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Che cos’è la Nuova Via della Seta e perché se ne parla tanto

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Giuseppe Conte all'arrivo in Cina per il secondo forum sulla Nuova via della seta (Credits: FILIPPO ATTILI/PRESIDENZA CONSIGLIO)

AGGIORNAMENTO 26 APRILE 2019 – È in corso in Cina il secondo forum organizzato dal presidente Xi Jinping per presentare alcuni correttivi sulla Nuova via della seta, l’imponente iniziativa di investimenti in tutto il mondo fortemente voluta dal governo cinese.

Dal 25 al 29 aprile 2019, infatti, a Pechino sono attese le delegazioni di oltre 150 paesi. Per l’Italia sarà presente il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che è anche l’unico leader del G7 presente al forum.

Nel suo intervento di apertura, Xi Jinping ha parlato delle novità della Via della seta, promettendo trasparenza, lotta alla corruzione e soprattutto nessuna ricaduta negativa sul debito dei paesi beneficiari del piano di investimenti.

Ma cosa è la cosiddetta “nuova via della seta”? Lo abbiamo spiegato qui sotto:

Nuova via della seta. Quattro parole che da tempo sono al centro del dibattito pubblico internazionale e italiano. Ma di cosa si tratta? E perché se ne sta discutendo in maniera così animata?

La questione riguarda un accordo per favorire le esportazioni italiane nell’enorme mercato cinese. Accordo che farebbe entrare l’Italia nella sfera di influenza geopolitica di Pechino, allontanandola dallo storico alleato statunitense.

La Nuova Via della Seta, conosciuta anche come Belt and Road Initiative, è un memorandum di intesa per connettere Cina ed Europa, avviato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping.

Si tratta di un’iniziativa strategica commerciale dalla grandissima importanza che punta a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni commerciali globali, in particolare in Europa. La Cina punta a espandere i suoi flussi di investimenti internazionali e a fornire sbocchi commerciali per i suoi prodotti. Uno strumento di “soft power” di grande portata.

Il nome prende spunto dalla vecchia “Via della Seta”, il reticolo di oltre ottomila chilometri su cui si sviluppava il commercio tra impero cinese e impero romano.

Le vie carovaniere attraversavano l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando la Cina al Mediterraneo.

Nuova Via della Seta: le relazioni tra Cina e Italia

L’Italia guarda con grande interesse alla possibilità di lanciare le proprie merci in un mercato enorme come quello cinese.

Tra il 2000 e il 2016, l’Italia è stata uno dei maggiori destinatari nell’Unione europea, dopo Regno Unito e Germania, degli investimenti cinesi, in particolare nel triennio 2014-2016.

La Cina preme perché l’Italia abbandoni le remore avanzate da Washington e aderisca all’iniziativa.

La “pressione” cinese arriva tramite appelli provenienti dal ministero degli Esteri e dalla stampa cinese.

A gennaio 2019, durante una visita a Roma del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, la portavoce aveva chiesto all’Italia di “aumentare ulteriormente gli scambi di alto livello, consolidare la fiducia politica reciproca, approfondire la cooperazione pragmatica in aree chiave e lavorare insieme all’interno dell’iniziativa Belt and Road per portare la nostra partnership strategica complessiva a un nuovo livello”.

Il primo ministro cinese Li Keqiang si era rivolto al premier Conte nei giorni del suo insediamento, a giugno 2018, sostenendo quanto fosse importante “allineare l’iniziativa Belt and Road e la strategia di sviluppo dell’Italia, aumentare il coordinamento, rafforzare la cooperazione concreta e promuovere la partnership strategica e complessiva” tra i due paesi.

Il vicepremier Luigi Di Maio, durante una visita in Cina a settembre 2018, aveva aperto alla possibilità di una firma del memorandum, ma non prima di aver risolto questioni “dirimenti”, nell’ambito del settore aagro-alimentare, dei trasporti, sia ferroviari che su gomma, e nel campo degli investimenti greenfield.

La firma del memorandum d’intesa potrebbe essere “un’occasione per incrementare ulteriormente i rapporti tra le nostre aziende e quelle cinesi”, aveva detto lo stesso Di Maio in visita a Shanghai alcuni mesi dopo.

Il presidente cinese Xi Jinping sarà in visita in Italia dal 21 al 24 marzo.

Nuova Via della Seta: la posizione del governo italiano e le spaccature interne

L’adesione dell’Italia al memorandum ha spaccato il governo, che ha posizioni molto diverse in merito. I principali fautori di un’apertura a Oriente sono i Cinque Stelle, mentre la Lega è restia all’iniziativa.

Palazzo Chigi cerca di mediare tra i due alleati di governo e rassicurare gli “scettici”.

“Massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica”, dice la presidenza del Consiglio, sottolineando che il memorandum non costituisce un vero e proprio accordo internazionale, quanto piuttosto fissa “coordinate per la collaborazione tra Italia e Cina sulla base di criteri di trasparenza, sostenibilità finanziaria ed ambientale”.

La presidenza del Consiglio vede nella Nuova via della Sera un’opportunità per l’Italia e per la Ue nell’ambito della crescita economica.

La posizione dell’Unione europea

L’eventuale adesione dell’Italia al memorandum non è vista di buon occhio da Bruxelles. La Commissione Europea intende lanciare un richiamo formale agli Stati membri che vorrebbero cooperare con la Cina, chiedendo loro di mantenere la “piena unità” dell’Ue.

Il tema sarà al centro del dibattito del prossimo Consiglio europeo del 21 e 22 marzo.

“Nel cooperare con la Cina, tutti gli Stati membri, individualmente o all’interno di quadri di cooperazione subregionali, hanno una responsabilità di assicurare coerenza con il diritto, le regole e le politiche dell’Ue”, sostiene l’Ue.

Stati Uniti e Unione europea sostengono che l’iniziativa non sia altro che un modo per colonizzare l’Europa da parte della Cina.

Nuova Via della Seta: i paesi che hanno già firmato il memorandum Belt and Road

Tra gli ultimi paesi europei che hanno aderito al memorandum Belt and Road vi è il Portogallo e la Grecia. Prima di loro vi erano stati Ungheria, Croazia, Repubblica Ceca, Malta e Polonia.

In tutto sono 152 i paesi che hanno firmato l’intesa e comprendono paesi di Asia centrale, Asia settentrionale, Asia occidentale e i paesi e le regioni lungo l’Oceano Indiano e il Mediterraneo.