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Home » Costume

A Torino la prima serata senza smartphone all’Hiroshima Mon Amour

Immagine di copertina
All'Hiroshima Mon Amour il 7 novembre la prima serata senza smartphone

Niente cellulare alla serata del 7 novembre

All’Hiroschima Mon Amour di Torino iniziano le serate senza smartphone

C’è un locale a Torino – ben noto ad autoctoni e non – che ha pensato alle serate senza smartphone: si tratta dell’Hiroshima Mon Amour, che dal prossimo 7 novembre lancia la prima serata “No phone”.

Della serata in questione si sa poco e, come scrive La Repubblica, gli organizzatori stessi hanno steso un velo di mistero su quello che accadrà nei locali di via Bossolo 83. “Il programma è ancora top secret e forse lo sarà fino al momento in cui si accenderanno le luci sul palco”, dicono.

Il direttore Fabrizio Gargarone ha precisato che l’evento è stato lanciato su Facebook qualche giorno fa “e i riscontri sono stati più che positivi sia da parte del pubblico sia dagli artisti”. Dunque, l’idea di metter via lo smatphone per una serata intera non spaventa.

Come funziona esattamente la serata senza smartphone?

“All’ingresso distribuiremo buste di plastica da consegnare al guardaroba come si fa con le giacche. All’uscita ciascuno potrà ritirare il suo smartphone insieme ai giubbotti”. Semplice.

Dall’Hiroshima Mon Amour sperano nlla riuscita della serata senza smartphone e al momento sembrano positivi: Potremmo avere delle sorprese perché proprio la grande diffusione dei cellulari ha reso particolarmente fastidiosa la loro presenza ai concerti”, riferisce a La Repubblica ancora Gargarone.

Il fine della serata senza smartphone secondo Hiroshima

Il fine di una serata pensata senza cellulare non è solo quello di accontentare gli artisti, sempre più stanchi di suonare davanti a flash e fotocamere piantate addosso. Hiroshima Mon Amour, però, vuole andare oltre e vuole “fare in modo che l’evento sia un’esperienza che coinvolge, durante la sua durata, solo gli spettatori e non le centinaia di loro amici che oggi assistono in diretta. L’ambizione è quella di fare in modo che quella sera, di fronte a quel palco, si crei una comunità”.

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