutto qui: se dici “preferisco non avere rapporti con una persona trans” stai esprimendo una tua preferenza insindacabile. Cosa ben diversa è affermare che se ti piacciono le donne trans allora non sei etero ma soprattutto che le donne trans non sono donne vere e gli uomini trans non sono veri uomini. Ecco allora che stai mettendo in discussione anni di lotte fatte sulla pelle dei transessuali. E, attenzione, non è un modo di dire, perché parliamo di una delle categorie più discriminate della Storia, anche recente: nel 2020 solo negli Usa sono stati 44 i transessuali assassinati, mai così tanti negli ultimi anni, mentre l’Italia nel 2016 vantava il triste primato europeo per omicidi di persone trans. Quindi diciamo che il nervo è più che scoperto. E dovrebbe risultare evidente a chiunque la pericolosità strisciante di gruppi o movimenti che invalidano una intera categoria di persone e che fanno dell’esclusione il proprio principio fondante, rinforzando i pregiudizi tipici della transfobia.

Ecco perché “super etero” era proprio un neologismo di cui non si sentiva il bisogno e che invece, come ormai accade sempre più spesso, grazie ai social sta spopolando rapidamente. E peraltro ancora una volta torniamo alla questione linguistica. La diatriba “Direttore o direttrice” portata alla ribalta durante l’ultimo festival di Sanremo ha reso più che mai evidente come essa non sia tediosa materia di conversazione per accademici della Crusca ma si intrecci strettamente al tema dei diritti. Nonostante tanti, anche i più insospettabili, in questi giorni si affannino a liquidare questo tipo di dibattiti come inutili questioni formali (“tanto cosa cambia per una o due lettere?” Certo, ditelo a chi ha lottato anni per depennare l’odiosa R dall’appellativo “negro”) è innegabile che i dizionari spesso raccontino di un popolo e del suo grado di progresso (o arretratezza) molto più di tanti studi e indagini sociologiche.

Campo di osservazione privilegiato è certamente quello dei termini usati per indicare sessualità, orientamenti e preferenze. Un ambito in costante e veloce trasformazione in cui è stata la lingua ad arrivare con un certo ritardo per definire realtà che esistono dalla notte dei tempi ma che spesso non erano considerate meritevoli di un nome scevro da moralismi e sfottò.

D’altronde l’identità sessuale stessa è un concetto relativamente nuovo. Va da sé che, oltre a quella eterosessuale e a quella gay, c’è una grande varietà di termini con cui le persone possono identificarsi. Ma ci sono casi, e il “super etero” è proprio uno di quelli, in cui la cosa sembra sfuggire di mano. Perché se è vero, come diceva la psichiatra britannica Lorna Wing, che “Nulla esiste finché non ha un nome”, è pur vero che per fare esistere davvero qualcosa non basta attribuirgli un nome come fosse un’etichetta da appiccicare a un barattolo. Perché se, come in questo caso, il barattolo è pieno di olio di ricino scaduto, allora forse è proprio meglio lasciar stare.

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