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Sciopero mondiale per il clima, i leader dei movimenti di protesta a TPI: “Cari politici, basta promesse: o si cambia o si muore”

“Abbiamo paura per il nostro futuro, è una questione troppo urgente e non intendiamo fermarci". Alla vigilia dello sciopero mondiale sul clima, TPI ha raccolto le testimonianze degli attivisti che si preparano a far sentire la loro voce

Di Alessio Foderi
Pubblicato il 14 Mar. 2019 alle 15:08 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:47
Immagine di copertina
Manifestanti contro il riscaldamento globale in Belgio (Credit: JACQUES DEMARTHON / AFP)

“Questa volta si sciopera di venerdì” annuncia sul suo profilo Instagram la diciassettenne Anuna Dewever, leader belga della rete “Youth for climate” con più di 32mila follower.

La studentessa della Royal Athenaeum di Mortsel è riuscita a mobilitare tramite i social media migliaia di coetanei che hanno manifestato a Bruxelles per la causa climatica per più di undici giovedì consecutivi.

Adesso, col motto “Global strike for future”, scocca però l’ora di uno sciopero internazionale in tutti i continenti, in più di 95 paesi, Italia compresa.

“Come una grande onda, il movimento ha trovato la sua forza fra gli attivisti di stati differenti, dall’Olanda fino all’Australia”, racconta entusiasta a TPI Bakou Mertens, leader del movimento “Students for Climate“.

Un binomio virtuoso

I giovani attivisti scendono in piazza sulla scia dell’appello lanciato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, con l’obiettivo di agire urgentemente per salvare il pianeta dal surriscaldamento globale.

E proprio in Belgio, che è stato uno dei paesi pionieri del movimento, l’adesione è cresciuta in maniera esponenziale. Agli studenti liceali sono seguiti quelli universitari, fino ad arrivare a chi siede dall’altra parte della cattedra.

“Mi sono stupita positivamente delle azioni degli studenti, quindi mi sono detta che questo movimento andava sostenuto da subito”, ci spiega Sara El Jari, insegnante di una scuola primaria nel quartiere di Molenbeek.

Sara fa parte della rete “Teachers for climate”, che riunisce tutti i professionisti del campo dell’istruzione che si sono uniti agli studenti nella causa climatica. Fra questi anche Elisa Groppi, che insegna invece nel quartiere di Scharbeek: “Si tratta di ragazzi esemplari che sanno prendersi le loro responsabilità”, puntualizza.

Se gran parte degli insegnanti capisce il perché dello sciopero infrasettimanale, per un’altra fetta di popolazione sono semplicemente degli adolescenti che voglio saltare le lezioni.

“Abbiamo paura per il nostro futuro” è la loro risposta alla generazione che li accusa e li precede. “È una questione troppo urgente. Si tratta delle nostre vite. Sui banchi di scuola abbiamo iniziato il cambiamento e non intendiamo fermarci” ci dice Dries Cornelissens, studente al conservatorio di Anversa, che è stato uno fra i primi a rispondere all’appello di Anuna.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

“L’unico mezzo che abbiamo per far capire ai politici e alle multinazionali che devono agire è quello di continuare a scendere in piazza e scioperare” gli fa eco Mathilde Thoreau, della rete “Students for Climate”. “Parlano, parlano – continua la studentessa – i politici dicono tante cose, ma non ci accontentiamo dei piccoli passi fatti finora”.

Dall’individuo alla collettività

Non è quindi difficile immaginare che il nemico prediletto degli attivisti è la classe politica, specie quella che esibisce nei programmi elettorali provvedimenti in materia climatica “per poi tradirli senza fare nulla”.

Eppure la questione ambientale scalda i banchi delle istituzioni europee da molto tempo. Proprio nell’ultimo consiglio “Ambiente” di inizio marzo i ministri degli stati membri dell’Ue si sono confrontati sui diversi scenari per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra, entro il 2050, in linea con l’accordo di Parigi.

“Un obiettivo difficile, che però offrirà anche grandi opportunità alle nostre economie e ai nostri cittadini”, ha affermato Graţiela Leocadia Gavrilescu, ministra dell’ambiente della Romania, a capo della presidenza del semestre europeo.

Per i manifestanti però non è abbastanza, o meglio l’approccio politico fa parte di una dialettica che per loro va cambiata e rinnovata. “È una retorica che mira colpevolizzare le persone per gesti individuali che fanno o non fanno” continua Elisa.

“Dobbiamo invece spostare l’attenzione su una responsabilità collettiva: i governi devono far diminuire le emissioni di CO2, le grandi imprese devono investire in nuove tecnologie per lasciare il carbone e il petrolio”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Sulla stessa lunghezza d’onda tutta la rete degli studenti: “Oggi consumiamo ogni giorno 100 milioni di barili di petrolio. I combustibili fossili devono rimanere sottoterra e i nostri governi devono fare di tutto per raggiungere questo obiettivo”.

Oltre le fake news

Ma la questione del cambiamento climatico, soprattutto in prossimità della campagna elettorale per le elezioni europee, è spesso oggetto di disinformazione. “È vero che molti movimenti politici negano il cambiamento climatico nei propri programmi, ma per noi giovani è evidente”.

A questo, però, la rete cerca di rispondere con dei fatti, con quello che dicono gli scienziati e con evidenze che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo fanno volantinaggio, sono coordinati in comitati locali in ogni città belga, incontrano i cittadini e nel mondo offline organizzano incontri e dibattiti.

Proprio nei giorni di preparazione alla marcia internazionale, uno studio pubblicato sull’European Heart Journal dell’università di Oxford indica che il numero di morti premature causate dall’inquinamento atmosferico è il doppio delle stime precedenti, con quasi 800mila persone che muoiono prematuramente ogni anno in Europa, proprio a causa dell’aria sporca.

Stando a questi dati, si comprende l’urgenza di cui si fanno portavoce migliaia di giovani, insieme agli altri sostenitori, perché come ricorda Sara “le cose non si cambiano da soli, ma insieme”.

Da quando, qualche settimana fa, il “Train de Noe” – la più lunga opera d’arte mobile al mondo mai realizzata, 10 vagoni per 167 metri totali – ha raggiunto il capolinea alla Gare de Schaerbeek, a nord di Bruxelles, proprio mentre migliaia di studenti erano in piazza insieme a Greta Thunberg, il movimento sembra crescere ancora.

Organizzato in differenti sezioni e coeso nella causa da seguire, è sempre più sostenuto dalla popolazione. Non per ultime si sono unite alcune sigle sindacali belghe.

Se il treno che aveva lasciato Katowice, in Polonia, dopo la COP24, rappresentando l’impegno delle imprese del trasporto ferroviarie per ridurre il consumo di CO2, adesso è fermo, al contrario le idee dei giovani attivisti sono invece in continuo fermento.

Superano qualsiasi confine e parlano la stessa lingua: “È solo questione di poche settimane, poi ci seguiranno tutti i paesi”, commenta soddisfatta Mathilde.