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Elezioni Bangladesh: “Al potere c’è un governo fascista, l’Italia ci aiuti a fermare questa persecuzione politica”

Il 30 dicembre nel paese si terranno le elezioni: a scontrarsi saranno il partito della premier Sheikh Hasina, l’Awami League, e il Bangladesh Nationalist Party (Bnp), che ha indetto una conferenza a Roma per chiedere all'Italia e all'Europa di intervenire per fermare le ingiustizie nel paese

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A Dacca, un uomo passa davanti ai manifesti elettorali della premier attuale Sheikh Hasina Credit: AFP

“Chiediamo al governo della Repubblica italiana e alle istituzioni Europee di intervenire per fermare la persecuzione politiche che il governo del Bangladesh sta compiendo nei confronti dei propri cittadini”. A dirlo è Dhali Nasir Uddin, segretario del partito nazionalista del Bangladesh (Bnp) in Italia davanti a una platea di giornalisti, in occasione di una conferenza stampa organizzata dal Bnp alla vigilia delle elezioni che si tengono nel paese domenica 30 dicembre 2018. 

In via della Marmora, a Roma, nel cuore del quartiere Esquilino, la comunità bengalese si è ritrovata per chiedere giustizia per i candidati di opposizione, i dissidenti, ma anche i giornalisti, gli intellettuali e i semplici cittadini presi di mira dal governo.

Negli ultimi mesi si sono susseguiti senza tregua arresti, violenze e assassini. Sangue e repressione hanno segnato il paese nell’indifferenza generale. Secondo i dati raccolti dal Bnp, sarebbero almeno 20mila le persone finite dietro le sbarre, mentre si contano oltre 430 morti per uccisioni extragiudiziali.

“Le sparizioni forzate sono diventate un fenomeno all’ordine del giorno – continuano i rappresentanti in Italia del Bnp – Inoltre, vogliamo denunciare che dal primo dicembre sono stati arrestati 25 esponenti dell’alleanza di opposizione Jatiya Oikyafront, guidata dal Bnp, mentre altri 50 hanno subito violenze mentre svolgevano attività legate alla campagna elettorale”. 

Quello che il Bnp chiede all’Italia e all’Unione europea è di intervenire in Bangladesh proprio in vista delle elezioni, che probabilmente vedranno la riconferma dell’attuale esecutivo. “Questo è un governo dittatore, fascista, illegale, per questo chiediamo il vostro intervento”. Per i rappresentanti del Bnp, il governo attuale è disposto a tutto pur di riconfermarsi al potere.

Secondo le testimonianze che arrivano dal Bangladesh, gli oppositori sono stati ripetutamente minacciati: se dovessero presentarsi alle urne, le loro case verrebbero bruciate, i loro corpi fatti sparire. Dhali Nasir Uddin durante la conferenza stampa mostra le foto delle vittime del governo. Non solo oppositori politici, le storie di giornalisti, medici, studenti e persino bambini si intrecciano per concludersi tutte con lo stesso drammatico finale. Torturati e uccisi ingiustamente per essersi opposti al governo.

Il segretario della sezione italiana del Bnp ricorda anche i nove cittadini italiani morti a Dacca nel 2016 in seguito a un attacco jihadista: “Questo governo ancora non ha fatto giustizia per le famiglie italiane di queste vittime. Non riesce nemmeno a garantire la sicurezza ai cittadini stranieri”.

Le decine di storie raccontate da Dhali Nasir Uddin sono lo specchio di un paese in cui il grado di sicurezza è pressoché inesistente. “In Bangladesh la giustizia non esiste”, continua Dhali Nasir Uddin, quasi in lacrime.

“Noi siamo cittadini italiani, perché abbiamo la cittadinanza qui. Ma chiediamo un grande aiuto alle istituzioni italiane ed europee per i 160 milioni di cittadini in Bangladesh. Siamo in difficoltà, non riusciamo nemmeno a spiegare quale sia la situazione in Bangladesh. Non abbiamo più niente, non abbiamo democrazia né sicurezza”, aggiunge Dhali Nasir Uddin con la voce rotta dalla commozione.

Quando i giornalisti scrivono e denunciano, vengono ammazzati e la stessa sorte toccherebbe ai componenti del Bnp: “Non possiamo tornare nel nostro paese, non abbiamo questa libertà. Se dovessimo tornare, ci ucciderebbero senza restituire i nostri corpi alle famiglie. La nostra unica colpa è quella di chiedere libertà e democrazia”.

Parlano di elezioni “false”, i rappresentanti del Bnp. “Se anch’io morirò, ricordate che il 28 dicembre ho detto che il giorno delle elezioni sarebbero state uccise fino a trentamila persone pur di far sì che il governo resti al potere”, aggiunge Dhali Nasir Uddin, che continua a chiedere aiuto all’Italia.

“Vi ringrazio dal profondo del cuore a nome dei 160 milioni di cittadini del Bangladesh”, conclude il segretario.

Il Bnp ha boicottato le elezioni del 2014 e continua ad accusare i membri della Lega Awami di attaccare i suoi attivisti per dissuadere i cittadini dal recarsi alle urne.

Intanto il Bangladesh ha annunciato di aver schierato 600mila uomini tra poliziotti, militari dell’esercito e agenti di altre forze di sicurezza per garantire la sicurezza di chi si recherà alle urne. “Garantiamo il massimo livello di sicurezza in base alle capacità del Paese”, ha detto alla France Presse un funzionario della commissione elettorale, Rafiqul Islam.

Secondo i sondaggi, ci si aspetta una conferma del mandato per la premier Sheikh Hasina. Come succede dall’indipendenza ottenuta dal paese nel 1971, a scontrarsi sarà l’Awami League (Al) della premier e il Bangladesh Nationalist Party (Bnp), la cui leader Khaleda Zia è in carcere per scontare una condanna a 10 anni di reclusione.

A ridosso delle elezioni, nel paese è stato registrato il forte rallentamento della connessione internet, in alcuni momenti addirittura sospesa. Anche per questo il Bnp ha addossato la colpa al governo: i siti resi inaccessibili, secondo il partito d’opposizione, sarebbero quelli più vicini al Bnp. Strategia, questa, studiata a tavolino per danneggiare il partito e scoraggiare gli elettori a votarlo.

 

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