Susanna Camusso: “Nei colloqui c’è un ritorno al maschilismo violento”

L'ex segretario generale della Cgil analizza le difficoltà delle donne nel sistema occupazionale, ancora paternalista

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 30 Set. 2019 alle 12:03
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Susanna Camusso: Maschilismo violento nei colloqui di lavoro

Susanna Camusso ne è fermamente convinta: nei confronti delle donne la violenza passa anche dai colloqui di lavoro, in cui predomina un maschilismo violento. “Ciò che manca davvero è la cultura della condivisione della cura”, afferma l‘ex segretaria generale della Cgil in un’intervista al Fatto Quotidiano.

Si parla di donne, si parla di donne discriminate, vittime di un sistema occupazionale ancora pesantemente paternalista, in cui sopravvivere, da donne, non è affatto facile. Incastrate anche da un “grande tranello culturale, quello della conciliazione, che di fatto le costringe a conciliarsi solo con se stesse. Tutto con l’idea che la soluzione sia magari qualche permesso retribuito in più. O che bastino due o tre giorni di congedo di paternità per risolvere ogni cosa”, spiega bene Camusso.

A preoccupare è il numero in aumento delle donne che lascia il lavoro alla nascita di un figlio. L’ex segretaria della Cgil è convinta che la causa sia da ricercare nella “stagione delle privatizzazioni”, di un modello ideologico e liberista che riduce i servizi mettendo le donne di fronte a costi troppo alti, che non riescono di fatto ad assorbire. “I bonus mamma sono stati un altro escamotage per non mettere mano al miglioramento dei servizi. Quelle risorse avrebbero potuto e dovuto essere usate per gli asili nido e per l’assistenza agli anziani, due facce dello stesso problema per le donne: il carico che grava sulle loro spalle”, precisa la sindacalista.

Anche il numero di padri che abbandona il lavoro cresce, ma non c’è certezza che lo facciano effettivamente per stare a casa ad accudire i figli. “La mobilità professionale riguarda gli uomini e non le donne. Il mercato del lavoro viaggia a due velocità, con un forte gender gap. Anche l’uso limitato del ricorso al congedo di paternità dimostra che non possiamo fare automatismi”, continua decisa Camusso.

Non usa mezzi termini, l’ex segretario generale della Cgil per definire questo paese maschilista e paternalista. Per questo le azioni politiche a sostegno della genitorialità scarseggiano. Cosa fare? Secondo Camusso serve “un meccanismo paritario di congedo obbligatorio e retribuito per la maternità e la paternità”, perché anche un maschio può crescere un figlio. A questo risultato, però, si potrà arrivare solo cambiando la logica del sistema imprenditoriale, “logica in base alla quale le donne sono inaffidabili e sono un costo perché fanno figli e hanno permessi per l’allattamento”.

Come spiega Camusso l’allarme sta anche nelle modalità con cui vengono condotti i colloqui: “Le aziende hanno ricominciato a fare certe domande alle candidate, tipo ‘sei fidanzata’, ‘sei sposata’, ‘vuoi fare figli’. C’è il ritorno di un maschilismo violento: siamo rientrati nella grande fiera del pregiudizio”.

Troppo deboli le promesse del nuovo governo. Per l’ex segretaria della Cgil è necessario pensare a un piano per realizzare una “rete efficiente di servizi, considerando il fatto che in una vasta area del Paese, il Meridione, è quasi inesistente”.

Se l’organizzazione del lavoro è poco flessibile, come denunciano le lavoratrici madri, il problema sta nella “concezione maschile del modello di lavoro”. Per Susanna Camusso, il nostro sistema produttivo è “parcellizzato e non ha progettualità”. Quello che sottolinea la sindacalista è che rendere più flessibile un sistema non “non può significare che il lavoratore deve essere a disposizione in ogni momento”. E oggi non si sta andando in quella direzione. Anzi, il massimo è concedere dei giorni di telelavoro, ma quello serve solo per “apporre il titolo ‘pari opportunità'”.

Perché il maschilismo non è l’opposto del femminismo

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