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In Friuli Venezia Giulia è stata appena scoperta la grotta più grande d’Italia: è lunga oltre 100 chilometri

Si tratta del Complesso del Monte Canin, una cavità sull'omonimo massiccio, a cavallo tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia

Di Kevin Ben Ali Zinati
Pubblicato il 21 Set. 2019 alle 11:22 Aggiornato il 21 Set. 2019 alle 11:24
Immagine di copertina
Grotta Clemente: il cunicolo scavato alla fine della “Galleria Sandrinelli” che ha portato alla giunzione (Foto Alessandro Mosetti)

In Friuli Venezia Giulia è stata appena scoperta la grotta più grande d’Italia: è lunga oltre 100 chilometri

È stata scoperta la più grande grotta d’Italia. Come spesso capita, la soluzione è davanti a noi, basta sapere dove guardare. O in altri casi, dove scavare. Si tratta del Complesso del Monte Canin, una cavità sul massiccio del Monte Canin, a cavallo tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia, che si estende per quasi 100 chilometri. È stata rilevata lo scorso agosto, quando gli speleologi del Progetto Grande Poiz hanno trovato il collegamento tra il complesso carsico del Foran del Muss e quello del Col delle Erbe proprio lì dove avevano pensato, e sperato, che sarebbe stato. Così oggi le due grotte più estese della regione ritornano unite da un passaggio che forma la grotta più estesa sul territorio nazionale.

la cartografia dei due complessi appesa in Casera Goriuda, base logistica del campo speleologico. In rosso il punto del collegamento

Quasi 100 chilometri di sviluppo spaziale con cui il Complesso del Canin spodesta il sistema Su Molente-Bue Marino, in Sardegna, oggi secondo con un’estensione di 70 chilometri: terzo il Complesso della Valle del Nosè (Sormano/Zelbio, in Lombardia) con oltre 61 chilometri. Un record che verrà presentato e celebrato tra il 31 ottobre e l’1-2 di novembre durante “Strisciando 2.0”, il raduno nazionale di speleologia a Lettomanoppello, in provincia di Pescara.

Il muro di 40 metri

Per anni, ci sono stati solo 40 metri tra il Col delle Erbe e il Foran del Muss. Pochi metri di ghiaia e fango che dividevano due grotte rispettivamente di circa 40 e oltre 30 chilometri. “Prima si andava in grotta alla ricerca della profondità, solo negli anni ’80 e ’90 si è iniziato a spaziare orizzontalmente, cercando il volume generale delle grotte e vari collegamenti con altre vicine”, racconta Gianni Benedetti, coordinatore del Gruppo “Progetto Grande Poiz”, che dal 2012 ha raggruppato circa 70 speleologi del Friuli Venezia Giulia e del Veneto.

Con il tempo si scoprì che i due complessi si avvicinavano molto senza però toccarsi. Nel 2012 Gianni Benedetti e altri colleghi speleologi cominciarono a cercare altre grotte in una zona limitrofa, detta Grande Poiz, dove speravano di trovare la giunzione tra le cavità. Qui, nel 2013, fecero una scoperta a posteriori decisiva. “Trovammo quella che abbiamo battezzato “Grotta Clemente”, lunga circa 6 chilometri. Da qui fuoriusciva una forte corrente d’aria che indicava la presenza di collegamenti con altre grotte”. E infatti anni dopo il gruppo l’ha collegata proprio con il Complesso del Foran del Muss, e con un’altra cavità, la “Rotule Spezzate” appartenente al Complesso del Col delle Erbe.

Grotta Clemente: il cunicolo scavato alla fine della “Galleria Sandrinelli” che ha portato alla giunzione (Foto Alessandro Mosetti)

La grotta più grande d’Italia: l’intuizione

“Quando lo scorso agosto siamo entrati, il materiale si è rivelato facile da scavare, in due giorni siamo riusciti a togliere tutto», trovando così la giunzione. «Non sapevamo se il collegamento sarebbe stato davvero lì, avevamo quest’intuizione ma il corridoio non era scontato. È stato un mix di intuizione, speranza e grande lavoro. Soprattutto quello svolto da tutti gli speleologi che dal 1963 hanno esplorato molte delle nostre grotte. La giunzione è stata possibile anche grazie agli scavi fatti negli anni passati da speleologi della Commissione Grotte E. Boegan di Trieste nella grotta Rotule Spezzate”.

E ora? I record per il Complesso del Canin non sembrano finiti. A lato del Col delle Erbe stanno lavorando degli speleologi ungheresi e “sembra ci siano potenziali collegamenti con altri sistemi lunghi chilometri – spiega -. Questi aumenterebbero ulteriormente il suo sviluppo, rendendolo ancora più unico anche a livello europeo”. Inoltre, tutto il massiccio risulta essere una potenziale riserva idrica enorme. Grosse quantità d’acqua che scorrono in profondità dentro al Parco Naturale delle Prealpi Giulie: “Sarebbe acqua tutelata e avrebbe un’importanza davvero enorme”, chiude Benedetti.

foto di gruppo il giorno dopo la giunzione (Foto Alessandro Mosetti)

In Italia

Una cavità naturale, e non artificiale, per essere catalogata come grotta deve avere uno sviluppo spaziale accertato superiore ai 5 metri e la sua larghezza deve consentire il passaggio di esseri umani. Si possono distinguere due tipi di grotte: quelle turistiche dove si entra con la guida, c’è illuminazione e si paga il biglietto, e tutte le altre, in cui a seconda della difficoltà si può arrivare a piedi o imbragati. Al momento il catalogo nazionale della Società Speleologica Italiana raccoglie la maggior parte dei dati relativi alle grotte ed è in continuo aggiornamento grazie al lavoro dei catasti regionali. Ad oggi in Italia sono state catalogate 43.182 grotte. La Regione con il più alto numero di cavità è il Veneto (8063), seguito dal Friuli Venezia Giulia (8005) e dalla Lombardia con 5399.

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