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Calenda sta pensando di fondare un nuovo partito che si allei con il PD

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Calenda si è detto pronto a fondare un partito che si allei con il PD | “Sono iscritto al PD e lavoro con Zingaretti, ma se serve sono pronto a fondare un partito che si allei con i dem”. Lo afferma Carlo Calenda in un’intervista a La Repubblica, pubblicata sul quotidiano questa mattina.

L’ex ministro dello Sviluppo economico, reduce dall’esperienza di Siamo Europei, la lista europeista e riformista alleata con il Pd alle elezioni Europee 2019 (qui i risultati definitivi), è pronto quindi a trasformare il suo movimento in un vero e proprio soggetto politico.

Calenda, che con 272 mila preferenze nel Nord Est è risultato il candidato dem più votato alle Europee, ha sottolineato nell’intervista la necessità di dare vita a una forza di centro e liberaldemocratica, che sia in grado di mettere insieme tre grandi culture, la sinistra, il cattolicesimo democratico e il liberalismo.

L’ex ministro, però, ha anche tenuto a precisare che non ha nessuna intenzione di mettere in atto una scissione e che non ha intenzione di fare nulla contro il PD.

Sul risultato ottenuto alle Europee (il PD ha preso il 22,7 per cento), Calenda parla di “minimo sindacale”, ma aggiunge anche che era importante “dimostrare di essere vivi”.

Alla domanda su chi possa essere il leader della sinistra, Calenda risponde senza esitazioni: “Paolo Gentiloni”, aggiungendo, su Nicola Zingaretti “Con Nicola ho lavorato molto bene pur essendo molto diversi. Io però penso che Gentiloni debba fare di più. Si è speso in campagna elettorale ma ora è il momento di farsi avanti, di proporsi come leader di questa coalizione che in parte tocca a lui costruire”.

Calenda, d’altronde, è convinto che bisogna costruire al più presto la casa del centrosinistra per quando arriverà il momento di tornare al voto.

L’ex ministro, infatti, si dice convinto che “Crollerà anche Salvini quando verrà giù il castello di carte e di illusioni che ha messo in piedi. A partire dall’idea di poter spendere senza limiti, di poter fare debito liberamente e senza vincoli. Salvini è un gigante – e gigante è una parola grossa – dai piedi di argilla”.

Su una possibile futura alleanza con il Movimento 5 Stelle, invece, la risposta di Calenda è perentoria: “Assolutamente no. Perché dovrei parlare con una classe dirigente che è un disastro, che gestisce la cosa pubblica in maniera imbarazzante? Perché dovrei discutere con Di Maio che non va ai tavoli di crisi, con Toninelli Dio ce ne scampi, con la Lezzi, con la Castelli? È una classe dirigente dilettantesca e fra le peggiori che l’Italia ricordi”.