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Cop25, l’Italia scende al 26esimo posto nella lotta ai cambiamenti del clima

I dati sono frutto del rapporto stilato da Germanwatch, CAN e NewClimate Institute. Legambiente: "Invertire subito rotta"

Di Antonio Scali
Pubblicato il 10 Dic. 2019 alle 17:51 Aggiornato il 10 Dic. 2019 alle 17:57
Immagine di copertina

L’Italia scende al 26esimo posto nella lotta ai cambiamenti del clima: il report presentato alla Cop25 di Madrid

L’Italia scende nella classifica delle performance climatiche. Secondo il rapporto Climate Change Performance Index 2020 presentato a Madrid in occasione della Cop25 e realizzato da Germanwatch, CAN e NewClimate Institute, con la collaborazione di Legambiente per l’Italia, il nostro Paese in un anno ha infatti perso tre posizioni, scendendo al 26esimo posto.

Un calo molto significativo se si pensa che appena due anni fa eravamo al 16esimo posto. “L’Italia deve invertire subito la rotta con un Piano Clima-Energia ambizioso e coerente con la soglia critica di 1.5 gradi”, afferma Legambiente.

Nonostante l’interesse e la maggiore sensibilità rispetto a un tempo sulle questioni climatiche, dunque, l’Italia fa male e resta indietro rispetto ad altri Paesi. Nello studio si prende in considerazione la performance climatica di 57 Paesi, più l’Unione Europea nel suo complesso, che insieme rappresentano circa il 90% delle emissioni globali. La performance è misurata, attraverso il Climate Change Performance Index (Ccpi), prendendo come parametro di riferimento gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e gli impegni assunti al 2030.

A determinare la brutta performance del nostro Paese sono soprattutto il rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili (29esima posizione) e una politica climatica nazionale inadeguata agli obiettivi di Parigi. È, nel complesso, l’intera Unione europea, purtroppo, a fare quest’anno un notevole passo indietro, posizionandosi al 22° posto rispetto al 16° dello scorso anno, a causa della scarsa efficacia delle politiche nazionali che rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi al 2030 per clima ed energia. Infatti, secondo le recenti proiezioni dell’Agenzia europea dell’ambiente, il trend di riduzione delle emissioni al 2030 è di appena il 36%, inferiore all’inadeguato obiettivo attuale del 40%.

“L’Italia può e deve fare la sua parte nella lotta alla crisi climatica, ma serve un drastico cambio di passo rispetto al Piano Nazionale Integrato Energia e Clima proposto dal governo “- dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – Nel piano italiano non si va oltre una prospettiva di riduzione delle emissioni di appena il 37%, con una proiezione al 2050 del 64%. Obiettivo ben al di sotto delle possibilità del nostro Paese, come abbiamo recentemente dimostrato presentando una roadmap che consentirebbe di anticipare la completa decarbonizzazione della nostra economia entro il 2040, grazie ad un pacchetto di misure ambizioso e perfettamente praticabile fin da subito”.

Tornando al rapporto, anche quest’anno le prime tre posizioni della classifica non sono state attribuite, in quanto nessuno dei Paesi ha raggiunto la performance necessaria per contrastare in maniera efficace i cambiamenti climatici in corso, in coerenza con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e non superare la soglia critica di 1.5°C.

Al 4° posto si classifica ancora una volta la Svezia grazie ad un’ambiziosa politica climatica e una continua crescita delle rinnovabili, seguita dalla Danimarca che fa un grande passo in avanti salendo di dieci posizioni rispetto allo scorso anno.

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