Me

Sea Watch, Schlein a TPI: “Capitana coraggiosa ha agito nel rispetto del diritto del mare. Lega solo propaganda”

Immagine di copertina

Capitana Sea Watch Schlein | “Oggi una capitana coraggiosa ha agito nell’unico modo in cui poteva agire: in rispetto proprio del diritto internazionale e dei diritti umani. La capitana Carola non ha nessuno scudo, mentre un ministro (Salvini) che fa queste scelte inumane si fa pure scudo della sua immunità”. Cosa rischiano la Sea Watch e la sua capitana Carola Rackete in base al decreto sicurezza bis

A parlare è Elly Schlein, eurodeputata uscente, relatrice della riforma di Dublino per il gruppo S&D, che a TPI ha commentato la vicenda della Sea Watch 3 attualmente in acque italiane al largo di Lampedusa, e le azioni del governo giallo-verde in tema di immigrazione.

Salvini lamenta che tutte le navi di soccorso pretestuosamente facciano rotta sull’Italia. È così, perché accade?

L’Italia sulla mappa è da sempre un paese di confine dell’Unione europea, e questo non cambierà, a meno che Salvini non pensi di poter magicamente capovolgere la cartina. Se l’Europa apre gli occhi sui migranti grazie a Salvini

Capitana Sea Watch Schlein | Sea Watch, la Corte europea dà ragione a Salvini. E si aggiunge così alla lista degli ignavi

Dobbiamo fare i conti e chiederci: prima della guerra alle ong, come funzionava? Il diritto del mare prevede l’obbligo di salvataggio delle persone che si trovano in condizioni di difficoltà. Queste ong si muovono nel rispetto del diritto internazionale del mare secondo cui, una volta soccorse le persone dal mare, si chiede l’intervento del MRCC – che ha la responsabilità di coordinare le operazioni di salvataggio. Prima che la Libia dichiarasse la propria zona sar, era l’Italia che si occupava di questo coordinamento.

Come bisogna considerare la Libia?

È chiaro ed evidente che la Libia, pur avendo dichiarato l’area sar, non è in grado di effettuare operazioni soccorso in mare. Non ne ha i mezzi. La guardia costiera libica non è in grado di coprire tutta quell’area. La Libia, inoltre, non è riconosciuta come paese terzo sicuro né dall’Onu, né dalla Commissione Europea. In un quadro come questo, chi si trova in mezzo al mare ha il dovere di soccorrere le persone; una volta fatto, il centro di coordinamento ha il dovere di affidare un porto sicuro per lo sbarco.

Ma questo non accade più.

No. La consuetudine con Malta sulle gestione dell’area è saltata da quando è subentrato questo governo, e si è creato un problema.

I paesi europei continuano a rifornire la guardia costiera libica di mezzi e risorse nonostante questi presupposti.

Cosa pensa del caso Sea Watch?

Assistiamo alla violazione di un principio fondamentale del diritto internazionale, quello del divieto di respingimento collettivo. La convenzione di Ginevra del 51 dice che ogni persona ha il diritto di vedere esaminata la propria richiesta di asilo. Mi domando come chi ha scritto il decreto sicurezza bis possa passare al vaglio di un tribunale su questa norma.

La lamentela più frequente è “perché tutti in Italia”?

Il punto non è dove le persone sbarcano, perché è chiaro che se sei la frontiera d’Europa e le persone devono essere portate nel porto più sicuro che è quello che può permettersi di dare i primi servizi di assistenza medica, sarai tu il primo approdo.

Non è pensabile chiedere a quella nave di andare fino in Olanda, con persone a bordo che hanno subito svariati eventi traumatici.

Capitana Sea Watch Schlein | Sea Watch, Orfini (Pd) a TPI: “Nelle prossime ore prenderemo iniziative. Non far sbarcare profughi è capriccio politico”

Il problema è assicurare il meccanismo obbligatorio e automatico di ricollocamento delle persone arrivate, come fa la riforma su cui abbiamo lavorato per due anni al Parlamento europeo, in clamorosa assenza della Lega a tutte e 22 le riunioni. Parlano tanto di immigrazione, ma oltre a fare propaganda sulla pelle delle persone tenendole bloccate in mezzo al mare, di più non sanno fare.

La battaglia per la solidarietà europea che è giusta, perché nessun paese da solo può affrontare la complessa vicenda migratoria, la fai sui tavoli dove cambi quelle norme ingiuste come Dublino che sono quelle che hanno prodotto questa situazione anche per l’Italia.

Registriamo ancora l’ipocrisia di Salvini che continua ad abbaiare contro l’Europa, quando lui e il suo partito non si sono mai presentati alla riforma più importante per l’Italia su questo tema. Se la riforma che abbiamo già approvato in Parlamento fosse già legge in questo momento, non avremmo più visto situazione come quella della Sea Watch.

Ci spiega la riforma?

In questo momento, il criterio applicato per Dublino sui migranti è quello del primo Paese di accesso irregolare, un criterio molto ipocrita perché lascia le maggiori rsponsabilità sull’accoglienza ai paesi che si trovano sui confini caldi. Poi si parla di accesso irregolare, quando siamo in quadro in cui manca qualsiasi alternativa regolare e sicura per l’accesso, questo vale per tutta la migrazione.

Sono anni che chiedo alla Lega e a Matteo Salvini di spiegare come mai sul tema immigrazione si sacrifichi l’interesse nazionale sull’altare delle sue alleanze politiche con i nazionalisti di estrema destra del resto d’Europa. Il tema è lì: preché lui insiste nell’affrontare queste cose in mezzo al mare? Con tutte le violazioni connesse di diritti umani e diritto internazionale del mare.

Le due uniche strade per sbloccare lo stallo della Sea Watch

Cosa fa Salvini?

Salvini sta facendo i compiti che gli assegna il suo amico Orban, chi sta bloccato la riforma di Dublino già approvata da due terzi del Parlamento europeo? Gli amici di Salvini: il governo ungherese, quello polacco. Ci rendiamo conto che sono esattametne quei governi che di solidarietà all’Italia sull’accoglienza non ne vogliono dare?

Sulle politiche di asilo l’Italia manca ai tavoli dove si riscrivono le norme fondamentali. Bastava che prendessero la riforma già votata dal Parlamento europe e la sbattessero con forza sul tavolo del Consiglio a dire “partiamo da qui”. Le nazioni sono le stesse. Non è una battaglia persa in partenza.

Perché allora puntualmente lo scontro con le ong?

La guerra contro le ong è fumo negli occhi per coprire la grave mancanza di una risposta istituzionale europea. Nel dicembre 2018 votammo una proposta di visti umanitari europei. Il giorno in cui Salvini faceva il selfie con chi arrivava con i corridoi umanitari – organizzati da altri – il suo partito a Strasburgo votava contro la proposta di visti umanitari europei che serve proprio a permettere di fare questo in tutti i paesi dell’unione. Sempre facendo l’interesse del suo amico Orban.

Capitana Sea Watch Schlein | Migranti Salvini | Sea Watch 3: la nave entra a Lampedusa | LA DIRETTA VIDEO