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I ghiacciai alpini sotto i 3.500 metri spariranno entro il 2050 per colpa del cambiamento climatico

Immagine di copertina

Ghiacciai alpini, addio. Entro il 2050 è inesorabile la loro scomparsa sotto i 3.500 metri. È questo l’allarme lanciato da Legambiente e dal Comitato Glaciologico Italiano (Cgi). L’innalzamento delle temperature degli ultimi 15 anni, causato dai cambiamenti climatici, non lascia scampo a queste riserve idriche ad alta quota: nel giro di un secolo, la maggior parte di esse, svanirà definitavamente.

“Nell’ultimo secolo – si legge nello studio di Legambiente e Comitato Glaciologico Italiano (Cgi) – i ghiacciai alpini hanno perso il 50 per cento della loro area. Di questo 50 per cento, il 70 per cento è sparito negli ultimi 30 anni”.

Un esempio? Il Ghiacciaio del Calderone, unico dell’Appennino, situato sul massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo, è “ormai divenuto un autentico ‘ghiacciaio nero'”, cioè “detritico”, rileva l’associazione meteorologica AQ Caput Frigoris, che sulla sua pagina Facebook, in un post dal titolo “Calderone: un mese da incubo”, mette a confronto una foto scattata l’11 agosto con una dell’11 luglio.

Le immagini, impressionanti, consentono di “constatare una significativa e rapida riduzione del già provato manto nevoso superficiale”. “All’eloquenza delle immagini – scrive AQ Caput Frigoris – aggiungiamo le rilevazioni effettuate dalla nostra stazione meteo del Rifugio Carlo Franchetti (a poca distanza dal ghiacciaio, ndc), m 2433 slm, che registrano temperature medie di +12.5°C per il mese di luglio e di +13°C nel corrente mese di agosto”. “Da aggiungere, oltre alle temperature, la significativa azione del vento – conclude l’associazione – in grado di apportare modifiche sostanziali agli accumuli nevosi preesistenti”.

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