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Brasile, Jair Bolsonaro eletto presidente con il 55% dei voti: “Cambieremo il futuro del paese”

Il candiato del Partito social liberale (Ptl) ha sconfitto Ferdinando Haddad, il candidato del Partito dei lavoratori, che si è fermato al 44,71 per cento. Tra i due quasi undici milioni di voti di differenza.

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Credit: DE SOUZA / AFP

Il Brasile cambia, e molto. Jair Bolsonaro, il candidato del Partito social liberale (Psl), è il nuovo presidente. Al secondo turno delle elezioni, che si sono tenute domenica 28 ottobre, ha ottenuto il 55,29 per cento dei voti, sconfiggendo il rivale Fernando Haddad, il candidato del Partito dei lavoratori (Pt), che si ferma al 44, 71 per cento. Tra i due quasi undici milioni di voti di differenza.

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In centinaia hanno celebrato la vittoria del presidente davanti alla sua abitazione a Rio de Janeiro, e migliaia di persone hanno festeggiato in strada nel resto del paese. A San Paolo ci sono stati scontri tra sostenitori e detrattori del presidente.

Dopo l’annuncio dei risultati, Bolsonaro è apparso sui social. “Cambieremo insieme il destino del Brasile. Vi offriremo un governo degno, che lavorerà per tutti i brasiliani, lavoreremo per trasformare il Brasile in un paese democratico”, ha detto nel suo primo commento. Nelle ultime due settimane, il socialista Haddad era cresciuto riuscendo a recuperare, ma le rivelazioni sulle intenzioni di voto di sabato 27 ottobre gli attribuivano un consenso oscillante tra il 46 per cento e il 43 per cento.

“Difenderò la Costituzione, la democrazia e la libertà”, ha detto il presidente neoeletto nel discorso sulla vittoria. “Questa non è la promessa di un partito, nè la parola di un uomo: è un giuramento davanti a Dio”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è complimentato con il vincitore delle eleizoni. “Il presidente Trump ha chiamato il presidente del Brasile, Bolsonaro, per felicitarsi con lui e con il popolo brasiliano per le elezioni”, ha detto la portavoce Sarah Sanders. “I due uomini hanno espresso il loro forte impegno per lavorare insieme per migliorare la vita degli abitanti degli Usa e del Brasile e, in quanto leader regionali, delle Americhe”.

Sono arrivate anche le parole del presidente del Venezuela Nicolas Maduro, che ha chiesto a Bolsonaro di riprendere le relazioni diplomatiche tra le due nazioni. “Il governo bolivariano coglie l’occasione per sollecitare il neo eletto presidente del Brasile per riprendere, come i paesi vicini, il percorso delle relazioni diplomatiche di rispetto, l’armonia, il progresso e l’integrazione regionale, per il benessere della nostra gente”, ha detto Maduro in una dichiarazione rilasciata dal cancelliere venezuelano, Jorge Arreaza, sul suo account Twitter.

Liberale, ex ufficiale dei paracadutisti e cantore degli anni di piombo della dittatura (1964-1985), Bolsonaro sarà alla quida della democrazia più grande del mondo. Il voto segna una svolta epocale nel paese, dove dopo tredici anni torna l’estrema destra.

Lo scorso 6 settembre, era stato accoltellato durante un comizio elettorale da un sostenitore del Pt e, da quel momento, oltre a salire nei sondaggi ha evitato il confronto diretto con gli altri candidati. Non si è presentato anche nel tradizionale faccia a faccia televisivo, che si tiene il venerdì prima delle elezioni, invocando motivi di salute. Durante la campagna elettorale, il confronto con Haddad si è concentrato soprattutto sulla rete, lo strumento di comunucazione e informazione più usato in Brasile.

Il Partito dei lavoratori aveva denunciato Bolsonaro per abuso di potere economico e uso illecito di strumenti per la comunicazione digitale. Secondo l’accusa, Bolsonaro avrebbe pagato agenzie private per diffondere messaggi di propaganda su WhatsApp. Gli uomini di Bolsonaro hanno continuato a negare e sostengono che la campagna sulla rete, che in pochi giorni era riuscita a ottenere uno spostamento di voti da un candidato all’altro nell’ordine del 20-30 per cento, è il risultato del lavoro volontario dei simpatizzanti. E sostengono che la diffusione virale di messaggi contro la sinistra è effetto dell’enorme impopolarità del Partito dei lavoratori.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato su Twitter: “Anche in Brasile i cittadini hanno mandato a casa la sinistra! Buon lavoro al Presidente Jair Messias Bolsonaro, l’amicizia fra i nostri Popoli e i nostri Governi sarà ancora più forte. E dopo anni di chiacchiere, chiederò che ci rimandino in Italia il terrorista rosso Battisti”.

Bolsonaro, durante la campagna elettorale, aveva promesso che, se fosse stato eletto presidente, una delle sue prime iniziative sarebbe stata l’estradizione di Cesare Battisti, il 63enne ex membro dei Proletari armati per il comunismo condannato in Italia per quattro omicidi e latitante da 36 anni.

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Ex militare, il candidato del partito di estrema destra Pt si è distinto in campagna elettorale per le sue posizioni provocatorie su questioni chiave come aborto, migrazione, omosessualità e porto d’armi. Ho promesso di fare uscire il paese dalla grave crisi economica che lo attraversa e cha ha portato a 13 milioni di disoccupati. E ha garantito di riportare lo Stato-continente, dove si contano circa 60mila omicidi l’anno, all’ordine e alla sicurezza.

Il suo controverso successo è interpretato come il “sintomo” delle crisi che affossano il Brasile dalla fine del regno del Partito dei lavoratori, con la destituzione nel 2016 dell’ex presidente Dilma Rousseff. In questo modo il leader populista, deputato da 27 anni, razzista, omofobo, misogine e anti-ambientalista ha saputo cavalcare l’onda dell’esasperazione del popolo brasiliano, con un programma strumentale che promette sicurezza, distruzione di un sistema fallimentare ed “epurazione dei rossi” (sinistra). Ma anche carcere o l’esilio per gli oppositori, augurando ai rivali di “marcire in prigione”.

Il ‘Trump tropicale’, come è stato definito dai mesia, ha fatto marcia indietro sull’uscita dall’accordo sul clima di Parigi, orientamento che preoccupava ambientalisti di tutto il mondo. E a sorpresa, si è impegnato a rimanere dentro, a patto che Brasilia conservi la piena sovranità sull’Amazzonia per poter realizzare il progetto di corridoio transnazionale dalle Ande all’Oceano Atlantico attraversando il polmone verde.

Bolsonaro, appoggiato dalla casta dell’esercito, è anche cantore della dittatura militare che, a suo parere, ha commesso “l’errore di torturare senza uccidere”. Nel 2016, quando i membri del Congresso avevano votato per mettere sotto accusa l’allora presidente, Dilma Rousseff, Bolsonaro aveva dedicato il suo voto contro la rappresentante del PT al defunto colonnello Alberto Brilhante Ustra, figura controversa accusata di avere torturato i prigionieri durante la dittatura.