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Foggia, nuovi sgomberi al ghetto di Borgo Mezzanone, ma per i migranti nessuna soluzione alternativa

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Credit: Alessandro Tricarico

Foggia sgomberi ghetto Borgo Mezzanone – Sono iniziate alle 8 di stamattina le attività di sgombero in un’area del ghetto di Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia. Ad essere sgomberata è in particolare la zona della “Pista”; la baraccopoli sorge infatti sulla vecchia pista di una base aerea. Circa una sessantina di agenti delle forze dell’ordine stanno portando avanti l’operazione. La polizia è intervenuta dopo un’ordinanza della procura di Foggia che ha ordinato il sequestro dell’area.

Il ghetto si trova accanto al centro di accoglienza di Borgo Mezzanone, già nella lista delle strutture da chiudere dopo l’emanazione del decreto Sicurezza. È costituito per lo più da baracche in lamiera e nel mese di agosto arriva ad ospitare fino a 4mila persone.

Nello sgombero sono state coinvolte 93 persone.

Sottopagati, ricattati e senza diritti: ecco la vita dei braccianti a Foggia. Ma lo sgombero dei ghetti crea altra marginalità

Negli ultimi mesi le ruspe sono arrivate ben tre volte. Questo sgombero rappresenta dunque la quarta operazione dopo la morte del giovane migrante di 26 anni, originario del Gambia rimasto ucciso durante un incendio nel ghetto, il 26 aprile scorso. Oggi, 11 luglio 2019, saranno eliminate le baracche mentre domani si proseguirà con la rimozione degli ultimi detriti rimasti.

Sul luogo sono presenti la Cgil e una rete di associazioni giunte per fornire solidarietà e assistenza. Non ci sono stati particolari tensioni anche se alcuni migranti e altri rappresentanti delle associazioni hanno cercato di interloquire con le forze dell’ordine per capire le motivazioni dello sgombero. Nessuna risposta.

“I problemi non si risolvono con gli sgomberi. La misura non è efficace ma deleteria e aumenta la precarietà di queste persone. Non viene offerta alcuna soluzione strutturale. Bisogna invece strutturare una risposta, non ha senso operare con questa modalità irresponsabile, che porta solo benefici mediatici e aggrava la condizione di instabilità delle persone sottoposte alle sgombero”, ha dichiarato Alessandro Verona, referente medico dell’unità migrazioni di Intersos, presente sul posto con una clinica mobile per dare assistenza.

La maggior parte dei migranti che vivono nel ghetto sono sfruttati come lavoratori stagionali nei campi del foggiano. Durante la raccolta estiva dei pomodori i lavoratori trascorrono tutta la giornata nei campi, portando a casa appena 40 euro. Non ci sono contratti agricoli regolari, gli orari sono disumani e il salario è sotto la soglia della sopravvivenza.

Sottrarre ai migranti queste abitazioni può solo aggravare la situazione. Non è chiaro infatti dove saranno portati una volta rimosse. Dopo gli sgomberi degli scorsi mesi non è stata trovata alcuna soluzione. Una parte dei migranti ha creato nuovi accampamenti vicino alle zone sgomberate, un’altra quota si è riversata in altri insediamenti della zona. Si continua insomma a “spostare” il problema da una parte all’altra.

Sgomberi al ghetto di Borgo Mezzanone | Il comunicato delle associazioni

In un comunicato diffuso oggi le associazioni della provincia di Foggia si dicono preoccupate: “Riteniamo che azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate aggravino la condizione delle persone, esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale. Queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti ed anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento e acuiscono le fragilità di cui questo territorio già strutturalmente soffre. Queste azioni di forza, rappresentano solo una soluzione fittizia che non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare della popolazione stanziale”.

Mancano risposte a lungo termine: “Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia. Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica meramente emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine”.

La rete di associazioni ha intanto elaborato un documento di proposte multidisciplinari per la creazione di un piano che argini l’emergenza abitativa. Il documento sarà reso pubblico e discusso durante il prossimo consiglio territoriale per l’immigrazione, presieduto dal prefetto della provincia di Foggia.

Si tenta di eliminare la fastidiosa visione dei ghetti, ma non si fa alcunché per eliminare la vera ragione del problema, il dilagante sfruttamento agricolo in tutta la provincia. Di questo si preferisce non parlare.