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Artemisia Gentileschi, la pittrice più coraggiosa della storia: chi era e perché il doodle di Google è dedicato a lei

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 8 Lug. 2020 alle 07:47
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Immagine di copertina

Artemisia Gentileschi, la pittrice più coraggiosa della storia: chi era e perché il doodle di Google è dedicato a lei

Ad Artemisia Gentileschi è dedicato il doodle di Google di quest’oggi, mercoledì 8 luglio 2020, poiché oggi ricorre il 427esimo anniversario della sua nascita. Artemisia Gentileschi è nata a Roma l’8 luglio del 1593 ed è stata una pittrice molto coraggiosa, un’icona del femminismo, una donna che è stata madre, moglie, amante, grande guerriera e che si è ribellata allo stupro subito, portando il responsabile il tribunale, eppure la sua vita è stata sempre al centro del pettegolezzo. Figlia di Orazio, pittore dell’epoca nonché amico del grande Caravaggio, Artemisia ha scelto di seguire le orme del padre. L’uomo, però, non la faceva mai uscire di casa e la ragazza era costretta a studiare da autodidatta. A 17 anni, Artemisia dipinge il suo primo quadro, “Susanna e i vecchioni”, dove sono ben evidenti le influenze di Caravaggio e le forme dei Carracci.

Chi era Artemisia Gentileschi: fu stuprata e torturata

Nonostante il talento, la vita della pittrice è stata segnata da un tragico evento. Agostino Tassi, amico del padre e suo insegnante, ha abusato di lei, dopo i continui rifiuti della donna: aveva soltanto 18 anni. Orazio, il padre, ha denunciato l’accaduto alle autorità dopo un anno e il processo per stupro all’epoca le si ritorse contro, poiché arrecò disonore ad Artemisia, nonostante fosse lei la vittima. Al processo saltò fuori il concetto di “matrimonio riparatore”, ma Tassi era già sposato. Orazio aggiunse anche la richiesta di risarcimento per la scomparsa di alcuni suoi quadri in casa. Il processo di Artemisia ha un che di irreale: è stata anche torturata fisicamente dalla Sibilla: le mani strette a delle corde venivano tirate e rischiava di perdere le dita delle mani, il che avrebbe condannato anche la sua carriera. Ma Artemisia non voleva ritrattare la sua posizione: quell’uomo aveva abusato di lei e doveva pagarla. Purtroppo, la ragazza venne accusata di avere avuto rapporti incestuosi con il padre, di avere tantissimi amanti e una condotta non appropriata. Tassi finisce in carcere per otto mesi (accusato di furto, debiti, sodomia, incesto con la cognata e anche di tentato omicidio nei confronti della moglie). Dopo il processo, Artemisia è costretta a lasciare Roma, la città natale, e a sposare un artista fiorentino, Pierantonio Stiattesi, per mettere a tacere le malelingue.

Il riscatto di Artemisia Gentileschi: la carriera a Firenze e le opere

E Artemisia prova a riscattarsi. Una volta a Firenze, dimostra appieno il proprio talento: è la prima donna ad essere ammessa all’accademia delle arti del disegno. Incontra Cosimo De Medici, stringe amicizia con Galileo Galilei. In seguito, lascia anche il marito (per via dei tanti debiti contratti da quest’ultimo) e torna a Roma con le sue due figlie, purtroppo non è baciata dal successo così poco dopo si trasferisce a Napoli, dove finalmente riesce ad ottenere un equilibrio seguendo lo stile di Caravaggio. Tra le sue opere più celebri si ricordano Susanna e i Vecchioni (dove si vede suo padre e l’aggressore, Tassi) e Giuditta ed Oloferne (opera di grande violenza). Quello che caratterizzava i suoi quadri erano proprio le donne, non più spaventate o sottomesse, ma eroine potenti e indipendenti, una rivoluzione in termini d’approccio in un periodo in cui la donna veniva rappresentata sempre debole e sottomessa. Le sono stati attribuiti 60 dipinti nella sua carriera e 40 di questi rappresentano figure femminili: a Maria Maddalena a Santa Caterina, da Esther a Giuditta, Artemisia ha saputo dare voce alle donne e rivendicare la loro posizione nella storia.

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