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Buone idee crescono: ecco WiseMindPlace, la piattaforma che trasforma le idee in progetti

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Abbuonandi: “Accogliamo le idee: l’Italia ha bisogno di una seria Open Innovation”

Esistono ancora gli inventori così come ce li immaginavamo da bambini? Ingegneri aerospaziali e geni dell’informatica a parte, ci sono persone che dedicano buona parte della propria vita a inventare progetti per cercare di soddisfare i bisogni della società.
Se vi state chiedendo chi sono, vi diciamo una cosa: probabilmente ne conoscete almeno uno. Già, perché l’inventore di oggi può essere il vostro vicino di casa o il vostro amico, persino vostra madre. Lo sa bene Jessica Abbuonandi, giovane 30enne bolognese che da qualche anno ha creato WiseMindPlace, la piattaforma che raccoglie idee e progetti di tantissimi inventori italiani.
Nata nel 2018, WiseMindPlace oggi conta più di16mila utenti e dà la possibilità a chi si iscrive di veder sviluppare la propria idea, fare network e comunicarla. Il tutto con una speciale tutela. Abbiamo voluto intervistare Jessica Abbuonandi per parlare di come è nato tutto questo e di cosa significa fare l’inventore oggi.

WiseMindPlace è una piattaforma che mette in contatto chi ha un’idea con chi sta cercando buoni progetti in un determinato campo: come nasce?

Nasce in famiglia. Ero impegnata a seguire alcuni progetti che mia madre stava sviluppando, affiancandola in tutta le fasi del processo di sviluppo: da quello dell’ingegnerizzazione, per far sì che la sua idea potesse effettivamente diventare un progetto, a quello della tutela del progetto stesso. Via via che ci lavoravo, mi sono accorta che nel processo che porta un’idea a diventare un progetto concreto, c’è qualcosa che non va per il verso giusto: ci sono dei gap proprio nella tutela iniziale del progetto. Questi “vuoti normativi” possono rappresentare dei veri e propri boomerang per la start up o l’inventore che, presentando alle aziende, agli stakeholder o a potenziali investitori il proprio progetto non tutelato, gli presenta in realtà un’idea che può essere “rubata” senza che questo possa essere provato o senza che l’inventore possa farci nulla.
Dalla necessità di colmare questo gap nasce WiseMindPlace: si tratta di un lavoro di consulenza, di mentoring e di coaching che segue le idee che arrivano sulla piattaforma sin dalle prime fasi e le aiuta nella tutela – per prima cosa – ma anche nel presentarsi al target giusto e trovare la fetta di mercato adeguata. Il tutto, senza trascurare i tempi. Perché la tempistica, quando si ha un’idea che si vuole immettere nel mercato, è fondamentale.

Il furto di un’idea è l’incubo di ogni inventore. Ma cosa si può fare prima della brevettazione?

Fattori determinanti sono la presa di coscienza del progetto che si sta sviluppando rispetto al mercato che si vuole aggredire. Per cui direi che le prime cose da fare sono: ricerche di mercato per capire se la necessità che abbiamo intercettato e per la quale abbiamo sviluppato la nostra idea è effettivamente un bisogno percepito e se può rappresentare un business di successo. Dopodiché, per quanto riguarda la tutela, per capire se il progetto ha anche una competitività dal punto di vista della brevettazione, bisogna fare ricerche di anteriorità nei motori di ricerca e nelle piattaforme specializzate, così da capire se c’è davvero un’originalità del progetto.
Ma prima di intraprendere questo processo, è possibile tutelarsi in qualche modo?
Come WiseMindPlace offriamo un servizio dedicato proprio alla protezione di un’idea prima della fase di brevetto: si tratta della marcatura temporale con riconoscimento de visu. È una speciale marcatura temporale che consente già da subito, cioè dal momento in cui mettiamo l’idea in bacheca, di tutelarla e quindi di attribuire una data “di nascita” certa, un orario certo e anche una paternità per certificarne il diritto d’autore. A quel punto, abbiamo già fatto un primo passo di tutela con uno strumento legalmente valido in tutta Europa e che per oltre vent’anni consente di avere dalla nostra parte una prova documentale attestante il fatto che noi, in quella data, stavamo progettando quel progetto. Attraverso la bacheca di WiseMindPlace, dunque, possiamo anche sottoporre l’idea a parti terze in maniera tutelata, cioè attraverso un NDA che è stato digitalizzato e che è stato inserito proprio prima dell’accesso alla bacheca. Infine, sempre attraverso la nostra piattaforma abbiamo la possibilità di mantenere nello storico e in memoria tutto quello che avviene dal momento in cui l’inventore ha inserito l’idea in bacheca: a chi lo abbiamo mandato, quando e cosa è accaduto poi.

Tu sei tutti i giorni a contatto con nuove idee: che direzione sta prendendo l’innovazione?

In generale ci siamo accorti che è fondamentale guardare all’innovazione, non solo in ambito tecnologico ma in tutti i settori perché, come si suol dire, mentre siamo impegnati a guardare altrove, le cose cambiano e se non ce ne accorgiamo non abbiamo la possibilità di conservare una competitività nel mercato. Per quanto riguarda i singoli settori, penso che innovare sia importante in tutti, ma naturalmente sarebbe necessario fare un’analisi specifica per vedere come si stanno realmente muovendo le cose in ogni ambito, spesso infatti l’innovazione è molto più lenta di quanto immaginiamo. Dal mio osservatorio posso dire che ci sono ancora tantissimi passi in avanti da fare perché vedo che di frequente si tende a restare fermi e a procedere a passi troppo piccoli. In questo senso, penso che l’Open Innovation, se applicato con metodo, sia lo strumento giusto per dare, in tanti casi, la spinta di cui si ha bisogno, in particolare a tutte quelle aziende che riflettendo sul proprio ruolo, scelgono di trainare il proprio settore ed essere le artefici del cambiamento, anziché esserne travolte.

Se dovessi tracciare il profilo dell’inventore tipo? Chi sarebbe, quali sono i maggiori ambiti di interesse? Cosa propongono i tuoi clienti?

I miei clienti hanno la caratteristica di riconoscersi anche nel termine con il quale noi li abbiamo voluti identificare: inventori. L’inventore è una persona estremamente sensibile, quindi sensibile a quelli che sono i bisogni della comunità. I nostri inventori sono molto attenti a proporre progetti innovativi che davvero diano una mano a migliorare il nostro mondo e le nostre vite. Poi le persone che in generale si rivolgono a noi sono le più disparate, hanno molte idee a volte molto particolari, quasi futuristiche. Quello che un po’ ci contraddistingue rispetto a realtà simili alla nostra è proprio questo: da noi gli inventori si sentono a casa, non sono assolutamente giudicati, perché anche l’idea più assurda viene accolta di buon grado e valutata. Secondo me per chi ha un’idea l’accoglienza è fondamentale perché è questa caratteristica a far sì che i canali creativi siano aperti e possano dare i loro frutti. Poi è chiaro che anche noi valutiamo il progetto sulla base dei parametri di cui parlavamo prima (bisogno sul mercato, originalità dell’opera ecc) e capiamo se un progetto è buono o se magari non è ancora maturo o, ancora, se ha bisogno di essere modificato.

Cosa pensi delle nuove tendenze nel mondo dell’innovazione, come i tanto chiacchierati NFT? Anche questi possono essere o diventare uno strumento di tutela?

Credo che gli NFT abbiano delle interessanti potenzialità, sebbene manchi un carattere fondamentale per poter essere considerati di per sé uno strumento di tutela, ossia un chiaro riconoscimento normativo del loro utilizzo e del grado di tutela e protezione che possono fornire.
Questo determina un’incertezza che va ad aggiungersi ad altri aspetti ancora poco definiti nell’utilizzo degli NFT: si pensi all’unicità dell’opera, la quale diventa quasi secondaria in un mercato basato su una serie indefinita di “copie dell’originale”. Si tratta di elementi che rendono difficile affidarsi soltanto agli NFT come strumenti di tutela e protezione dei diritti d’autore.

Su cosa si concentra WMP e quale vuoto colma?

WMP si è sempre battuta affinché si potesse attribuire un valore economicamente rilevante ad un’opera originale. Noi certifichiamo il diritto d’autore attraverso un sistema diverso, sfruttando in modo innovativo gli strumenti di tutela giuridicamente riconosciuti: curiamo gli aspetti precedenti e successivi in maniera articolata attraverso un sistema tradizionale, come quello delle licenze, ad esempio, che successivamente alla certificazione è lo strumento che ne stabilisce i termini di utilizzo, di sfruttamento, etc. Sono tutti meccanismi di tutela ormai consolidati, che hanno dato ampiamente prova di poter garantire un livello di protezione sia dal punto di vista dell’autore che da quello dell’acquirente, che attualmente non ha eguali. La chiave del loro utilizzo, però, risiede sicuramente nell’idea di fondo che guida tutte le attività di WMP, ossia l’uso di strumenti sicuri e affidabili, ma utilizzati in maniera innovativa e originale. Gli NFT e il loro sistema di certificazione permettono di acquistare copie di opere digitali attribuite ad un autore, generando un mercato di rivendita delle stesse senza limitazioni né controllo sul valore effettivo dell’opera acquistata, dal momento che in qualsiasi fase potrebbero essere prodotte altre serie di quell’opera. Questo è un tipo di mercato fortemente speculativo che potrebbe danneggiare il carattere di unicità dell’opera originale e il suo potenziale valore. WMP, invece, ha lo scopo di tutelare le opere originali, di darne il pieno controllo in mano allo stesso autore, in modo che possa gestirne l’utilizzo in maniera consapevole, attraverso strumenti che hanno precisi limiti, quali appunto le licenze, garantendo allo stesso tempo all’acquirente la certezza sul valore dell’opera.

Quali sono i progetti futuri?

Mentre un gruppo continuerà a lavorare su grandi progetti, spesso dalla grande vocazione sociale, dall’altro vogliamo rendere WiseMindPlace ancora più inclusivo e utile per le persone che cercano lavoro. Questo sarà il nostro obiettivo per il 2022: realizzare opportunità per tutti coloro che sono pieni di idee, possiedono competenze verticali, ma hanno poche risorse da investire e al contempo supportare le aziende portando loro input esterni rilevanti, ma a basso investimento iniziale, in modo che possano accelerare nuovamente sull’innovazione.

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