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Fondi attivi vs fondi passivi: perché considerare un investimento in ETF nel 2026

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Investire in modo proficuo nel 2026 non significa per forza scoprire il “fondo migliore”, bensì scegliere il metodo più efficiente e sicuro per raggiungere i propri obiettivi di investimento.

La domanda che molti investitori si fanno potrebbe sembrare banale, ma in realtà non lo è affatto: pagare di più per la gestione (come nel caso dei fondi attivi) permette di ottenere risultati migliori?

La risposta non è scontata perché quando si confrontano fondi attivi e fondi passivi entrano in gioco diversi fattori quali costi, trasparenza e coerenza nel tempo.

Non è certo un caso che si stia registrando una crescita di interesse per strategie più semplici e lineari, come investire negli ETF, soprattutto nel caso di coloro che puntano a investimenti di lungo termine.

Fondi attivi: gestione professionale, ma a quale prezzo?

I fondi attivi vengono gestiti da un team di professionisti che seleziona titoli con l’obiettivo di battere un indice di mercato (per esempio, gli indici delle principali aziende, come lo MSCI World, ovvero l’indice globale dei Paesi sviluppati, o lo S&P 500, l’indice delle 500 principali società degli Stati Uniti d’America).

Di fatto, il gestore sceglie cosa comprare e cosa vendere per cercare di ottenere un rendimento superiore a quello del mercato di riferimento.

Si tratta di un approccio che si caratterizza per la sua flessibilità: per esempio, quando i mercati attraversano una fase difficile, il gestore può modificare la sua strategia e ridurre i rischi. Per gli investitori che vogliono delegare interamente le scelte di investimento, si tratta indubbiamente di una soluzione rassicurante.

Tuttavia, una gestione di questo tipo ha costi più elevati rispetto a quelli degli strumenti passivi e, inoltre, i risultati non sono garantiti. Le commissioni si pagano periodicamente, a prescindere che il fondo abbia raggiunto o no il proprio obiettivo, ovvero battere il mercato.

Fondi passivi ed ETF: si cerca di replicare il mercato

I fondi passivi hanno un obiettivo diverso rispetto a quello dei fondi attivi: non cercano di superare il mercato, ma di replicarlo. Seguono un indice con regole prestabilite.

Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono fondi quotati in Borsa che puntano a replicare un indice (per esempio, il già citato S&P 500 oppure l’Euro Stoxx 50, che raggruppa le 50 principali società dell’area euro). Si comprano e si vendono come le azioni, ma al loro interno contengono un paniere diversificato di titoli.

In sostanza, con un solo ETF si può investire in centinaia di aziende nel mondo oppure in un ampio mercato obbligazionario.

I costi sono generalmente più bassi e la composizione del portafoglio è trasparente: l’investitore può sapere in ogni momento quali strumenti sono presenti.

I costi e l’importanza della disciplina:

Quando si fa un confronto tra i fondi attivi e quelli passivi, il tema dei costi ha un’importanza fondamentale. Anche una differenza dell’1% annuo, che apparentemente potrebbe sembrare minima, può incidere in modo significativo su un investimento di medio-lungo termine poiché, ogni anno, le commissioni riducono il capitale su cui maturano i rendimenti futuri.

Un altro aspetto del quale si deve tenere conto quando si effettua un investimento è la disciplina. Scegliere una strategia basata su regole chiare permette di evitare i cambi continui dettati dall’emotività, evenienza piuttosto comune nei momenti di volatilità del mercato.

PAC ETF: investire poco per volta

Un PAC è una forma di Piano di Accumulo del Capitale, ovvero un investimento effettuato con versamenti periodici, per esempio mensili. Invece di investire una determinata cifra tutta insieme, si entra nel mercato in modo graduale.

Applicato agli ETF, il PAC permette di costruire nel tempo una diversificazione del portafoglio anche con somme tutto sommato contenute, riducendo il rischio di investire in un momento sfavorevole. Per coloro che investono nel lungo periodo, la regolarità e i costi contenuti sono di norma più importanti del “tempismo perfetto”.

Quando un fondo attivo può avere senso:

I fondi attivi non sono una soluzione da escludere a priori. In mercati meno efficienti o in strategie molto specifiche, la competenza del gestore può offrire un valore aggiunto. Come accennato, questi fondi sono particolarmente adatti a chi preferisce delegare completamente le decisioni, ma è importante valutare con attenzione costi complessivi, coerenza e obiettivi personali.

Una mini-guida in 6 passi per scegliere senza commettere errori:

Tenendo conto anche di quanto illustrato in precedenza, ecco una breve guida in 6 punti per ridurre il rischio di commettere errori.

  1. Definire l’obiettivo da raggiungere e l’orizzonte temporale, per esempio 5, 10 o 20 anni.
  2. Valutare la propria propensione al rischio: quanto si è disposti a sopportare le (inevitabili) oscillazioni del mercato?
  3. Controllare i costi complessivi, senza limitarsi a verificare i rendimenti precedenti.
  4. Partire in modo semplice: scegliere uno o due strumenti “core” (per esempio un ETF globale e una componente obbligazionaria) per poi aggiustare il portafoglio se necessario.
  5. Se si scelgono ETF, si devono verificare il TER (Total Expense Ratio, ovvero il costo complessivo annuo che copre le spese di gestione e funzionamento del fondo, espresso in percentuale), la dimensione del fondo, la modalità di replica, accumulazione vs distribuzione (gli ETF ad accumulazione reinvestono dividendi e interessi nel fondo, mentre quelli a distribuzione li pagano periodicamente all’investitore).
  6. Rivedere il portafoglio una volta all’anno, evitando controlli giornalieri o settimanali.

Un esempio pratico:

Un soggetto A investe in un fondo attivo costoso, cambia spesso prodotto e controlla il portafoglio quotidianamente. Un soggetto B sceglie un ETF globale a basso costo e attiva un PAC mensile, controllando l’investimento solo una volta all’anno.
Dopo 15–20 anni, la differenza potrebbe non dipendere dalla “scelta perfetta”, ma dalla combinazione di costi contenuti, diversificazione e disciplina nel tempo.

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