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Cina, il governatore dello Xinjiang: “I campi per gli uiguri hanno migliorato la loro vita”

Il governo cinese ha incarcerato 1 milione di musulmani in appositi campi di rieducazione, ma i funzionari negano che i diritti della minoranza siano stati violati

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Un alto funzionario della regione cinese dello Xinjiang ha descritto i campi di concentramento creati per le minoranze musulmane come “luoghi di formazione dove i residenti ricevono formazione professionale, legale e linguistica, nonché un’educazione contro l’estremismo”.

Il governo di Pechino si è trovato al centro di numerose critiche dopo che si era diffusa la notizia della creazione di campi di internamento nella zona nord-occidentale della Cina in cui sono detenuti un milione di prigionieri musulmani.

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Il governatore dello Xinjiang, Shohrat Zakir, ha dichiarato in una recente intervista che il governo della regione “conduce le politiche di istruzione e addestramento professionale secondo la legge. Lo scopo è eliminare radicalmente il terrorismo e l’estremismo religioso ed eliminare le attività terroristiche prima che abbiano luogo”.

Zakir ha anche spiegato che i residenti dello Xinjiang che si trovano in questi “centri” imparano il mandarino e “ad accettare la scienza moderna e migliorare la loro comprensione della storia e della cultura cinesi”.

“I cittadini dello Xinjiang hanno ricevuto una formazione professionale, tra cui corsi sulla creazione di abbigliamento e calzature, montaggio di componenti elettronici, parrucchiere ed e-commerce”.

Il portavoce ha anche spiegato che “gli studenti seguono una formazione legale sulla Costituzione cinese, il codice legale e le normative locali”.

L’intervista, che illustra in dettaglio la vita quotidiana nei campi e i vari tipi di formazione professionale offerta ai cittadini, è il tentativo del governo cinese di porre fine alle critiche che Pechino continua a ricevere sul trattamento che riserva alla minoranza musulmana uighiri.

“Il partito comunista è chiaramente sulla difensiva, sta cercando di sviare le critiche internazionali” ha detto James Leopald, uno studioso della Trobe University di Melbourne.

La versione fornita ai media internazionali dagli ex detenuti dei campi nello Xinjiang sono molto diverse dalle informazioni riferite dal governatore della regione: il governo li ha costretti a trascorrere la maggior parte del loro tempo a studiare il mandarino,  a giurare fedeltà al partito comunista cinese e memorizzare canzoni patriottiche.

Gli ex detenuti hanno anche denunciato di essere stati torturati, isolati e di non aver avuto più alcun contatto con le loro famiglie.

Nella stessa intervista, Zakir ha smentito le testimonianze di chi è stato internato nei campi, affermando che “le istituzioni si preoccupano della salute mentale degli studenti e forniscono servizi di consulenza appositi”.

“Le mense nei campi preparano pasti nutrienti e tutti i dormitori sono dotati di radio, televisione e aria condizionata. Sono state costruite strutture per il basket, la pallavolo, il tennis da tavolo”.

“Molti studenti sono stati influenzati dal pensiero estremista e non hanno mai avuto alcun interesse per le arti e le attività sportive. Ora la loro vita è molto più ricca, ha conclusa Zakir.