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Libia, il generale Khalifa Haftar è pronto a marciare su Tripoli

Alcuni analisti sostengono che il maresciallo intenda dare l’assalto alla capitale prima di novembre, quando è prevista una conferenza di pace in Sicilia, organizzata dall’Italia

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Credit: AFP PHOTO / ludovic MARIN

Durante una riunione tenutasi ieri, giovedì 6 settembre, con una trentina di leader tribali, trasmessa in diretta dall’emittente televisiva libica Al Hadath, il maresciallo Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito Nazionale Libico sostenuto dal parlamento di Tobruk, la cui legittimità non è riconosciuta dalla comunità internazionale, si è detto pronto a marciare su Tripoli, in LibiaLibya news

Si tratta delle prime dichiarazioni del militare, che controlla la gran parte della Cirenaica, dall’inizio degli scontri tra milizie rivali nella capitale libica.

Il generale Haftar ha apertamente rifiutato il progetto di nuova Costituzione che dovrebbe essere ratificato dal parlamento di Tobruk entro il 10 settembre.

In diverse occasioni, il maresciallo libico ha assicurato che l’Esercito Nazionale Libico è pronto a marciare su Tripoli e che la cattura della capitale sarà “rapida”.

A tale scopo, Haftar ha rivelato di essere in contatto diretto con alcune milizie presenti nelle città di Misurata e Zentan.

Durante la diretta, il generale ha annunciato che alcune milizie presenti a Tripoli sarebbero pronte a prendere d’assalto la città. “Gli scontri degli ultimi giorni stanno cambiando la geografia della presenza delle milizie nella capitale”, ha detto il militare. “Non lasceremo cadere Tripoli, lì il popolo libico dovrà vivere in sicurezza”.

Per quanto riguarda la Costituzione, Haftar ha detto che il progetto deve essere posticipato fino a dopo le elezioni e non prima. “Altrimenti, il popolo libico rifiuterà la nuova Costituzione”.

Secondo l’emittente Radio France Internationale, alcuni analisti sostengono che il maresciallo intenda dare l’assalto alla capitale prima di novembre, quando è prevista una conferenza di pace in Sicilia, organizzata dall’Italia.

La Libia è sempre più nel caos. Nella capitale Tripoli gli scontri tra le milizie proseguono da ormai oltre una settimana e il tentativo del premier Fayez al-Sarraj, che proprio per fermare le violenze ha dichiarato lo stato di emergenza, non ha sortito effetto.

Il governo italiano ha specificato che non ci sarà alcun intervento militare in Libia, ma si impegnerà nella pacificazione del paese.

Il 4 settembre è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco a Tripoli, secondo quanto riferito da fonti delle Nazioni Unite.

Dopo la firma avvenuta martedì sera dell’accordo di cessate il fuoco mediato dalla missione delle Nazioni Unite Unsmil, la situazione risulta calma nella maggior parte dei luoghi degli scontri nel sud della capitale.

Roma vorrebbe prima raggiungere un accordo tra le parti in conflitto in Libia per poi portare il paese alle elezioni il prossimo anno, mentre la Francia spinge per organizzare le consultazioni entro il 10 dicembre.

In nove giorni di combattimenti tra le forze fedeli al governo di Tripoli e la milizia ribelle della Settima brigata si sono registrati almeno 66 morti, tra cui 21 civili, 187 feriti e 12 dispersi, mentre almeno 1.825 famiglie risultano sfollate dalla città dall’inizio degli scontri.

Ieri, la Settima Brigata ha denunciato una violazione del cessate il fuoco, dopo essere stata attaccata da una milizia, conosciuta come al-Daman, in alcuni scontri che hanno causato almeno due feriti.